Attenti al tasso di sostituzione della pensione

Scritto il alle 08:54 da [email protected]

busta arancione, tasso di sostituzione lordo e netto, voucherLa corretta conoscenza del proprio tasso di sostituzione è fondamentale per la previsione del futuro da pensionato. In questo oggi aiuta molto la famosa busta arancione Inps che in maniera chiara e per la prima volta, sta disvelando a molti che il futuro non sarà proprio del tutto roseo e bisogna correre ai ripari per tempo: Ed individualmente perchè le risorse collettive si vanno sempre più assottigliando. Soccorre in quest’operazione il Rapporto sulle tendenze di medio e lungo periodo del sistema pensionistico e socio sanitario 2016 della Ragioneria Generale dello Stato – Mef
Il Rapporto illustra ed analizza i risultati delle previsioni della spesa pubblica per pensioni, sanità ed assistenza alle persone non autosufficienti (Long Term Care – LTC) in rapporto al PIL.
Tali previsioni sono state effettuate utilizzando scenari di previsione definti  sia a livello nazionale che in ambito europeo.
L’analisi dei tassi di sostituzione del sistema pensionistico, fornisce la valutazione del contributo aggiuntivo al reddito degli anziani che potrà derivare dalla previdenza complementare. Il tasso di sostituzione lordo esprime il rapporto fra l’importo annuo della prima rata di pensione e l’importo annuo dell’ultima retribuzione (o reddito da lavoro) e misura la variazione del reddito lordo del lavoratore nel passaggio dalla fase attiva a quella di quiescenza. Di per sé non è un elemento fisso di riferimento. E’ un indicatore, perché si può avere un aumento retributivo l’ultimo anno, aver fatto molti straordinari o aver avuto un buon premio di produttività. Per avere un tasso di sostituzione equilibrato si deve prendere in considerazione la media retributiva degli ultimi anni e raffrontarla con la pensione. E soprattutto non è un indicatore di adeguatezza delle prestazioni. Tale funzione è affidata al tasso di sostituzione netto, il quale viene calcolato confrontando la pensione e la retribuzione al netto del prelievo contributivo e fiscale. In particolare, il tasso di sostituzione netto misura di quanto il reddito disponibile si modifica a seguito del pensionamento. Per cui, esso riflette sia le regole di calcolo della pensione che la trattenuta fiscale e la cessazione di quella contributiva. il tasso di sostituzione netto risulta sempre superiore a quello lordo, a parità di ogni altra condizione.

