Perché i dipendenti pubblici non si iscrivono

Scritto il alle 08:51 da [email protected]

Il fondo di previdenza complementare del pubblico impiego Perseo Sirio ha raggiunto e superato  le 40.000 adesioni ( contro un target fissato di 30.000). Ciò costituisce un segnale che sgombra il campo da ogni pessimismo. Anche Espero, il fondo della Scuola consolida la sua base di 120.000 iscritti. Tuttavia anche se soddisfacenti, queste  rappresentano  solo poco più dell’1% della platea di riferimento. Al Fondo  Cometa, il fondo pensione dei lavoratori metalmeccanici, giusto per dare un termine di raffronto, ha aderito l’80% degli addetti, con 410.000 iscritti.
Le recenti vicende sulla riforma della pensioni e il rinvio all’ultimo minuto della riunione conclusiva prevista per oggi 12 settembre 2016 al 26 dello stesso mese, fa capire quali e quante siano le concrete difficoltà di miglioramento della pensione pubblica. I maggiori quotidiani nazionali dedicano al problema paginate intere. Il tono è di sostanziale attesa positiva nella definizione del problema. Tuttavia poichè la situazione complessiva è quella che è, si  conferma la necessità di farsi una polizza assicurativa o meglio di aderire alla previdenza complementare. Giusto l’altro ieri il presidente dell’Inps ha insistito sulla necessità di puntare alla adeguatezza delle pensioni anzicchè alla sostenibilità. Che è un paradosso, perchè la sostenibilità significa la capacità dello Stato di far fronte ai suoi impegni nel lungo periodo. Boeri afferma che per le risorse basta togliere i privilegi pensionistici ai parlamamentari, ignorando che anch’essi oggi hanno il sistema contributivo. Ma quant’anche così fosse, le risorse non sarebbero minimamente sufficienti. uesto per dire che si pensa sempre di poter migliorare la pensione Inps con nessun o minimo sacrificio da parte dei lavoratori sia dipendenti che autonomi.

 Il sistema retributivo ha garantito pensioni sostenibili ed adeguate attraverso un solido patto intergenerazionale.
Riepilogandeo, per adeguatezza si intende capacità di mantenimento inalterato il tenore di vita anche da pensionato.
Per sostenibilità si intende la capacità del sistema pubblico di far sempre fronte ai pagamenti delle rendite.
Il sistema contributivo per venire incontro alle esigenze di sostenibilità, ha messo in crisi l’adeguatezza.
Il legislatore già con la riforma Dini, 20 anni fa, e sembra ieri, prevedendo che gli scenari sarebbero mutati in peggio, si preoccupò di dare la possibilità di mantenere lo stesso livello pensionistico attraverso la previdenza complementare.
Ritenuta indispensabile, in ossequio anche alle direttive dell’OCSE prima e delle raccomandazioni della UE dopo, per favorirne lo sviluppo sono stati disposti dei benefit come il contributo datoriale e incentivi fiscali.
Il governo con la legge di stabilità 2015 per aumentare i consumi ed il gettito fiscale, previde:
• la possibilità su base volontaria, esclusi i pubblici dipendenti, di ottenere sperimentalmente fino al 2018, le quote di tfr maturande mensilmente in busta paga, anche quelle destinate alla previdenza complementare;
• l’aumento retroattivo dal 1.1.2014 dell’aliquota fiscale sui rendimenti dei fondi pensione dal 11.5 al 20%.
Ora il tfr in busta paga come sappiamo è stato un colossale flop, perché nelle svolte cruciali, i lavoratori italiani si dimostrano più oculati dei loro dipendenti. Solo un risicato 0.8% l’ha chiesto. I più sfigati devo presumere.
Però la norma ha introdotto un principio che è passato stranamente inosservato anche ai più acuti studiosi in materia. La legge prevedendo che si potesse chiedere il tfr anche per coloro che sono iscritti ad una forma di previdenza complementare, ha stabilito che vi si possa iscrivere ai fondi pensione, anche senza il versamento del Tfr.
Pur essendo esclusi dalla disposizione, per esigenze di cassa, essa fa si che analogicamente i dipendenti pubblici possano chiedere di poter aderire al Fondo Perseo Sirio e ad Espero, senza il versamento del Tfr, rimanendo in TFS.

Cosi si avrebbe una prima seppur parziale equiparazione delle regole. Le altre riguardano le disparità sul fronte fiscale.
Si supererebbe così il tabù più radicato fra i dipendenti pubblici, quello del conferimento della propria liquidazione, che finora ha impedito il decollo dei fondi pubblici. Oltre la paura dei tracolli finanziari.
Il TFS ( buonuscita, indennità premio fine servizio o indennità di anzianità) si calcola solo alla cessazione, non ha rendimenti e quindi non è assoggettabile alla tassazione sui ricavi finanziari. E’ soggetto ad imposizione fiscale solo all’atto dell’erogazione.
A discrezione i lavoratori potranno optare se conferire il proprio tfr/tfs al fondo in tutto o anche in parte, il 50% per esempio
Finche c’è il contributo a carico del datore di lavoro, l’adesione è sempre conveniente in quanto si ha la possibilità di accumulare un montante aggiuntivo, che seppur tassato pesantemente, nel lungo periodo, diventa abbastanza significativo. Anzi in questo modo i lavoratori pubblici saranno invogliati a versare a proprio carico anche importi superiori all’1/3% come stabilito fino ad ora. In più il pagamento del 50% montante accumulato, se richiesto in unica soluzione viene pagato subito, mentre per chi non aderisce il TFS/Tfr viene pagato:
• dopo 105 gg per decesso o inabilità
• dopo 12 mesi per vecchiaia
• dopo 24 mesi per anzianità
• rateizzata anche in tre rate se supera i 50.000 euro lordi.

moi

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