I Pip costano di più e crescono di più

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taglio-spese[1]I Pip, piani previdenziali individuali sono forme di previdenza complementare di tipo assicurativo. Nonostante i costi sono i più alti in assoluto e l’adesione individuale non sempre dà titolo al contributo del datore di lavoro. Oltre all’esistenza di un’agguerrita rete di venditori di polizze, uno dei motivi del boom è che non sempre chiedono il versamento del Tfr .
Da anni la Covip utilizza, come principale parametro dell’onerosità di ciascuna forma pensionistica complementare, l’Indicatore sintetico dei costi (Isc). L’Isc esprime l’incidenza dei costi sostenuti dall’aderente per ogni anno di iscrizione, ed è calcolato secondo una metodologia uguale per tutti. In questo modo, l’aderente può effettuare comparazioni tra le diverse offerte previdenziali presenti sul mercato.
Il calcolo dell’ISC è effettuato con riferimento a una figura-tipo di aderente su diversi orizzonti temporali di partecipazione (2, 5, 10 e 35 anni). Sono presi in considerazione tutti i costi applicati, con esclusione dei costi relativi a eventuali commissioni di incentivo e a commissioni di negoziazione nonché, più in generale, di quelli che presentano carattere di eccezionalità o sono comunque collegati a eventi o situazioni non prevedibili a priori (ad esempio, le spese legali e giudiziarie).
La metodologia di calcolo è stata recentemente rivista, escludendo dal computo anche gli oneri fiscali sui rendimenti, al fine di sterilizzare possibili effetti distorsivi determinati dalla nuova disciplina fiscale. Come si sa, per effetto della Legge 190/2014 (Legge di Stabilità 2015), l’aliquota applicata annualmente sui risultati di gestione, a partire dal 2015, varia secondo l’allocazione del portafoglio di ogni singola linea di investimento.
La Covip ha pertanto richiesto il calcolo dell’ISC al lordo e non più al netto della tassazione, assicurando così la comparabilità tra i costi applicati.
Ciò è molto importante in quanto i costi possono avere un impatto rilevante sulla posizione accumulata dall’iscritto. Ad esempio, ipotizzando che su un periodo di 35 anni la pensione complementare che si può ottenere aderendo a un fondo negoziale sia pari a 5.000 euro all’anno, i costi medi più elevati dei fondi aperti e dei PIP si traducono, a parità di altre condizioni, in una prestazione finale assai inferiore e, rispettivamente, pari a circa 4.200 e 3.900 euro.
Anche osservando le tipologie di comparto, i fondi pensione negoziali restano i più convenienti nel confronto con le altre forme pensionistiche complementari.

iscSe si confrontano i valori medi dell’ISC rilevati alla fine del 2015 con quelli di fine 2007, anno nel quale il sistema della previdenza complementare iniziò a operare nell’attuale configurazione, non si osservano variazioni significative. Sia i fondi aperti sia i PIP registrano gli stessi valori medi con riferimento a periodi di partecipazione più lunghi (10 e 35 anni) e una modesta riduzione dell’onerosità nel breve termine. Per quanto riguarda i fondi negoziali, l’ISC medio del 2015 si posiziona su valori di poco inferiori a quelli del 2007 su tutti gli orizzonti temporali.
Pur continuando in media a essere più onerosi, i PIP hanno raccolto la quota maggiore di nuove adesioni a partire dal 2007. Su un totale di circa 5,4 milioni di nuovi iscritti i PIP ne hanno intercettati circa la metà. L’offerta di adesioni solo su base individuale, prive di fatto del contributo datoriale, non ha impedito loro di acquisire tanto lavoratori autonomi quanto lavoratori dipendenti. Hanno contribuito modalità di collocamento più aggressive, reti di vendita diffuse in modo capillare sul territorio e remunerate in base al volume di prodotti collocati sul mercato, grado di personalizzazione del servizio offerto, come la possibilità di non versare il Tfr. Si osserva peraltro che proprio le forme individuali si caratterizzano per il numero elevato di sospensioni dei versamenti
Per contro le forme negoziali, meno onerose, hanno raccolto nel periodo 2007/2015 circa 1,9 milioni di aderenti. Per i fondi pensione aperti, le nuove iscrizioni sono state 800.000, per la maggiore parte a seguito di adesioni individuali; non si sono invece sviluppate le adesioni collettive Infine, a fronte della maggiore onerosità riscontrata in media dalle forme previdenziali individuali, specie di tipo assicurativo, non sono emerse evidenze di una loro superiorità in termini di rendimenti ottenuti ma neppure si è
innescato quel meccanismo concorrenziale virtuoso a favore delle forme previdenziali meno costose. Questo significa che anche nelle scelte pià squisitamente economiche di convenienza, pesano altri fattori di natura psicologica.

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