L’adesione per via contrattuale

Scritto il alle 08:59 da [email protected]

Alcuni fondi pensione italiani hanno scelto la via contrattuale di iscrizione automatica, ritenendola una  risposta giusta al problema della bassa adesione.
Il sistema dei fondi pensione del secondo pilastro italiano sta crescendo sia come numero di  iscritti che  come entità patrimoniale ad un ritmo soddisfacente, registrando  a fine 2015, secondo la COVIP, 7.200.000 circa lavoratori iscritti. Tale cifra rappresenta una crescita annua del 12,1%. Il patrimonio totale ha raggiunto la somma  di 140 milioni di euro, con un incremento del 7,1%.
C’è da dire che questo aumento è dovuto al fatto che i dipendenti in alcuni settori vengono  automaticamente iscritti a fondi pensione  in attuazione di specifiche norme inserite nei  nuovi contratti collettivi di lavoro. Di conseguenza le adesione sono cresciute  notevolmente, ma non la massa monetaria perché vi contribuiscono solo i datori di lavoro e non c’è l’apporto del tfr dei dipendenti.
Questa modalità di adesione, secondo Carlo Svaluto Moreolo di Ipe.com, crea  tensioni tra i sostenitori dei diversi modelli di risparmio previdenziale. Secondo alcuni i lavoratori così iscritti possono valutare la bontà del sistema e aderirvi pienamente. Altri sostengono che si alimenta una crescita drogata che non sfocia in adesioni complete.

Inoltre il totale delle risorse detenute dai fondi pensione  in Italia sono piccole rispetto agli altri paesi europei. Gli iscritti rappresentano solo il 28% della popolazione attiva in Italia, che si attesta a oltre  25 milioni e mezzo alla fine del periodo, secondo l’Istituto Nazionale di Statistica (Istat). La percentuale più bassa di adesioni si registra nel pubblico impiego, con un tasso che sfiora l’1%.

Gli altri due terzi della popolazione attiva sono privi di un piano pensionistico complementare. A fronte delle difficoltà della previdenza pubblica e gli aumenti considerevoli previsti per l’età pensionabile, le cui misure in discussione per scongiurarle, penso all’Ape, anticipo pensionistico, sono risibili ( nel senso che fanno ridere),  l’Italia si trova ad affrontare una sfida più grande rispetto agli altri paesi europei, se si esclude la Grecia.

In assenza di un intervento forte dello Stato di rilancio, i singoli fondi pensione hanno cominciato ad  adottare  delle soluzioni in parte estemporanee,  per affrontare questa bassa copertura. Un certo numero di Fondi negoziali  di categoria, istituiti tramite accordi collettivi di lavoro, hanno cominciato a mettere in atto  forme di iscrizioni automatiche.

Questo potrebbe rivelarsi un punto di svolta. Il tasso di crescita associativa 12,1% registrato per il 2015 è riuscita ad invertire una tendenza alla diminuzione manifestata negli anni precedenti:  – 4,8% per il 2014, del 6,8% per il 2013 e 5,4% per il 2012.

Finora, tre i fondi che  hanno implementato la registrazione automatica:
Fondapi, il fondo pensione per i dipendenti delle piccole e medie imprese (PMI);
Cooperlavoro, il fondo pensione per i lavoratori delle Cooperative;
Prevedi, il fondo pensione per i lavoratori edili.

Naturalmente, le parti sociali hanno scelto una forma ‘soft’ di iscrizione automatica, sulla base dei contributi del datore di lavoro. In altre parole, i dipendenti sono iscritti ai fondi pensione, ma non sono tenuti a versare il loro contributo né il trattamento di fine rapporto maturando. Vi contribuiscono solo i datori di lavoro. Essendo un costo contrattuale è una specie di risparmio forzoso, in quanto il contributo datoriale invece di essere versato in busta paga, è dirottato ai fondi.

Si è pensato che questo tipo di iscrizione fosse l’unico, al momento,  per accelerare lo sviluppo del sistema di previdenza complementare in Italia. Gli italiani mostrano una propensione al risparmio, come dimostra la forte crescita dei flussi verso i fondi comuni di investimento. Ma, c’è poca consapevolezza dei vantaggi di risparmio nella previdenza complementare
Questi vantaggi comprendono il trattamento fiscale, che è migliore rispetto ai fondi comuni di investimento, così come i rendimenti finanziari e dei benefici della contrattazione collettiva.
Per i nuovi assunti il problema si pone meno perchè la legge stabilisce entro 6 mesi possono scegliere se il loro TFR (trattamento di fine rapporto, deve essere tenuto in azienda o trasferito  alla previdenza integrativa.
Il ruolo del TFR è cruciale. Il contributo TFR viene pagato dai datori di lavoro e corrisponde a 6,91% dello stipendio imponibile. Il valore del TFR di ciascun dipendente viene poi rivalutato annualmente di 1,75% fisso più di tre quarti del tasso di inflazione. La somma viene consegnato ai dipendenti alla cessazione del rapporto di lavoro come una somma una tantum, e tassato tra il 24% e il 43% in base al suo ammontare  e l’anzianità del dipendente.
La contribuzione dei datori  di lavoro ai  nuovi iscritti di Prevedi, varia da € 8 a € 20 al mese. Lo sforzo  ora è quello di trasformare i partecipanti «contrattuale», in aderenti “ pieni “a pieno titolo, appunto. Il fondo sta lavorando con una rete di iniziative locali  più o meno stabili nel settore delle  ‘casse edili’, per diffondere le informazioni sul sistema. Questa rete aiuta Prevedi a mantenere i contatti con oltre 150.000 imprese di costruzione, molte delle quali hanno meno di 10 dipendenti.
Tuttavia, le iniziative di iscrizione automatica dei tre fondi sembrano essere in contrasto con la politica governativa di liberalizzazione del settore. Attualmente è in discussione al Senato e dovrebbe essere approvato alla ripresa dei lavori, il disegno di legge sulla concorrenza ed del mercato che contiene norme di aggiornamento dei fondi pensione italiani. Al momento è stata cancellata la norma sulla libera portabilità, cioè la facoltà di trasferire liberamente da un fondo all’altro. Ciò avrebbe reso inutile gli sforzi dei tre fondi, incapaci a reggere il confronto con le più agguerrite società assicuratrici che hanno una forte rete di venditori di polizze. In breve il pozzo degli aderenti dei fondi pensione si sarebbe prosciugato in favore delle compagnie assicurative.  Giova sempre ricordare che i fondi pensione italiani non hanno scopo di lucro.

 

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1 commento Commenta
tbtcot
Scritto il 1 settembre 2016 at 11:45

Scusate ma è più forte di me.. lucro no… ma tengono famiglia…

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