Come e quando riscattare la propria posizione Individuale

Scritto il alle 08:41 da [email protected]

fondo pensione sicuroLa strada per arrivare ad una pensione equa e sostenibile nonché adeguata è sempre più difficoltosa, ma anche perigliosa. Gli aggettivi utilizzati sono precisi nell’individuare le caratteristiche di una pensione degna di un paese civile e correttamente amministrato. Ma oggi questi requisiti sono contrapposti. Equità vuol dire una pensione giusta, sostenibile significa la capacità dello Stato di pagarla anche per un futuro molto lontano, adeguata, in grado di far mantenere al pensionato un tenore di vita che lo libera dai bisogni economici.
Le finanze pubbliche costringono i governanti a puntare essenzialmente sulla sostenibilità a scapito dell’equità e dell’adeguatezza.
Lo dimostra la partita ancora aperta sulla riforma delle pensioni di cui non si sa come andrà a finire (male). Attualmente l’unica scappatoia per una vecchiaia non da fame, è costituita dalla previdenza complementare
Uno degli ostacoli che ne frena l’adesione è la sua irreversibilità, oltre alla paura di perdere il tfr. Una volta aderito ad un fondo pensione chiuso o aperto oppure ad un piano pensionistico individuale, non si può più cambiare idea. Sembra essere incapsulati in una gabbia di ferro. Ma non è così. L’irreversibilità è per impedire che un lavoratore entra ed esca dal sistema impedendo una corretta programmazione degli asset collettivi e di quelli individuali.
Però la previdenza complementare ha un sistema norme in favore degli aderenti. Se prima del pensionamento si verificano eventi imprevisti, si può uscire e come con la restituzione del capitale accumulato rivalutato. Si può tecnicamente effettuare quello che tecnicamente si chiama “riscatto” della propria posizione.

L’aderente ad una forma di previdenza complementare che prima del pensionamento perde i requisiti di partecipazione, in alternativa al trasferimento della posizione ad un’altra forma pensionistica, può:

• chiedere, se si verificano determinate condizioni, il riscatto, vale a dire la restituzione della posizione individuale accumulata;

• mantenere la posizione individuale accantonata presso il fondo, sospendendo il versamento della contribuzione.

Il riscatto può essere parziale o totale e può essere chiesto nei seguenti casi e misure:

riscatto parziale (fino al 50% della posizione maturata) nel caso in cui il periodo di disoccupazione conseguente alla cessazione dell’attività lavorativa sia compreso tra 12 e 48 mesi o in caso di ricorso da parte del datore di lavoro a procedure di mobilità, cassa integrazione guadagni ordinaria o straordinaria.

riscatto totale nel caso in cui il periodo di disoccupazione conseguente alla cessazione dell’attività lavorativa sia superiore a 48 mesi o nel caso di invalidità permanente che comporti la riduzione della capacità di lavoro a meno di un terzo.

Nell’ipotesi di decesso dell’aderente in costanza di attività lavorativa (cioè, prima del pensionamento), l’intera posizione maturata è versata agli eredi o alle altre persone indicate dall’iscritto. In mancanza di tali soggetti, la posizione viene assorbita dal fondo o, se si tratta di forme pensionistiche individuali, deve essere devoluta a finalità sociali secondo modalità stabilite con Decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale.

Riscatto individuale in caso di cessione di un ramo d’azienda

Quando avviene la cessione di un ramo d’azienda che ha i suoi dipendenti iscritti ad un Fondo pensione, ci può essere la sottoscrizione di un accordo collettivo che stabilisce la continuità di iscrizione al fondo pensione originario, sempre che questi vogliono consentire al mantenimento dell’iscrizione anche se il nuovo datore di lavoro non è compreso nella categoria generale del Fondo Pensione. In questo caso la Covip è del parere che la posizione individuale non può essere riscattata perché non ritiene realizzata una “perdita dei requisiti di partecipazione” e non possono attivarsi quelle clausole statutarie che, a fronte di detta perdita, consentono, tra l’altro, il trasferimento e il riscatto. Per stabilire che c’è stata la perdita dei requisiti di partecipazione vanno esaminati non soltanto i profili formali (coincidenza o meno del fondo originario con quello di riferimento della nuova azienda per tutti i suoi lavoratori) ma specialmente quelli di carattere sostanziale (mantenimento o meno delle condizioni di partecipazione dell’iscritto, anche e soprattutto sotto il profilo dei flussi contributivi, al fondo di originario). Da un punto di vista sostanziale poi, non cambia nulla per i soggetti iscritti che possono proseguire senza soluzione di continuità la propria partecipazione al Fondo di appartenenza.

