Come investire con i rendimenti sottozero

Scritto il alle 08:31 da [email protected]

L’anno della ripresa si sta rivelando l’anno della catastrofe. E non solo dal punto di vista finanziario tanto per intenderci. Enumerare i numerosi elementi di instabilità è un puro esercizio retorico. Dovremmo cominciare il solito elenco: dalla crisi dei paesi emergenti, alla Brexit, alla dimenticata crisi greca, all’Italia che è sempre più inchiodata alla sua stagnazione/deflazione che nessuno vuole ammettere. Mese dopo mese, i traguardi di crescita orgogliosamente stabiliti a dicembre scorso, vengono corretti al ribasso dai dati Istat.
L’ inizio dell’anno non era stato malvagio, l’indice mibtel era salito del 20%, portandosi sul secondo gradino del podio tra le Borse europee, alle spalle dell’indice tedesco che guadagnava il 23%. Un risultato frutto di una serie di elementi dovuti ai tassi bassi, la svalutazione dell’euro e la ripresa dell’economia italiana, che sul listino milanese si era tradotto in rialzi considerevoli.
Acqua passata.
Secondo Repubblica però non c’è da disperarsi. I banchieri centrali, e in particolare l’italiano Mario Draghi presidente della Bce, hanno creato consapevolmente questa situazione paradossale proprio nella speranza di dare una scossa al comportamento della gente e degli investitori e dunque in ultima istanza all’economia. Il ragionamento è semplice. Se il denaro tenuto in banca o in titoli di Stato non rende più niente, allora qualsiasi individuo è spinto a indirizzare le proprie risorse verso attività che incidono nell’economia reale e più remunerative. Gli investitori istituzionali saranno obbligati a comprare titoli più rischiosi, bond dei paesi emergenti o le corporate bond, le obbligazioni aziendali, oppure metteranno più soldi nei mercati azionari stimolando così la produzione. Lo stesso percorso dovrebbe essere seguito dai privati, grandi e piccoli. Oppure creare nuove aziende, alimentando il circolo virtuoso della crescita economica. Insomma l’idea base, è quella di spostare in direzione di investimenti produttivi ma più rischiosi un’ingente massa di denaro che dovrebbe rimettere in moto l’economia nel suo complesso, uscendo dall’attuale “trappola della liquidità”. Così tornerebbero a crescere i prezzi dei beni e i consumi  creando quell’inflazione che le banche centrali vanno cercando disperatamente. Finora questa politica monetaria non ha prodotto neppure lontanamente i risultati sperati.

Gli investitori, i piccoli, i medi e forse anche i grandi si sono guardati bene dal credere a questo teorema col risultato di non sapere più come investire le loro risorse. La cosa è maggiormente penosa  per i piccoli risparmiatori che non sanno più come allocare i loro sudati risparmi, visto che neppure la banca “sotto casa” del proprio  paese è più affidabile.
Metterli nel materasso? E se poi l’euro collassa e ci si ritrova in mano solo carta straccia?
L’inquietudine attraversa naturalmente gli investitori istituzionali italiani che non sono investitori speculativi né sono grandi investitori, come per esempio i fondi pensione negoziali.
Il denaro liquido è, per adesso, una soluzione efficiente se si utilizzano alcuni strumenti. I rendimenti netti di numerosi conti di deposito online o vincolati sono infatti superiori all’1%. E, con un tasso di inflazione che si mantiene negativo, il valore reale del capitale può essere mantenuto o leggermente incrementato con impieghi a rischio zero.
L’altra strada è quella di investire nei fondi di debito. Il Fondo Atlante per esempio. Ma se non si delineano anche qui orientamenti chiari su come la UE intende approntare il salvataggio delle banche, nessuno osa fare il primo passo.
Recentemente sono molti quelli che si indirizzano negli investimenti sociali. Può essere una delle risposte.
In un recente convegno su “Gli investimenti a sostegno dei nuovi bisogni di welfare:

Stefania Luzi - Mefop

Stefania Luzi – Mefop

la ricerca di un equilibrio tra rendimento, rischio e responsabilità sociale” tenuto a Roma il 6 luglio 2016, Stefania Luzi di Mefop ha affermato che gli investimenti con finalità sociali rappresentano un’ opportunità per gli investitori previdenziali
Nel nostro sistema diversi investitori hanno integrato le loro politiche con questi criteri.
All’interno della macro categoria ESG ( Environmental Social and Corporate – Investimenti socialmente responsabili), inizia a farsi spazio l’impact investing anche se nel settore le esperienze sono ancora molto limitate.
Gli investimenti ad impatto sociale già effettuati in Europa riguardano il 23% dei fondi pensione; il 48% si dice pronto ad investire entro i prossimi 2 anni. I settori individuati sono il microcredito, l’housing sociale, l’energia verde. Si punta molto sul social housing e sullo svipullpo delle RSA, le residenze assistite per gli anziani. Il peerchè è ovvio. Lo Stato e le Regioni non hanno risorse da investire, la popolazione invecchia e le famiglie non sono ingrado di offrire un’assistenza continua, costante e specializzata. Senza considerare che i giovani single di oggi saranno gli anziani single di domani.
Investimenti del genere hanno ottime performance e dovrebbero essere remunerativi. Per gli investitori istituzionali è una forma di investimento da approfondire. In tempi molto urgenti.

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