L’arresto del Pil blocca la riforma delle pensioni

Scritto il alle 08:38 da [email protected]

Il ministro Poletti chiudendo la prima fase di discussione sulle pensioni e prima che venissero resi noti i dati dell’Istat che certificavano un imprevisto (per il governo) blocco della crescita si sbilanciò col promettere risorse ingenti da destinare alla riforma.
Probabilmente ora non sarà più così e tutto lo scenario immaginato dall’esecutivo deve essere ripensato. Ora Renzi va all’incontro di oggi con Hollande e la Merkel a Ventotene con il cappello in mano per la seconda volta a chiedere misericordia e sforamento dei conti. Dall’incontro usciranno le solite promesse generiche che metterà non poco in imbarazzo il governo. Si  troverà davanti ad un bel dilemma avendo prospettato una finanziaria che assieme alla riforma delle pensioni, univa lo sgravio irpef. Probabilmente se non si fosse abolito l’Imu, o rimodulata in forma diversa, ora non saremmo a questo punto. Perché l’abolizione dell’Imu è stata fatta su un ennesimo azzardo e cioè che la ripresa ci sarebbe stata e molto consistente.
Già sulla proposta di riforma delle pensioni non si erano sentiti gli applausi che forse si aspettavano e il prestito previdenziale per favorire l’uscita anticipata almeno 3 anni prima dell’età prevista dalla legge Fornero, invece di essere apprezzato come l’uovo di Colombo, le perplessità ed i malumori dei sindacati, anche se non apertis verbis, erano stati consistenti..
Così, fatto regredire prudentemente il prestito previdenziale sullo sfondo così come pure l’operazione Rita che dovrebbe coinvolgere la previdenza complementare sempre per favorire l’uscita anticipata per i soli iscritti ai fondi pensione, si è discusso di tutto, dalle le ricongiunzioni gratis ai lavoratori precoci – chi ha cominciato a lavorare dall’età di 14 anni all’estensione della cosiddetta 14ª mensilità introdotte dal governo Prodi ad una fascia più ampia di pensionati, all’aumento della no tax area e anche il bonus degli 80 euro.
Insomma una bengodi.Sul tema è intervenuto anche il neo presidente della Confindustria Boccia. Parlando al Meeting di Rimini ha affermato «Dobbiamo includere i giovani in questo mondo in cui sono sempre più esclusi. Dobbiamo creare ricchezza per avere un paese più uguale e più solidale, anche tra le generazioni». Affermazioni condivisibili al massimo perchè al massimo della genericità. Non c’è nessuna indicazione sul come e da dove si devono prendere le risorse necessarie e nessun riferimento alla trattativa in corso..
Tutto questo si dovrebbe poi tradurre nella prossima legge di stabilità.
Ancora non si sa se a questa legge si arriverà o meno con l’accordo  di tutte o di alcune delle organizzazioni sindacali e dei datori di lavoro coinvolti. Cioè non si sa ancora se
la trattativa, chiamiamola così,  si concluderà con un classico accordo sindacale come avvenne quando era ministro del lavoro Cesare Damiano. Infatti il 23 luglio 2007 fu raggiunto un accordo sul Welfare fra governo e parti sociali che, sottoposto all’approvazione dei lavoratori (81% favorevoli), fu recepito pari pari in un disegno di legge del governo. Certo erano altri tempi. Probabilmente l’esecutivo terrà conto di quanto emerso dalle discussioni per poi procedere autonomamente. Ma tutto avverrà in uno scenario dai contorni indefiniti che si si trascinerà fino al referendum perché i lavoratori sono circa 23 milioni ed i pensionati 17. Quest’ultimi poi sono i più affezionati alle urne. Per cui fino allo svolgimento referendario le proposte saranno sempre più schioppettanti ed irrealistiche.Tanto poi il testo definitivo della legge di stabilità si vota entro il mese di dicembre.

Tranne imprevisti, la strada obbligata è quella di un’ operazione in due tempi: Nel primo si procederà con l’uscita flessibile mediante il prestito previdenziale che cosa poco, 600 milioni di euro, il resto, due miliardi ce li (ri)mettono di tasca propria gli aspiranti pensionati magari con qualche concessione per chi pensionato lo è già e va a votare. Per costoro è probabile un mix fra l’ampliamento della no tax area e gli 80 € diluito nel tempo.
Il resto ricongiunzione gratis e compagnia cantando verrà spostato alla legge di stabilità 2018.
Nel frattempo il governo pensa a come trovare risorse per i pensionati per non aggravare le uscite di cassa.
Secondo indiscrezioni palazzo Chigi penserebbe a rastrellare qualcosa da coloro che hanno un reddito superiore ai 100.000 € : In base alla legge Dini (art 2 c 18 L.335/95) i contributi previdenziali si pagano sino alla retribuzione annua di 100.304 euro, sugli importi eccedenti i percettori sono esentati dal pagamento contributivo. Costoro avranno la pensione rapportata a 100 mila euro e se vogliono incrementarla possono solo devolvere il surplus alla previdenza complementare. Ora il governo cambiando un pò questo paletto,  pensa di istituire il solito contributo di solidarietà. Che sarebbe comunque una tassa. Naturalmente ci riferiamo a coloro che hanno cominciato a lavorare dal 1996 e che sono totalmente nel sistema contributivo.
L’altro punto di aggressione, ma nessuno ha il coraggio di esplicitarlo,  è quello
relativo alla revisione dei criteri per la concessione della pensione di riversibilità resa ancora più urgente della recente sentenza della Corte Costituzionale in merito alle discriminazione tra coniugi.
Probabilmente la riforma terrà conto dell’età dei beneficiario al momento del verificarsi dell’evento.

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