Con gli Orientamenti del marzo 2012, la Commissione di Vigilanza, in riferimento all’ipotesi di riscatto per perdita dei requisiti di partecipazione, ha ammesso che i fondi pensione possano prevedere l’opzione per il riscatto parziale della posizione individuale, mediante specifica disposizione da inserire nello Statuto o Regolamento. Ciò può realizzarsi con una norma volta a consentire la facoltà di riscattare fino all’intera posizione oppure con l’individuazione di una o più percentuali, da contenere in un numero limitato di opzioni, volte a determinare la quota di posizione individuale riscattabile parzialmente.
Il riscatto per invalidità permanente spetta ogni qualvolta si verifica una situazione di minorazione fisica o mentale tale da ridurre la capacità di lavoro a meno di un terzo, a prescindere dal fatto che il soggetto cessi o meno dallo svolgimento dell’attività lavorativa. Poiché il riscatto comporta l’uscita dal sistema di previdenza complementare, in caso di successiva adesione, il rapporto partecipativo comincia nuovamente a decorrere dalla data di ultima iscrizione, con particolare effetto sulle prerogative legate all’anzianità di iscrizione. Se il riscatto della posizione è chiesto per la cassa integrazione guadagni, la Covip ha affermato che, in linea con la previsione in materia di riscatto per inoccupazione, il periodo di 12 mesi di cassa integrazione a zero ore deve essere continuativo, non reputandosi ammissibile il cumulo di più periodi di cassa integrazione inferiori a un anno. La Commissione di Vigilanza ha, poi, rilevato che per il riscatto dovuto per mobilità, la relativa norma non prevede alcuna durata, fissando il termine (da 12 a 48 mesi) solo per il caso di inoccupazione. Ha quindi precisato che la sottoposizione alla procedura di mobilità fa sorgere il diritto di chiedere il riscatto della posizione individuale, nella misura del 50 per cento, a prescindere dalla durata della stessa. In ultimo, considerato che la mobilità presuppone il licenziamento del lavoratore, ha precisato altresì che il lavoratore licenziato e posto in mobilità può legittimamente chiedere il riscatto parziale fiscalmente agevolato, sia il riscatto totale.
Gli esodati possono riscattare; la Covip ha chiarito che anche i “prepensionati” della legge 92/2012 (Fornero) ex art. 4, possono riscattare, sempre che non abbiano già maturato il diritto a pensione; il riscatto può essere parziale, ovvero totale purché si sia in presenza di un’avvenuta cessazione del rapporto di lavoro che far venir meno i requisiti di partecipazione al fondo .

Aspetti fiscali

Per riscatti per morte la ritenuta è pari al 15% con riduzione di 0,30 punti per ogni anno successivo al 15°di partecipazione alla forma complementare; per riscatti per cause diverse l’aliquota è del 23%.

Per i pubblici dipendenti quando il riscatto non è dipendente dalla volontà del lavoratore né del datore di lavoro si ha diritto alla tassazione separata. Diversamente si applica quella  ordinaria,  al netto di quanto già tassato.

In ultimo si rammenta che il riscatto totale della posizione non può essere fatto nel quinquennio precedente la maturazione della pensione complementari.

I soggetti vicini al pensionamento e in possesso dei requisiti per esercitare il riscatto integrale della posizione, il legislatore ha scelto di privilegiare la corresponsione della prestazione pensionistica, la cui erogazione in capitale soggiace a precisi limiti quantitativi, cioè fino al 50% della posizione, mentre con il riscatto riscuoterebbe tutto. Quindi la maturazione del diritto alla pensione complementare esclude la facoltà di riscatto.

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