Unioni civili, riflessi previdenziali

Scritto il alle 08:52 da [email protected]

Dopo anni di accese discussioni, di family day con relative previsione di scenari apocalittici, e comunque in ritardo rispetto ad altri paesi occidentali, in Italia è stata approvata la legge sui diritti civili, la legge 76/2016, entrata in vigore il 5 giugno scorso.
La legge Cirinnà, così chiamata dalla senatrice prima firmataria del disegno di legge originario, disciplina le unioni civili tra persone dello stesso sesso e  le convivenze di fatto. La legge in questione inolte regolamenta i vari aspetti patrinomiali ed i diritti previdenziali.

L’unione civile dà ai contraenti uno status pari a quello di coniuge attraverso  una procedura mutuata dal matrimonio di rito civile, cioè celebrazione davanti al sindaco o ad un suo delegato,  la presenza di testimoni, trascrizione nei registri anagrafici eccetera. I soggetti che contraggono l’unione civile non devono avere impedimenti come per il matrimonio ordinario, cioè non essere sposati, non essere interdetti né essere parenti stretti fra loro.
.Sul piano patrimoniale il regime ordinario è la comunione dei beni salva la facoltà di optare per la separazione degli stessi o stipulare una convenzione patrimoniale.

La parte che qui interessa maggiormente  è quella relativa alla pensione ed il tfr. Fino a ieri, l’eventuale figlio di uno dei due partner, sarebbe stato l’unico beneficiario della pensioni di reversibilità (nei casi previsti dalla legge ossia di figlio minore, inabile al lavoro, a carico del genitore o studente), dell’eredità e del Tfr maturato dal genitore. Con la nuova legge la pensione di reversibilità e il Tfr maturato spettano al partner dell’unione. Per la successione valgono le norme in vigore per il matrimoni: al partner superstite va la “legittima”, cioè il 50%, e il restante va agli eventuali figli. Non si sa ancora, ed è troppo presto per dirlo, se una coppia si scioglie per divorzio, che in questo caso non deve essere preceduta dalla separazione, il partner meno fortunato abbia o meno diritto ad un assegno di mantenimento. Per quanto concerne la previdenza complementare, come puntualmente analizzato da Chiara Costantino di Mefop, tutte le prerogative che attualmente sono riconosciute al coniuge dell’iscritto, si pensi ad esempio all’anticipazione per spese sanitarie, al riscatto per premorienza o all’apertura di una posizione per il fiscalmente a carico, sono automaticamente riconosciute al soggetto che abbia stipulato con l’iscritto un’unione civile. Per le convivenze di fatto, disciplinate anch’esse, come si anticipava, dalla stessa legge n. 76/2016 le cose stanno diversamente.
Mentre le unioni civili riconoscono alle persone dello stesso sesso  un istituto che garantisca uno status assimilabile a quello di coniuge e i medesimi diritti derivanti dal matrimonio, le convivenze di fatto che  possono riguardare chiunque, non danno lo stesso riconoscimento, attribuendo solo alcuni precisi diritti elencati e tipizzati nella legge Cirinnà  (tra questi la possibilità di vivere nella casa in cui si conviveva a seguito della morte del convivente per un periodo proporzionale a quello della convivenza di fatto…).

Di conseguenza,  la convivenza di fatto non determina il riconoscimento automatico dei diritti che riguardano il coniuge o il soggetto che abbia stipulato un’unione civile, in particolare il diritto alla pensine di reversibilità ed al tfr. Questo perché nelle convivenze non viene a crearsi alcun vincolo di parentela.

Per  quanto attiene invece alla previdenza complementare, in virtù di questo motivo un iscritto ad un fondo pensione o altra forma previdenziale, non potrà attivare una posizione in favore del/la convivente come un familiare fiscalmente a carico, portando in deduzione i contributi .
Però un convivente non è completamente sprovvisto di tutele perché secondo quanto disposto dal decreto legislativo 252/2005, quello di riforma della previdenza complementare,  l’aderente può già ora, per ll riscatto o per la pensione di riversibilità, nel caso scelga la rendita reversibile, può indicare come beneficiario il/la convivente.

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1 commento Commenta
st.ros
Scritto il 23 settembre 2016 at 12:38

Una legge opposta ai valori morali e comunque palesemente in contrasto con l’articolo 29 della Costituzione dove i diritti sociali si riconoscono alla famiglia naturale in coerenza con i dettami della morale cattolica; da abrogare..

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