Dalle obbligazioni ai “certificates”, come efficientare un asset

Scritto il alle 08:16 da [email protected]

iltfrL’indice mibtel è sceso nuovamente sotto i 17000 punti e non sembra mostrare segnali di rilalita. Le banche italiane fanno paura, specie dopo gli interventi salva banche, dopo che Bankitalia avrebbe mostrato delle falle nella sua opera di vigilanza e della Consob non ne parliamo proprio. Com’è che uno delle più solide istituzioni italiane, le banche mostrano così tanto la corda. Oggi, complici la paura della Brexit che viene comunque ingigantita oltre la sua portata reale, sono quelle che trascinano giù il listino. La causa principale, al di là delle inefficienze, degli inciuci e delle incapacità dei soggetti proposti sia all’amministrazione che alla vigilanza, è l’eccessivo prolungarsi dela crisi che ha prodotto un’entropia nel sistema bancario e minaccia di procurarne il collasso finale.
Di conseguenza gli investitori oltre a dover fronteggiare i rendimenti negativi, sono impauriti di incappare in un bail in, ritirano i soldi e creano ancora più dissesto nel settore.
Gli investitori istituzionali cercano investimenti alternativi senza dover rischiare l’osso del collo ma di chiacchiere tante e di “ciccia” poco.
Nell’attuale marasma finanziario un asset che dia rendimenti e non mette a rischio il capital return è un’impresa pressocchè folle. Investe in certificati a capitale protetto condizionato, con o senza opzione autocallable può essere alla fine un investimento prudente.
Il portafoglio prudente mira a salvaguardare il capitale puntando nel contempo a generare rendimento attraverso un’operatività moderata, ha una durata media di 24/36 mesi,
Investe in certificati a capitale protetto condizionato, con o senza opzione autocallable e in certificati a facoltà short, il target lordo del portafoglio tipo è pari al 4%.
Infatti il decreto sugli investimenti dei fondi pensione ( DM 166/2014), li facoltizza ad adottare politiche di investimento più diversificate senza oltrepassare i vincoli quantitativi stabiliti per i vari prodotti finanziari.
Questo obbliga i Fondi a dotarsi di strutture di gestione e di controllo più specialistiche ed adeguate, o quanto meno ad aggiornarsi continuamente.
Oggi non è facile né per il policy maker, né per l’industria destinataria della regolamentazione, né per chi è deputato a svolgere funzioni di controllo. Accettare un grado di rischio maggiore rispetto al passato per conseguire rendimenti soddisfacenti implica “di fare scelte dinamiche di investimento che vanno gestite e monitorate costantemente dove la necessaria libertà di azione deve essere accompagnata dalla dovuta diligenza e competenza professionale ( News letter Mefop n. 59/14). Cioè in parole povere, questa maggiore libertà non deve trasformarsi in una corsa senza briglia, né restare sempre coi i piedi impiombati per terra senza fare nulla.
. Il DM 166 definisce in maniera chiara gli strumenti finanziari come gli Oicr, i fondi alternativi, i derivati, le cui definizioni contenute nel testo unico della finanza (d.lgs. 58/1998), ha contribuito ad eliminare qualsiasi confusione interpretativa.

Pierpaolo Scandurra, esperto in materia, direttore di Certificate Journal leader del sito certificatiederivati che quest’anno raggiunge i 10 anni di attività, nel presentare gli investimenti in certificates, ha tratteggiato per linee rapide l’attuale scenario ove il Pil cresce un pochino, la deflazione non ci abbandona e quello immediatamente probabile scenario futuro dove sono compresenti il rischio della Brexit, cioè l’uscita del Regno Unito dalla Comunità Europea, la crisi greca, le instabilità del sistema bancario italiano senza dimenticare la Cina ( per sottacere le difficoltà degli altri paesi emergenti come il Brasile, la Russia e forse anche  l’India) che ora si mostra tranquilla ma domani chissà.
Ecco perché le forme di previdenza complementare devono esplorare anche questo segmento degli investimenti per vedere in che modo possano trovare un in incastro nelle future politiche di investimento.
Lo impone l’attuale scenario nel quale i tradizionali canali di investimenti sicuri, come i titoli di Stato hanno rendimenti negativi a al massimo dell1.30 % in orizzonti temporali lunghissimi, dai venti anni in su.

Va a finire che il tfr sarà più remunerativo atteso che per legge si rivaluta comunque dell’1.5% anche se l’inflazione è zero!

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1 commento Commenta
tbtcot
Scritto il 15 giugno 2016 at 15:39

Linguella che fa nel finale si demoralizza?
Non è che abbia tutti i torti…

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