Nel rapporto sull’Inps non si parla dell’Inps

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La pubblicità per il part time pre pensionistico

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E’ stato pubblicato oggi il XV rapporto annuale dell’INPS. Il rapporto 2015, oltre a tracciare un bilancio di ciò che l’Istituto ha fatto negli ultimi 12 mesi, utilizza i dati INPS per capire come sta cambiando il mercato del lavoro, quale copertura assicura il nostro sistema di protezione sociale, quali sono stati gli effetti di riforme. Sul part time pre pensionistico per esempio, che ha avuto un lancio pubblicitario di notevoli dimensioni, a fronte dei 40.000 immaginati e previsti, solo 200/300 richiedenti e persone 85 domande accolte!

Nella sala della Regina alla Camera, quella che ormai sembra essere la Camera delle politiche previdenziali si è parlato di altro. Nella sua presentazione Boeri ha parlato di welfare, ha elogiato il job act, ha criticato larvatamente il prestito previdenziale, ma sui ritardi delle prestazioni, dai 7 mesi ad un anno occorrenti per avere la cassa integrazione o una pensione statate statale o delle indagini giudiziarie in corso, niente. Dell’Inps si è parlato del minimo indispensabile e chi vuole sapere qualcosa, si vada a leggere il rapporto sul sito dell’Istituto.
I temi trattati da Boeri nella sua presentazione sono tutte cose di pertinenza del governo o del ministro del lavoro. Elemento da ricordare comunque è l’avvio della “busta arancione” che apre gli occhi sul futuro previdenziale di ciascun lavoratore. Sul nuovo modello organizzativo e sul bilancio poche precisazioni.

Il ministro del lavoro Poletti non è stato da meno. Ha affrontato qualche tema incombente  di sfuggita, e quindi niente sulle politiche di rilancio dell’Istituto, sulla sua solidità finanziaria, sulla nuova governance o in campo più strettamente previdenziale di come aggiornerebbe la  Fornero, intesa come riforma pensionistica!.
C’è però da ricordare che proprio il giorno avanti la kermesse, il 6 luglio 2016, il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’Inps, il cui  esito dei lavori non si trova traccia nè sul vecchio, nè sul nuovo sito dell’Istituto decantato al presidente Boeri per la completezza delle informazioni, ha approvato la nota di variazione al bilancio dell’Istituto, già bocciata all’unanimità il 28 aprile scorso, con una novità.  Oltre ai voti contrari della Uil, storica votante negativa, ci sono affiancati  anche  quelli della Cgil che fa il suo esordio in questo senso.
Hanno votato contro perchè non ritengono  risolti i punti di sofferenza dovute alle forti criticità che emergono dal  bilancio Inps. In primo luogo l’impossibilità di conoscere il valore ed il rendimento di ciascun immobile, impedendo al Consiglio di verificare l’esatta consistenza del patrimonio immobiliare. In secondo luogo la mancata conoscenza dello stato effettivo dei crediti contributivi dell’Istituto, pari a 104 miliardi, assolutamente incoerenti con le comunicazioni di Equitalia al Parlamento circa il loro recupero.
La gestione della cassa pensione dei dipendenti degli Enti locali (Cpdel) presenta un fortissimo sbilancio destinato, senza correttivi, a diventare nei prossimi 20 anni una voragine. In terzo luogo, il fatto che si sia deciso di spostare, contrariamente alle indicazioni del Consiglio, 35 miliardi di oneri per l’assistenza sui conti della previdenza, con ciò falsando profondamente i conti delle pensioni,  fornendo dati non reali sul costo effettivo del sistema pensionistico. E in quarto luogo, per la scelta del governo di continuare ad attingere senza limiti dalla liquidità dell’Istituto, aggrava ogni anno  la funzionalità e la stabilità dell’Inps.
Dal rapporto emerge altresì, come era già stato preannunciato,  un nuovo flop quello relativo al part time agevolato. Il nuovo strumento inaugurato dal governo in aprile per permettere a chi è vicino alla pensione di concordare con l’azienda una riduzione dell’orario ha registrato solo 85 adesioni nel suo primo mese di vita. Il dato è stato reso noto dallo stesso Boeri, durante la presentazione della relazione annuale dell’istituto. Il meccanismo, regolato da un decreto del ministero del Lavoro, prevede che il lavoratore possa lavorare tra il 40 e il 60% in meno percependo in busta paga, oltre alla retribuzione per l’attività effettivamente svolta, anche una somma esente dall’Irpef pari ai contributi a carico del datore di lavoro che corrispondono alla parte di stipendio persa.
E’ un modo surrettizio per ridurre il costo del lavoro, agendo sugli orari anziché sui salari.
Altro tasto dolente, il boom dei voucher, i buoni con cui dovrebbero essere remunerate solo le prestazioni di lavoro occasionale ma che in molti casi mascherano invece lavoro nero. “Non è da oggi che sottolineiamo le patologie sottese al boom dei voucher per il lavoro accessorio. Solo poco più di un voucher su dieci corrisponde a un secondo lavoro e, in non pochi casi (in 4 casi su 10), rappresenta l’unica fonte di reddito“. Non solo: “Raramente il voucher comporta emersione di lavoro nero”, tant’è vero che  il governo  all’inizio di giugno ha varato un decreto per renderli tracciabili.
L’Istituto Nazionale Previdenza Sociale è un ente strumentale dello Stato. Per questo dall’annuale relazione del presidente ci dovevano essere puntuali indicazioni sui conti economici, sul modello organizzativo, sulla trasparenza e correttezza delle procedure, sulla sostenibilità del sistema invece cosa singolare nel XV rapporto l’analisi del sistema previdenziale – core business dell’istituto – sia relegata in un’appendice.
Riguardo il bilancio dell’Inps, l’ente manda un messaggio rassicurante, il che conferma indirettamente che tanto bene non sta,  di operare per conto dello Stato. Le sue prestazioni verranno comunque erogate, perché garantite da leggi dello Stato. Ne discende che  per lavoratori, pensionati e imprese conta  il bilancio  dello Stato italiano, non il bilancio dell’Inps. Il saldo annuale di bilancio dell’INPS riflette i trasferimenti dal bilancio dello Stato, alcuni dei quali sono effettuati a consuntivo. Si sta lavorando per procedere a compensazioni di debiti e crediti dell’istituto verso lo Stato così da migliorare anche le rappresentazioni dello  stato patrimoniale.

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