UE: Verso l’omogeneizzazione dei metodi delle statistiche sociali

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dati  statisticiQuante volte abbiamo esaminato delle classifiche piene di dati, percentuali,trend sui più disparati argomenti dove la posizione dei vari Paesi, compreso il nostro,  è altalenante oppure semplicemente sorprendente.

Specie se si tratta di argomenti generici che abbracciano una pluralità di fattori, come il sistema previdenziale, la  spesa del welfare, la lotta alla povertà,  il costo della politica eccetera.
Prendiamo la spesa previdenziale per esempio, in alcuni paesi comprende quella per gli ammortizzatori sociali, altri no. Già questo semplice elemento origina delle rappresentazioni statistiche completamente diverse.
Per cercare di dare “una regolata” come si dice a Roma, il 24 agosto 2016 la Commissione europea – Lavoro – Affari  sociali e Inclusione, ha adottato una proposta di regolamento sui nuovi modi per raccogliere e utilizzare dati relativi alle indagini sociali in modo da avere una visione omogenea dei problemi nei vari paesi membri e individuare meglio l’elaborazione di sistemi di soluzione o comprensione in materia di politica in generale e di quella sociale in particolare.

Una base di conoscenze più solida in termini di indicatori sociali migliorerà l’analisi dei progressi o arretramenti in campo sociale e contribuire ad acquisire un tripla-A, quelle della Agenzie di rating, per intenderci, in campo sociale per l’Europa.

L’Ue con questa decisione compie un passo importante per ammodernare delle statistiche sociali avendo la consapevolezza che non si tratta solo di numeri, ma che le buone politiche iniziano dai buoni dati. C’è bisogno di informazioni più accurate nel campo sociale, non solo ma c’è anche. bisogno di dati aggiornati e in tempo reale al fine di progettare politiche sociali che corrispondono alle reali esigenze dei cittadini in Europa.
Il regolamento quadro che è stato proposto aumenterà la comparabilità e la coerenza delle statistiche sociali dell’UE, riunendo le indagini attualmente svolte nell’UE e armonizzare le variabili  comuni ai vari sondaggi.

In questo modo, inoltre, viene facilitata l’analisi congiunta dei fenomeni sociali, sulla base di nuovi metodi di indagine. Infine, si avrà un set di dati più ricco e più ampio a disposizione degli studiosi e degli uomini di governo, grazie all’utilizzo di approcci e metodi innovativi e la combinazione di dati provenienti da diverse fonti. da parte delle autorità statistiche nazionali. Alla fine del percorso quando si parlerà per esempio di incidenza della spesa previdenziale sul Pil europeo e di quello di ciascun paese, si avrà di fronte dati estrapolati e calcolati in maniera se non proprio uguale, almeno omogenea.
Solo al termine di questo processo sapremo con quasi certezza qual’ è la sua incidenza, in quando le rilevazioni saranno state fatte con una unica metodologia.
Sicuramente così facendo la reale spesa per pensioni italiane  risulterà inferiore a quella del 16% del Pil oggi comunemente accreditata.

Questo non sarà bello solo ai fini statistici, ma utile anche a quelli pratici, perchè una incidenza della spesa per pensioni inferiore consentirà di poter finalmente mettere mano seriamente ad una riforma delle pensioni non coartata da nessun dato irrealistico. Ad una percentuale del Pil/spesa pensionistica inferiore corrispondono risorse  ulteriori, spendibili, senza mettere in discussione l’equilibrio finanziario italiano.

moi

 

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