In vacanza grazie al sistema di welfare

Scritto il alle 08:57 da [email protected]
sogni di mezz'estate

sogni di mezz’estate

Ormai siamo vicini al mitico ferragosto, il punto più alto dell’estate che dal giorno successivo comincia a declinare. Anche se non ci sarebbero tanti buoni motivi, in Italia ed in genere in tutti i paesi a sviluppo avanzato la gente va in vacanza.
La crisi economia, il problema di una giusta e razionale gestione degli immigrati, la guerra in medio oriente eccetera non impediscono ai più di interrompere, per un periodo più o meno prolungato il proprio lavoro, rigenerare il fisico e riprendere con accresciuta energia la ripresa delle attività in autunno.
Ciò è possibile per il sistema di welfare che si è sviluppato in quasi tutto il mondo. Ai più il diritto alle ferie può sembrare una cosa  scontata ed acquisita. Molti sono quelli che passano gran parte del tempo a vedere quanti giorni di ferie si è maturati, a programmarle calendario alla mano per sfruttare alla meglio gli  eventuali “ponti”. Altrettanti ignorano le discussioni che si fecero:  i giorni di ferie avrebbero arrestato o diminuito la produzione e corrispondendo anche il salario, tutto si sarebbe tradotto in un aumento del costo del lavoro rendendo poco competitive le imprese.

In realtà le vacanze estive, retribuite, sono una conquista recente. Prima si riposava la domenica e nelle altre festività nazionali o religiose. Il concetto di non lavoro che dà il diritto comunque ad essere pagato e che il periodo corrispondente è utile ai fini della pensione è il frutto di un’evoluzione solidaristica che ha come punto più alto il sistema pensionistico-previdenziale. Esso interviene non solo per le vacanze, ma in maniera sostanziale per assicurare mezzi di sopravvivenza adeguati quando si è impossibilitati a lavorare per vecchiaia o malattia.
Infatti il problema non si pose prioritariamente per le vacanze, ma sulla sopravvenuta incapacità degli esseri umani a lavorare. Se  riflettiamo un poco per capire la portata del sistema di protezione sociale che abbiamo creato e che pezzettino dopo pezzettino si cerca di distruggere, l’uomo è l’unico animale che va in ferie ed in pensione. Gli altri devono sempre cacciare fino a quando sono in grado di farlo. Nei documentari televisivi vediamo sempre i genitori degli uccelli, dei leoni, degli elefanti eccetera che alimentano i propri cuccioli, ma non i figli che portano il cibo ai padri.
Prima delle nascita delle prime forme di assicurazione sociale, era la carità pubblica che vi provvedeva, con le opere di misericordia e gli ospizi. Una carità non omogenea, né sufficiente, né per tutti. I più fortunati erano quelli accuditi nella vecchia famiglia patriarcale oppure erano stati così previdente da mettere da parte dei risparmi. Infatti atavicamente, la prima cosa cui si pensava era l’acquisto della casa per la vecchiaia. Assicurato un tetto tutto è più facile.
Attualmente quello della pensione è un diritto costituzionalizzato nell’art 38 che mi sembra non sarà cancellato, anche se nei fatti, la cosiddetta costituzione materiale, viene profondamente cambiato come interpretazione.
La Costituzione dice che è un compito dello Stato:
I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.”
Oggi confermando in pieno il secondo comma dell’art.38 si interpreta che per assicurare “mezzi adeguati” non significa che lo Stato provvede in tutto e per tutto. Ognuno può aggiungere qualcosa di suo.
Da qui la previdenza complementare che ora è ritenuta parte integrante dell’art. 38 citato.
D’altra parte le vicissitudini di questi giorni sulla modifica della legge Fornero, a parte il discutibile legame che si vuole inserire, fra esito referendario e aumento delle pensioni, rimarcano in maniera palpabile la complessità del problema in un contesto di risorse limitatissime. L’anno scorso su approvata una legge di stabilità sul “debito” confidando che nel corrente anno coi sarebbe stata una crescita quai del 2% in maniera tale da assorbire il disavanzo e con il resto aumentare le pensioni e diminuire l’irpef.
Purtroppo non è così e se da un lato il rendimento negativo dei titoli di Stato abbatte il debito pubblico, questo crea dei problemi ai fondi pensione che in questi titoli investivano massicciamente e ora sono alla ricerca di investimenti altrettanto remunerativi e solidi.
Intanto godiamoci comunque le vacanze e buon ferragosto.

io

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1 commento Commenta
draziz
Scritto il 13 agosto 2016 at 13:21

Sempre ben scritto ed argomentato.
Ci si pone in tanti le fatidiche domande: “come facciamo a continuare a mantenere standard di vita che appartengono al passato”?
“Il collasso del sistema non è anche colpa di un eccesso di costi e autogratificazioni forse non sempre in linea con le possibilitá”?
Tante domande, ma nessuno risponde…
Nessuno è disposto a rinunciare a niente…
Con un mercato del lavoro così malmesso, con una deflazione ed un crollo dei consumi che difficilmente invertiranno la rotta prima di 10anni, con un’immigrazione che produce maggiori oneri e rarefa le possibilitá, chi è convinto di prendere la pensione e di pagarsi le ferie in futuro?
Ahhh…sì…le luci in fondo al tunnel…
Probabile che finiscano per passare la marijuana…

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