I fondi inglesi vogliono rimanere con i fondi europei

Scritto il alle 08:29 da [email protected]

Ad una settimana di distanza dall’esito del referendum sull’uscita della Gran Bretagna dalla Comunità Europea, c’è stata una manifestazione popolare a Londra da parte di coloro che ne chiedevano la permanenza, quelli del “remain” per intenderci. Secondo la stampa inglese sono state circa 40.000 le persone che hanno partecipato alla manifestazione. Realisticamente saranno state la metà. Un po’ pochino per imporre un cambio di marcia. E quindi la Brexit andrà avanti con tutte le cautele, le paure e le improvvisazioni imposte dalla novità della materia. Non a caso dopo aver provocato la frittata il capo dell’Ukip, Farage ha sgombrato il campo dimettendosi, ma mantenendo il seggio in Europa e relativo stipendio di 19.000 euro al mese. I maligni hanno subito pensato a qualche scheletro nell’armadio del leader separatista, altri a qualche bicchiere di troppo bevuto perché sembra che non disdegni una buona bevuta. In realtà è impaurito. Un po’ come l’apprendista stregone che non sa più come governare le forze che ha scatenato.
Ma molti comunque sono al lavoro per osteggiare gli effetti della Brexit. Che se non fosse per le ricadute da noi, non ce ne importeremmo niente. In questo frangente siamo come quei malcapitati automobilisti che per colpa della cattiva giuda dell’altro, subiscono incolpevolmente un grave incidente stradale.
L’Associazione sulle pensioni e sul risparmio a lungo termine (The Pensions and Lifetime Savings Association – PLSA) che ancora non si capacita del risultato, ha esaminato ogni ipotesi su quello che potrebbe accadere alle pensioni complementari inglesi in un contesto non più europeo . L’ Associazione Nazionale dei Fondi pensione e di risparmio inglese,grosso modo si può paragonare all’omologa italiana Assofondipensione ma con qualche cosa in più. E’ il principale organismo del Regno Unito e rappresenta 1300 fondi pensione che forniscono le pensioni per oltre 17 milioni di persone, con più di 900 miliardi di sterline di patrimonio ed include i fondi sia a benefici definiti, che a contribuzione definita, pensioni personali, di gruppo e fondi territoriali come l’italiana Pensplan come quelli territoriali.
Dalle prime dichiarazioni essa sembra intenzionata a rimanere come membro effettivo di EuropaPensions, l’associazione comunitaria che viceversa raggruppa tutti i soggetti europei che si occupano di previdenza complementare. Per l’Italia c’è Mefop. In una dichiarazione l’ amministratore delegato del PLSA Joanne Segars ha detto che le due associazioni avevano una “fitta agenda di lavoro da fare insieme”, rimarcando che se si continua a lavorare congiuntamente si elimina il rischio per PensionsEurope di perdere la quota associativa annuale di PLSA che è considerevole. Segars, fino alla fine dello scorso anno presidente di PensionsEurope, ha osservato che la definizione del rapporto futuro del Regno Unito con l’UE avrebbe preso “alcuni anni” per essere disciplinato.”Nel frattempo”, ha detto, “continuiamo a lavorare a stretto contatto con PensionsEurope, condividere la nostra esperienza in modo da continuare a rappresentare gli interessi dei nostri rispettivi membri.” PLSA, che rappresenta gli interessi del più grande mercato delle pensioni d’Europa, non sarebbe unico membro extra -UE di PensionsEurope, ma vorrebbe uno status come l’Associazione norvegese dei fondi pensione e l’Associazione dei Fondi pensione islandese.
Queste associazioni membri a pieno titolo ed i rispettivi paesi, sono membri dello Spazio economico europeo (SEE) e soggetti alla normativa europea, come ad esempio la direttiva riveduta IORP, e Solvency II. Anche l’associazione previdenziale svizzera ASIP è membro a pieno titolo, nonostante la Svizzera non faccia parte dell’UE o del SEE. Ma in questi casi c’è un particolare di non poco conto, trattandosi di paesi che non hanno deciso di lasciare l’unione europea. Anzi, da esterni hanno voluto condividere le politiche previdenziali.

Sull’altro versante, commentando il risultato del referendum del Regno Unito, Janwillem Bouma, l’attuale presidente di PensionsEurope, ha sottolineato che il PLSA “rimane un membro importante e prezioso di PensionsEurope”. L’associazione europea dei fondi si dispiace, ma “rispetta” l’esito del voto e ha sottolineato l’importanza che il governo del Regno Unito e le istituzioni dell’Unione europea approntino un piano chiaro e un calendario per i prossimi passi in tempi ravvicinati.
VA detto che PLSA è probabilmente il più grande e stabile membro finanziario dell’ associazione di PensionsEurope, contribuendo all’equivalente a più di un decimo del suo bilancio annuale.

La sua uscita provocherebbe un deficit considerevole nel bilancio dell’associazione europea, stimabile a non meno di € 1 milione. Nel 2014, l’allora Associazione Nazionale dei fondi pensione (NAPF) ha versato quote associative per 92.392 sterline (€ 119.328) a PensionsEurope.
Al contrario, la Associazione irlandese di fondi pensione ha pagato 39.201 € in tasse di iscrizione a PensionsEurope, l a Federazione olandese dei fondi pensione Pensioni che rappresenta il secondo mercato europeo , con un patrimonio ben più di € 1TRN – rischia di dare un contributo a un livello simile a quello del PLSA.

Tuttavia, l’associazione olandese ha un numero significativamente più piccolo di fondi e di aderenti .
PensionsEurope non solo si finanzia attraverso i contributi dei soci, ma, dal 2015, ha cominciato ad organizzare degli eventi in proprio e a gestire una società di servizi di supporto ai soci.
Esponenti del partito conservatore non si sa con quanta autorevolezza suggeriscono che si dovrebbe mantenere l’ accesso al mercato unico previdenziale. Non è chiaro come questo possa essere realizzato, anche perchè un certo numero di Stati membri, in particolare la Germania, hanno sottolineato che una cosa del genere presuppone il mantenimento della libera circolazione delle persone , materia indigesta per i conservatori.

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