L’Inps nel caos. Il Civ si rivolge al Tar

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L’Inps, come la maggior parte degli enti pubblici non economici, è governato dal cosiddetto modello duale, il Civ Consiglio di indirizzo e vigilanza composto dai datori di lavoro e dai rappresentanti dei lavoratori, ed il Consiglio d’Amministrazione composto da esperti che ha la gestione  secondo le linee elaborate dal Civ. In realtà i fatti subito dimostrarono che il Civ è un organismo meramente formale, mentre il Cda che è una emanazione dell’esecutivo è il vero organo di comando.
Il governo non contento di questo, accentrò ulteriormente il legame diretto con gli enti, specie Inps ed Inail, riducendoli di fatto a delle Direzioni Generali del Ministero del Lavoro. Infatti con l’articolo 7, comma 8, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, istituì una gestione monocratica, mediante soppressione e trasferimento delle competenze del consiglio di amministrazione al solo presidente, lasciando invariati gli altri organi istituzionali, come confermato dalle direttive ministeriali del 29 novembre 2010 e del 28 aprile 2011.
Dopo la soppressione con incorporazione nell’Inps dell’Inpdap e dell’Enpals, il problema della governance ritornò in primo piano. Così l’art. 21, comma 7, del decreto legge 6 dicembre 2011 n. 201 ( la riforma Fornero) stabilì la riforma della governance per definire le competenze e bloccare gli “ strapoteri” presidenziali”. Il 28/6/2012 fu insediato un gruppo di lavoro sulla governance degli Enti previdenziali e assicurativi pubblici che terminò i suoi lavori in brevissimo tempo. A far precipitare la cosa furono le disavventure giudiziarie cui incappò l’ex. presidente Antonio Mastrapasqua.
L’allora primo ministro Enrico Letta il 31 gennaio 2014 dichiarò solennemente: “Per ciò che riguarda la governance il ministro del Lavoro accelererà il confronto con le parti sociali e con le forze politiche in modo da assicurare la presentazione al Parlamento del disegno di legge di riforma in tempi brevi.». Disarcionato Letta, il nuovo ministro del lavoro Poletti nominò commissario Tiziano Treu con l’obiettivo di farlo diventare presidente e traghettare così il nuovo super Ente verso acque più tranquille. Anche perché, caso unico e raro, non sufficientemente sottolineato, Treu dichiarò di essere disposto a lavorare senza compenso.
Ma il  governo Renzi non aveva nessuna intenzione di rimettere mano ad una nuova legge che avrebbe dato più potere al Civ e quindi ai sindacati, che fino ai recenti incontri sulla riforma delle pensioni, sono stati denigrati, derisi ed ignorati. Occorreva un deus ex machina che si presentasse bene all’opinione pubblica, sufficientemente preparato nelle materie previdenziali. L’asso nella macchina era Tito Boeri, docente della Bocconi come Monti, ma con nessuna esperienza amministrativa.
Così licenziato senza preavviso Treu, Boeri fu insediato in pompa magna.

Boeri a sua volta esautorò il direttore generale dell’Inps Mauro Nori e nominò al suo posto, nel febbraio 2015, un direttore generale esterno, Massimo Cioffi, 55 anni, già responsabile del personale in Enel. Per un anno hanno lavorato in perfetta sintonia mettendo a punto la riorganizzazione interna, che prevede la riduzione dei direttori centrali da 48 a 10. Cioffi però risultò indagato dalla procura di Nocera per abuso d’ufficio nell’ambito di una vecchia ispezione Inps in Enel che aveva portato l’istituto a contestare mancati versamenti di contributi per 40 milioni nel quale Cioffi era stato capo del personale. Così si autosospese, ma invece di dimettersi come tutti si aspettavano a cominciare da Boeri che l’aveva cacciato in questo ginepraio, Cioffi ritirò l’autosospensione e ritornò all’Inps. Da allora i due fanno i separati in casa e il presidente di fatto svolge anche le funzioni del direttore generale. Così con una sua Determinazione , la numero 89 del 30 giungo 2016, Boeri, vara un Regolamento di organizzazione che modifica l’assetto dei poteri, assegnandosi di fatto competenze di presidente, di direttore generale e del Civ e poiché nel frattempo , ma questo a latere, disserta anche sulle pensioni, anche quelle del ministro del lavoro così da essere dichiarato dal segretario generale dei pensionati della Cgil, Ivan Pedretti “inadeguato al ruolo” cosa che forse sono in molti a pensare a palazzo Chigi. Su questo punto e su altri il Regolamento viene dichiarato illegittimo dal collegio dei sindaci con un «parere negativo» del 5 luglio. Il 27 luglio finalmente il Civ esce dal letargo e chiede all’unanimità a Boeri di ritirare il provvedimento, minacciando in caso contrario il ricorso al Tar. Che è stato deciso proprio pochi giorni fa.
Intanto il nostro va avanti ed il 28 luglio successivo si approva da solo l’«Ordinamento delle Funzioni centrali e territoriali». Questo provvedimento prevede, «entro il 31 dicembre 2016», la decadenza di tutti i dirigenti dai loro incarichi entro la fine dell’anno e l’apertura delle procedure di selezione per i nuovi. L’8 settembre, data fatidica per l’Italia Boeri nomina la commissione di tre esperti per l’assegnazione dei nuovi incarichi. Già c’è una guerra per bande fra i dirigenti Inps che vedono in discussione i loro posti e quelli ex Inpdap ed ex Enpals che sperano in questa rivoluzione per agguantare qualche direzione centrale con compiti reali.
Sullo sfondo c’è un istituto depauperato di risorse economiche per versarle al bilancio dello Stato, con un personale anziano e non sufficientemente motivato, i tempi delle prestazioni in sensibile aumento mentre Incombe lo spettro del dissesto finanziario di cui nessuno oggi sa come sarà affrontato.

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