Protezione civile: un welfare che ha resistito alla privatizzazione

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Di fronte alla immensa sciagura che ha nuovamente colpito l’Italia per lo scatenarsi di forze naturali amplificate dall’incuria umana, qual’è stato il terremoto che ha colpito l’Italia centrale ed in particolare i Comuni di Amatrice, Accumoli, Pescara del Tronto e le loro innumerevoli frazioni, nel dolore e nella costernazione si rimane colpiti dalla gara di solidiarietà spontaneamente partita in tutta Italia da parte di tutti, in primis dalla Protezione Civile, i Vigili del Fuoco, le Forze del comparto Sicurezza, Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Guardia Forestale, dalle Organizzazioni di Volontariato e dai semplici cittadini. Senza dimenticare i vigili urbani,  il personale dei Comuni, nonchè le operarici e gli operatori, medici, infermieri, tecnici, sanitari dei territori devastati. Un concorso corale.
Sono già partite le varie raccolte di fondi cui tutti già stanno rispondendo con slancio, buttandosi dietro le spalle cattivi retropensieri quanto meno di sperpero, alimentati da precedenti esperienze.
Per un attimo dimentichiamo contrapposizioni e polemiche e prendiamo atto che questa è una faccia positiva del nostro paese. Abbiamo le migliori persone del mondo ed anche, una delle migliori, se non la migliore Protezione Civile.
E meno male, se si può usare in questo contesto, questa espressione, perchè lo scenario futuro dei terremotati poteva esseree ancora più triste.

Non poco tempo fa, pochi lo ricordano, fu sventato l’ennesimo tentativo di privatizzazione di un altro pezzo del welfare italiano come si sta facendo con la sanità e la previdenza. Tentativo che se fosse passato, al danno avrebbe unito la beffa.
Infatti l’articolo 2 del decreto legge 15 maggio 2012, n. 59 dell’allora Governo Monti, prevedeva la “Copertura assicurativa su base volontaria contro i rischi di danni derivanti da calamità naturali“.
Il D.L. al comma uno così recitava:

“1. Al fine di consentire l’avvio di un regime assicurativo per la copertura dei rischi derivanti da calamita’ naturali sui fabbricati, a qualunque uso destinati, ed al fine di garantire adeguati, tempestivi ed uniformi livelli di soddisfacimento delle esigenze di riparazione e ricostruzione di beni immobili privati destinati ad uso abitativo, danneggiati o distrutti da calamita’ naturali, possono essere estese ai rischi derivanti da calamita’ naturali le polizze assicurative contro qualsiasi tipo di danno a fabbricati di proprieta’ di privati. Per favorire altresi’ la diffusione di apposite coperture assicurative contro i rischi di danni derivanti da calamita’ naturali, i premi relativi all’assicurazione per danni, per la quota relativa alle calamita’ naturali, ovvero relativi a contratti di assicurazione appositamente stipulati a copertura dei rischi di danni diretti da calamita’ naturali ai fabbricati di proprieta’ di privati a qualunque uso destinati, sono disciplinati con il regolamento di cui al comma 2.
2. Con regolamento emanato ……anche sulla base dei seguenti criteri:
a) estensione della copertura assicurativa del rischio calamita’ naturali nelle polizze che garantiscono i fabbricati privati contro qualsiasi danno;
b) esclusione, anche parziale, dell’intervento statale per i danni subiti da fabbricati;
……….”
Fortunatamente il Parlamento, nel convertire il decreto, con la legge di conversione n. 100/2012, ebbe la bontà e la lungimiranza di cancellare completamente  questo famigerato articolo 2, così il premier ha potuto stanziare immediatamente i primi 50 milioni di euro, cosa, che se il decreto fosse passato nella versione originale, probabilmente non avrebbe potuto fare. Tutto sarebbe stato affidato alla carità privata, che è immensa, ma sicuramente insufficiente.
Se lo scopo del provvedimento era quello di risparmiare risorse a carico dello Stato, non esiste che una sola via, quella della prevenzione. Prevenzione puntualmente  affermata   all’indomani del verificarsi delle calamità naturali , di cui ci si dimentica la settimana successiva presi da altre incombenze. Senza andare a citare per l’ennesima volta il Giappone, paese che come noi convive con i terremoti, questa volta cerchiamo di fare qualcosa di concreto ed immediato.

Camillo Linguella.

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