Il si della Corte al prelievo sulle pensioni d’oro può aprire al ricalcolo contributivo

Scritto il alle 09:02 da [email protected]

La sentenza non è stata ancora depositata, ma la Corte Costituzionale con un comunicato stampa del 5 luglio scorso ha reso noto di aver respinto le varie questioni di costituzionalità relative al contributo sulle pensioni di importo più elevato, che scade nel dicembre 2016, perché ne esclude la natura tributaria e ritiene che si tratti di un contributo di solidarietà interno al circuito previdenziale, giustificato in via del tutto eccezionale dalla crisi contingente e grave del sistema. La Corte ha anche ritenuto che tale contributo rispetti il principio di progressività e, pur comportando innegabilmente un sacrificio sui pensionati colpiti, sia comunque sostenibile in quanto applicato solo sulle pensioni più elevate, da 14 a oltre 30 volte superiori alle pensioni minime. Così la Suprema Corte. Non sta a me sindacare queste decisioni che sono fra l’altro insindacabili. Ma non molto tempo fa, sullo stesso argomento e sussistendo allora più di oggi una “grave crisi contingente del sistema”aveva dato un parere opposto, infatti allora era stata rilevata la natura tributaria del prelievo, in sostanza una tassa che non colpiva tutti e non era progressiva.
Se questa decisione farà contenti i populisti perché vengono colpiti i pensionati ad alto reddito, come se fossero pensioni regalate e non proporzionati ai contributi versati ed alle leggi esistenti, proprio per queste ragion i diritti acquisiti ne escono un po’ malconci. Da ora in poi di fronte ad una situazione emergenziale, possono questi diritti che una volta si dicevano “perfetti”, e quindi intangibili, ora possono essere affievoliti o semplicemente annullati. E’ come per salvare il Monte dei Paschi di Siena invece di procedere alla ricapitalizzazione del sistema, cioè ricorrendo a capitali freschi degli investitori, la banca chiedesse un contributo d solidarietà a tutti i suoi correntisti, i quali senza sapere tanto di finanza, stanno ritirando i loro depositi.
E’ probabile che da ora in poi quelli che percepiscono stipendi più alti, sapendo che la pensione non sarà correlata al 33% che versano, vorranno uscire dal sistema Inps.
In questa decisione forse avranno prevalso più le considerazioni di merito che quelle di legittimità, pur tenendo presente che il prelievo corrisponde ad uno stringato 0,2% della spesa ( 53 milioni di euro) e che non risolve il problema di una significativa riduzione di quella previdenziale. Se si vogliono conseguire risparmi più consistenti, non basta colpire le pensioni superiori ai 90.000 euro! E’ inevitabile abbassare il target, sui 3000 euro mensili, poniamo, somma già individuata informalmente dall’attuale capo del governo. In questo caso l’impatto potrebbe essere diverso.
La decisione della Corte infatti apre diversi e non piacevoli scenari. Non a caso il primo a rallegrarsene è stato il presidente dell’Inps Boeri che pensa sempre di ridurre i vitalizi ai parlamentari,  anch’esso di forte impatto mediatico, in quanto correntemente giudicati come un furto puro e semplice nonostante le modifiche e le riduzioni effettuate. Di questi cambiamenti non gliene importa niente a nessuno, né la stampa, non solo quella cosiddetta “gossippara” dice come stanno le cose e perché esistono i vitalizi. Ma non solo alla riduzione delle pensione ai parlamentari pensa Boeri, nella sua testa c’è sempre il famoso “ricalcolo”: tutte le pensioni in essere determinate con il metodo retributivo devono essere ricalcolate con il sistema contributivo, con una riduzione del 20/30 per cento di tutti gli importi e poiché i risparmi secondo le indicazioni della Corte sarebbero riversate all’interno del sistema pensionistico, il “ricalcolo” diventa piuttosto concreto.
E’ più di una boccata di ossigeno per l’esecutivo ed una via di uscita decorosa per Nannicini e Poletti alle prese con l’indigesto ed ingestibile prestito previdenziale.
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Il governo si è inventato un sofisticato marchingegno economico finanziario con finalità attuariali per consentire a coloro che hanno 63 anni di andare in pensione prima di compiere 67 anni e 7 mesi, a condizione di farsi prestare i soldi che riceverebbe. A questo punto uno si chiede a che servono i contributi versati. Con l’aggravante che questo prestito sarà gravato da interessi del 3% minimo e da una polizza assicurativa del valore medio del 30% sul prestito erogato. Si sa, i pensionati sono vecchierelli e nonostante la speranza di vita sia aumentata, siamo sempre sotto il cielo.
Il governo immemore del flop del tfr in busta paga, due anni fa e ora del part time pre pensionistico dello scorso aprile che ha raccolto solo 85 adesioni sui 40.000 previsti, si intigna a fare l’alchimista e a inventarsi soluzioni che non trovano riscontro in quello che veramente vogliono i lavoratori dipendenti.
Purtroppo l’Italia avendo fatto numerosi sforamenti di bilancio, ed altri ne dovrà fare per salvare il sistema bancario, è consapevole che la UE non consentirebbe un ulteriore aumento del disavanzo. Da qui la scelta di  far pagare l di tasca propria la  pensione a chi vuole andarsene o ha perso il lavoro verso i 63 anni. Per l’UE sarebbe una mera partita di giro con qualche affare per banche ed assicurazioni che in questo momento ne hanno proprio bisogno.
Il Governo non sa che sul prestito pensionistico sta montando un’avversione viscerale. Anche se il provvedimento è ben articolato e salvaguarda chi prende meno e chi è disoccupato, la gente semplicemente non ne vuol sapere. Come per l’anticipo del tfr e il part time anticipato, aderiranno solo i casi disperati.
Ecco che la Corte e Boeri offrono una soluzione(capestro) su un piatto d’argento.
La prima cosa che farà il governo sarà  quella della proroga per un altro triennio del pacchetto “Letta”. Questo comporterebbe l’ammissione di essere ancora in piena crisi economica, ma è la pura verità.
La seconda se il governo avesse le antenne sensibili, scansare il famoso prestito previdenziale con le risorse reperite attraverso il ricalcolo pensionistico e l’imposizione di un contributo di solidarietà sulle pensioni di 3000 euro in poi, e se avanza qualcosa si può intervenire sulle ricongiunzioni e sui 55 enni senza lavoro. Così facciamo contento anche Boeri.

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