Agosto, si prepara lo stress test per le pensioni

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La panchina dei pensionati del mio quartiere è vuota, gli occupanti si sono trasferiti nel vicino centro commerciale dove c’è l’aria condizionata e pure qualche tavola calda dove preparano mozzarella e pomodoro oppure insalata di riso con ottimo vino fresco dei Castelli. A prezzi più che modici. Diciamo che un pensionato d’oro non sarebbe un abituale frequentatore di questi posti.
Agosto, anche se previsto da tempo ha colto un po’ tutti di sorpresa, così la partita sulle pensioni è stata sospesa e le squadre inviate negli spogliatoi. Con un nulla di fatto. Le file del discorso saranno riprese a settembre dove già campeggia la data del 12 di settembre appunto dove si dovrebbero uscire dal vago ed entrare nel concreto. Le parti in causa avranno occasione durante le varie manifestazioni gastronomiche-politiche di fare gli stress test sulle pensioni. Sperando in una sorta diversa da quelle riservate alle banche.

Previdenza obbligatoria
Non si è stilato nessun protocollo d’intesa né delineata nessuna ipotesi di accordo. Finora si è chiacchierato a ruota libera sui vari temi in discussione.
Una decisione viene data ormai per scontata ed è quella del famoso prestito previdenziale, quel mutuo ventennale che il pensionando dovrà contrarre se vuole andare in pensione 3 anni prima. E’ palese che il gioco non vale la candela, ma tutti sembrano dire di si, anche la sinistra radicale. Landini per esempio non ha ancora preso una pubblica posizione.
Il governo è così convinto dell’accettazione di questa proposta che il ministro Poletti per indorare la pillola ha addirittura affermato che sulle pensioni flessibili metterà risorse “rilevanti” promettendo ben più dei 500-600 milioni ad oggi sicuri per l’Ape. Questo sempre ipotizzando che la situazione economica non tracolli. Il governo ha fatto altresì trapelare che la flessibilità in uscita potrà includere anche altri interventi. Come quelli per i lavori usuranti, misure per i lavoratori precoci e discontinui. Tre categorie penalizzate più di altre dalla legge Fornero.
L’ultimo incontro è servito anche a fissare una tabella di marcia definitiva. Le parti si rivedranno il 6 settembre sui temi del lavoro, il 7 sulle pensioni, per chiudere il 12 con il piano per pensionandi e pensionati. Oltre la proposta di uscita anticipata rispetto ai requisiti dalla Fornero, resa operativa dall’Ape ci dovrebbe essere un intervento di sostegno alle pensioni più basse, con la possibile concessione della “quattordicesima” anche a chi prende assegni fino a mille euro (oggi il limite è a 750) oppure aumentando il tetto della no tax area a 8.140 euro, la soglia di esenzione dall’Irpef. Non è escluso un mix delle due ipotesi.
Uno dei motivi forse per cui i sindacati non si scaldano più di tanto sul prestito pensionistico è il suo probabile flop, come vado prevedendo da tempo ed oggi sono confortato da una ben più autorevole ed analoga previsione de la voce.info.

Ai sindacati preme portare a casa la ricongiunzione gratuita, misure per i lavoratori precoci e interventi per i pensionati, sapendo che l’aggravarsi della situazione economica scatenata questa volta dal sistema bancario, non consente ampi margini di manovra.
I pensionati pagano 58,581 miliardi di Irpef (il 35% del totale Italia); i dichiaranti sono 14,799 milioni (meno dei 16,259 milioni censiti da Inps) di cui i versanti positivi sono 11,449 milioni. Il 46,1% paga un’Irpef media di circa 350 euro l’anno da imputare non tanto alla pensione quanto ad altre entrate o rendite; la no tax area è pari a 7.500 euro l’anno per i pensionati con meno di 75 anni e 7.750 per quelli da 75 in poi.
I pensionati sono stati esclusi dagli 80 euro, penalizzati dal blocco della rivalutazioni, risarciti solo in minima parte dopo la sentenza della Corte Costituzionale di un anno fa.
Un sostegno secondo Repubblica potrebbe venire da Confindustria. Dal 2017 scompare l’istituto della mobilità finanziato da un contributo dello 0,30% . Un’idea sarebbe quella di farlo confluire nell’Ape, aiutando almeno una delle tre categorie interessate al prestito per anticipare la pensione di tre anni. Queste risorse possono avere una destinazione previdenziale solo mediante un accordo di Confindustria e sindacati perché non sono nella disponibilità del governo. Se ci fosse accordo, le risorse per l’Ape raddoppierebbero. Perché lo 0,30% vale altri 600 milioni.
Le altre misure di cui si è parlato sono l’estensione della cosiddetta 14 istituita dal secondo governo Prodi “a poche settimane dal referendum: un milione e mezzo di pensionati in più con 400 euro extra in media all’anno” Sottolinea sempre Repubblica. Costo: 600 milioni. Poi c’è il bonus ai precoci (4-6 mesi di contributi regalati per ogni anno lavorato da minorenni) e le ricongiunzioni gratuite per chi ha versato ad enti previdenziali diversi. Per gli usuranti si prospetta il congelamento dell’aspettativa di vita nel calcolo della pensione degli usuranti.

Previdenza complementare
Anche in questo campo risultati zero. L’unico punto a favore ( del Governo) era stato l’impegno secondo me teorico strappato alle Casse pensioni dei professionisti per finanziare il Fondo salva banche Atlante 2 con l’esborso di mezzo miliardo di euro. Già molte Casse si stavano sfilando, altre non hanno preso posizione lasciando che il tempo lavori in loro favore. Ieri il presidente dell’Adepp, l’Associazione delle Casse pensioni dei professionisti, ha ufficialmente rifiutato le avances, lasciando alle Casse la facoltà di aderirvi individualmente.
Sul resto, si rimane nel vago, come la ventilata riduzione dell’aliquota contributiva sui rendimenti finanziari elevata nel 2014 dall’11% al 20% per i fondi pensione ed al 26% per le casse da cui si vuole il sostegno per Atlante 2.
Il disegno di legge sulla concorrenza ristagna ancora nelle Commissioni parlamentari del Senato e le misure in esso contenute sulla previdenza come il riscatto e la portabilità, chissà quando vedranno la luce.
Insomma un panorama pietoso di cui non varrebbe neppure la pensa di parlare.

Vedremo a settembre come butta, perché l’imminenza del referendum può spingere ad allargare i cordoni della borsa, tranne poi a seconda dei casi a rimangiarsi tutto, perché la legge di stabilità 2017 che dovrebbe contenere queste misure diventerà definitiva solo verso la fine dell’anno.

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