C’era una volta il disegno di legge sulla concorrenza

Scritto il alle 08:22 da [email protected]

Varato l’anno scorso ad aprile il disegno di legge sulla concorrenza e sul mercato ancora non è arrivato in Aula al Senato. Mancherebbero ancora alcuni pareri del bilancio. Quella che sembrava un legge lampo, in realtà è diventata una legge di posizione e di logoramento. Si dice che sia dipeso dalle ostilità delle lobby perchè vengono messi in discussione troppe rendite di posizioni. Ma anche per mancanza di volontà governativa. Perchè quando ha voluto, il governo ha fatto approvare provvedimenti anche meno utili e necessari mettendo una “fiducia” al giorno. Poi si disse che lo stallo sul provvedimento era determinato dalle dimissioni della ministra dello svilupp Guidi, ma nominato Calenda al suo posto, le cose non sono per niente cambiate. Come si sa il provvedimento inopinatamente, contiene disposizioni per la previdenza complementare.
Avere un’idea, fin da quando si inizia a lavorare, di quanto sarà il tasso di sostituzione è importante per valutare se la pensione potrà garantire un tenore di vita adeguato. In questo aiuta il programma di simulazione “la mia pensione” dell’Inps.
Un giovane lavoratore dipendente che entra oggi (2016) per la prima volta nel mercato del lavoro e che andrà a riposo dopo 20 anni di contributi non prima di 67 anni di età e svariati mesi, ora sono 7, percepirà una pensione che grosso modo sarà pari alla metà del suo ultimo stipendio; se invece si tratta di un lavoratore autonomo, la sua pensione sarà pari a meno di un terzo del tuo ultimo reddito.
Se un individuo  pensa che questi importi siano sufficienti per vivere dignitosamente ed affrontare gli imprevisti, non deve fare niente, se invece pensa che non gli sarà sufficiente, deve fare qualcosa per la sua vecchiaia. Prima le vie ordinarie erano l’acquisto della casa per la propria abitazione, i buoni postati ed i bot. Oggi questi strumenti non sono più praticabili, perchè non ci sono soldi per acquistare la casa (infatti sono riprese le affittanze) e le altre forme di investimento sono negative. Nè tanpoco qualcono si azzarderebbe a comprare un titolo bancario. Ci vogliono strumenti più prudenti, più efficaci e remunerativi, come la previdenza complementare, per esempio.
Aderire alla previdenza complementare significa accantonare regolarmente una parte dei risparmi durante la vita lavorativa per ottenere una pensione che si aggiunge a quella corrisposta dagli enti di previdenza obbligatoria .
Essa rappresenta un’opportunità di risparmio a cui lo Stato riconosce agevolazioni fiscali di cui altre forme di risparmio non beneficiano. L’agevolazione vale anche nel caso che si effettuano versamenti a favore di familiari che sono fiscalmente a carico.
È importante aderire fin dall’inizio della carriera lavorativa.
Rimandare, anche di pochi anni l’inizio dei versamenti, significa ridurre l’ammontare della pensione complementare. Per rilanciarla, il disegno di legge sulla concorrenza prevede un tavolo di consultazione da costituire presso il Ministero del lavoro assieme al Ministero della economia e delle finanze,m le organizzazioni sindacali e le rappresentanze dei datori di lavoro. Lo scopo è quello di avviare un processo di riforma dei fondi pensione che avendo funzionato e continuano a funzionare bene ( o forse proprio per questo) non si vede perchè debbano essere riformati. Non convince altresì la proposta di modifica dei “Requisiti di onorabilità e di professionalità dei componenti degli organi di amministrazione e controllo e degli altri organi collegiali” già molto stringenti, se non come un mascherato tentativo, già tentato dal governo Monti, di espropriare i fondi medesimi con l’inserimento di persone di nomina governativa, un pò come fu fatto all’Inps dove si è arrivati alla soppressione totale del Consiglio d’Amministrazione per consegnare l’istituto ad un dominus indiscusso ed indiscutibile che per i poteri atribuiti diventa un contraltare del governo medesimo. La proposta di riforma non tiene conto dei risultati positivi raggiunti dalla governance dei fondi pensione negoziali, in termini di trasparenza, efficienza e efficacia, riduzione dei costi amministrativi e gestionali, cosi come ignora la relazione tra professionalità/onorabilità e rappresentanza e partecipazione attiva degli aderenti ai processi decisionali del proprio fondo negoziale.
Il disegno di legge contiene anche l’avvio di un processo di aggregazione dei fondi pensione tramite fusione, per ridurre i costi di gestione, ignorando che anche qui i bassi costi sono un elemento di forza dei fondi negoziali.
Questi invece dovranno affrontare nella gestione finanziaria (ricerca di rendimenti congrui con la finalità previdenziale, governo del rischio di investimenti in assett alternativi e necessità di cogliere le opportunità offerte dall’investimento nell’economia reale) e nella promozione delle adesioni in contesto caratterizzato da profondi cambiamenti e dalla precarizzazione del mercato del lavoro.
Lo strumento principe per avviare realmente un processo di fusione dei fondi negoziali deve passare attraverso l’autonomia delle decisioni dei fondi interessati, senza che siano imposte dall’alto,  se no tanto vale incorporare anche questi fondi nell’Inps e non se ne parla più.
Nel disegno di legge, di positivo c’è la facoltà per l’aderente che perde il requisito di partecipazione di riscattare la posizione a prescindere dalla forma di previdenza complementare alla quale è iscritto, non solo ma viene data l’opportunità di anticipare la prestazione previdenziale di 5 anni, allungabili a 10 se previsto dal regolamento del fondo, nei casi di cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo superiore a 24 mesi, anche se nulla si dice sul soggetto a cui compete la certificazione della data del pensionamento dell’aderente.

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2 commenti Commenta
tbtcot
Scritto il 13 luglio 2016 at 19:08

Carriera lavorativa.. è proprio quello il problema.. ma se i giovani non lavorano…e non hanno redditi.. come fanno??? Che versano?

mfoggia
Scritto il 8 settembre 2016 at 12:48

Salve,

sono iscritto au PIP dal 2007 per la destinazione del TFR. Ad ottobre 2015 ho cessato ogni attivitá lavorativa e mi sono trasferito all’estero (residenza e lavoro all’estero).
Ho conseguentemente sospeso definitavamente ogni contributo al PIP e comunicato anche alla compagnia del PIP.
Con questa nuova norma (una volta approvata) potró richiedere il riscatto totale del mio PIP essendo, secondo me, cessati I requisiti di partecipazione?

grazie
saluti
Massimiliano

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