Per curarsi e avere una pensione c’è bisogno del Fondo integrativo

Il welfare italiano non è più in grado di sostenersi con le sole risorse pubbliche.
La Ue ce ne fa una continua colpa e noi alla fine ce ne siamo convinti. Negli ultimi anni abbiamo ridotto continuamente l’ammontare delle pensioni, aumentando nel contempo i limiti di età, la cui auspicabile riduzione si sta discutendo in questi giorni con la famosa proposta dell’APE.

Per ovviare a questo stato di cose, sono stati previsti degli “integratori”, ma il loro consumo rimane sempre basso. Fino ad ieri ci hanno spiegato che i conti si fanno con quello che si possiede e si produce. Oggi invece si capovolgono le questioni, almeno a sentire il presidente dell’Inps Boeri il quale va affermando che poiché il sistema pubblico andrà sempre peggio, ma non farà bancarotta perché lo Stato ( cioè tutti noi) interverrà, quindi invece di pensare al bilancio pubblico ( la cosiddetta sostenibilità), bisogna preoccuparsi che le pensioni siano corpose ( l’adeguatezza). Tralasciando per un attimo la banale considerazione  che lo spendere quello che non si possiede, si continua ad  indebitarsi, si continuano a scaricare i maggiori oneri attuali sulle future generazioni.
Eppure proprio per evitare questo over carico sugli attuali giovani che  la spesa pensionistica è stata strutturata su di un modello “ duale” che vede la presenza di Enti pubblici e fondi privati nell’erogazione delle pensioni.

Non solo, ma in un’ottica che tende a valorizzare una visione complessiva del Welfare pubblico e privato  oggi si afferma sempre di più l’idea di  integrare non solo  le pensioni anche altri settori come quello dell’assistenza sanitaria.
Le tendenze demografiche in atto anche in Italia stanno già determinando la necessità di forme di riduzione e controllo della spesa sanitaria e di assistenza agli anziani. Questo comporta dei limiti sulla capacità dello Stato e degli altri operatori pubblici di coprire i rischi connessi all’invecchiamento della popolazione e alle loro condizioni di salute. Più il Pil si blocca più i bisogni sociali potranno essere adeguatamente erogati solo con il coinvolgimento di soggetti privati; così i fondi pensione e fondi sanitari integrativi dovranno concorrono alla realizzazione di questo  welfare allargato.
Oggi già esistono molti soggetti di assistenza sanitaria integrativa che operano con assetti giuridici, strutturali e modelli gestionali diversi tra loro. Non dico una sorta di Far west, ma insomma si avvicina.  Da qui l’urgenza di una legge quadro, una cornice comune che regoli in modo organico il settore per tutti i profili relativi al funzionamento e alla tutela degli iscritti e degli assistiti. In tali ambiti che possono effettuarsi forme di sinergia e integrazione con la previdenza complementare anche sotto il profilo della necessaria funzione di gestione e vigilanza.
In Italia l’attività economica resta debole. Nel 2014 il PIL è calato per il terzo anno consecutivo (-0,4 per cento), nel 2015 si era portato a + 0,8%, oggi siamo di nuovo a  0, con precisione a + 0,7 per dicembre; negli ultimi sette anni, è diminuito di circa il 9 per cento in termini reali. Le incertezze sulle prospettive della domanda e gli ampi margini di capacità produttiva inutilizzata hanno pesato sugli investimenti che hanno continuato a calare. Dal 2007 gli investimenti sono diminuiti del 30 per cento, in misura doppia
alla media dell’area dell’euro (-15 per cento).
L’adesione alla previdenza complementare è del 40-45 per cento in Valle d’Aosta e in Trentino Alto Adige; valori intorno al 30-32 per cento  in Lombardia, in Friuli Venezia Giulia e in Veneto; nelle altre regioni settentrionali il tasso di partecipazione è comunque non inferiore al 27 per cento.
Nelle regioni centrali i tassi di adesione sono in media del 25 per cento, più elevati in Toscana dove superano il 28.
Nel mezzogiorno, solo il 18 per cento delle forze di lavoro aderisce a forme di previdenza complementare. In tutte le regioni la partecipazione è al di sotto della media nazionale, con i livelli più bassi in Calabria e in Sardegna (intorno al 16 per cento in entrambe).
Il TFR versato alle forme pensionistiche complementari si è attestato a 5,3 miliardi di euro. il 55 per cento resta accantonato in azienda.
I fondi dovranno occuparsi di pensione e di sanità, questo è il succo finale. Secondo Marco Vecchietti, Amministratore delegato di RBM Assicurazione Salute, “Costruendoun sistema di Sanità Integrativa aperto a tutti, si stima possibile garantire un risparmio a ciascun cittadino di almeno il 30% dei costi che già sostiene di tasca propria per curarsi privatamente garantendo al contempo al sistema sanitario 15 miliardi di risorse aggiuntive, ovvero quasi il 50% dell’attuale spesa sanitaria privata (pari a 34,5 miliardi di euro nel 2015). Proprio queste risorse potrebbero essere investite anzitutto nel garantire maggiore accessibilità alle cure tagliando le liste di attesa, nel promuovere programmi di prevenzione diffusa per la popolazione, nel sostenere i costi crescenti dei nuovi farmaci innovativi e, in generale, nel ridurre il costo delle cure private”
Del resto un’evoluzione multipillar del sistema sanitario è già realtà in molti Paesi Europei (si pensi alla Gran Bretagna, alla Francia e all’Olanda) ed a coivolto, in ambito OCSE, mentre stenta a farsi strada negli Stati con sistemi di Welfare di tipo Beveridge incentrati sul principio fondante dell’universalismo, quali la Gran Bretagna, il Canada e l’Australia e l’Italia dove il diritto alla salute, essendo costituzionalizzato, dovrebbe essere garantito a prescindere. Le forme di sanità integrativa stanno aumentando in ogni caso, specie a seguito di accordi sindacali. Questo è un passo in avanti che contiene comunque un pericolo, quello di rompere il patto di trattamento uguale di tutti i cittadini. Pensiamo ai dipendenti delle piccole imprese per esempio. Pensaiamo ai semplici cittadini e pensionati che non si curano perchè non sono più  in grado di pagare ticket salatissimi. Ecco perchè ben vengano queste iniziative sui fondi anche sanitari, ma bisogna tutelare tutti senza ghettizzare i malati più di quanto non si faccia già oggi.

moi

 

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