Secondo la RGS ( Ragioneria Generale delllo Stato), dalla scomposizione del rapporto fra spesa pensionistica e PIL, la pensione media tende a ridursi progressivamente in rapporto alla produttività, con una contrazione complessiva del 12-13%. Per bloccare questo trend di riduzione, con la legge Fornero sono stati elevati i limiti di età e modificata la cadenza dell’adeguamento periodico degli stessi rispetto alle variazioni della speranza di vita. Il calo del tasso di sostituzione nel passaggio dal pensionamento di vecchiaia del regime misto al pensionamento anticipato del regime contributivo, fra il 2030 ed il 2040 tende comunque a crescere. Un lavoratore dipendente del settore privato, che nel 2010 avrebbe ottenuto una pensione pari al 73,7% dell’ultima retribuzione, nel 2060 vedrà ridotta tale percentuale al 63,1%, a parità di requisiti contributivi. Nel caso di un lavoratore autonomo, la riduzione del tasso di sostituzione risulta assai più consistente per via della più bassa aliquota di computo prevista nel sistema contributivo. Nel periodo di previsione, il tasso di sostituzione subisce una contrazione di circa 21 punti percentuali, passando dal 72,2% al 51%.
La Ragioneria Generale prende in considerazione tre diverse tipologie di accesso al pensionamento:
i) il pensionamento di vecchiaia
ii) il pensionamento anticipato,
iii) il pensionamento anticipato con il canale di sola anzianità contributiva, indipendente dall’età anagrafica.
Relativamente alla prima tipologia di accesso al pensionamento, l’età è stata posta uguale all’età pensionabile di vecchiaia prevista per ciascun anno del periodo di previsione. Ciò significa che l’età al pensionamento raggiunge i 70 anni e 7 mesi, nel 2060, l’anzianità contributiva è stata, invece, parametrata ai differenziali di età al pensionamento. In altri termini, si è ipotizzato che l’anzianità contributiva cresca gradualmente da 35 anni e 4 mesi (35 anni e 7 mesi per gli autonomi) a 40 anni e 7 mesi, nell’intero periodo di previsione, in coerenza con l’innalzamento dell’età di pensionamento. Si considera l’età media di ingresso nel mercato del lavoro pari a 30 anni per entrambi i sessi. Ovviamente, età  inferiori sono compatibili  perché si compensano con le carriere discontinue.
Nel caso di  pensionamento di vecchiaia con i requisiti minimi di età ed anzianità contributiva, il tasso di sostituzione lordo risulta, alla fine del periodo di previsione, sensibilmente superiore a quello del 2010, attestandosi al 74,9%, contro il 68,5%. Esso risulta di 11,8 punti percentuali più alto. La differenza è dovuta essenzialmente alla maggiore età al pensionamento (70 anni e 7 mesi contro i 67 anni e 7 mesi dell’ipotesi base), a cui corrisponde un coefficiente di trasformazione  più alto. Diversamente, il tasso di sostituzione dei lavoratori autonomi è del 54,6% al 2060 con una variazione positiva di circa 3,6 punti percentuali rispetto all’ipotesi base.
I tassi di sostituzione della previdenza obbligatoria e complementare
Il calcolo dell’importo della pensione complementare avviene secondo lo schema della “contribuzione definita” a capitalizzazione individuale. Si tratta, in questo caso, di contributi realmente investiti dal fondo pensione il cui rendimento è quello effettivamente ottenuto sul mercato. Tuttavia, la formula di calcolo è sostanzialmente simile, nei suoi elementi essenziali, a quelli utilizzati nel sistema contributivo.
Assumendo che:
• la prestazione viene interamente corrisposta sotto forma di rendita quantunque, in base alla normativa vigente, è piossibile chiedere fino al 50%,  in forma di capitale.;
• le probabilità di sopravvivenza vengono applicate secondo il profilo generazionale (per coorte);
• l’indicizzazione della prestazione è pari al tasso di inflazione;
• il tasso di rendimento annuo, al netto degli oneri amministrativi (definiti nella misura dello 0,5%), è pari al 2,5% in termini reali e al 4,5% in termini nominali. Al netto dell’imposta sostitutiva del 20%, il tasso di rendimento reale risulta pari a circa l’1,6%;
• il capitale accumulato viene abbattuto dell’1%, prima del calcolo della pensione, come costo per la trasformazione del montante in annuity,
Nel 2060, il tasso di sostituzione lordo complessivo passa da 63,1% a 76,7%, netto 91,1%  a conferma della positività della previdenza complementare.
Tuttavia questo scenario è statico in quanto l’economia italiana nel suo insieme come dimostrano le rilevazioni Istat,  è bloccata e può subire variazioni al suo interno, nel senso che la pensione pubblica potrebbe diminuire ulteriormente a seguito di futuri e al momento non ipotizzabili interventi. In tal caso bisognerà aumentare il risparmio previdenziale integrativo per mantenere inalterato il tasso di sostituzione totale se si vuole una pensione adeguata.
I discorsi e le trattative sulla riforma della pensione, flessibilità, prestito pensionistico eccetera, attualmente in corso, non devono distrarre i lavoratori dipendenti ed autonomi dal tener presente il quadro  previsionale della RGS, dove forse avremo a fianco ad una generazione di giovani dai lavori discontinui e part time, anche una generazione di “giovani voucher” che staranno ancora peggio e che avranno diritto solo all’assegno sociale.

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1 commento Commenta
tbtcot
Scritto il 26 settembre 2016 at 17:27

Il vero problema sarà per la categoria dei lavoratore che hai rammentato per ultimi, si quelli a cui hai dedicato 2 righe.. quelli che avranno pochi contributi e messi qua e la… loro che non hanno le risorse per aderire… che saranno sempre più; per loro è il vero problema e noi continuiamo a sussidiare la complementare che serve soprattutto a i ricchi!!!
Le risorse sono poche e continuiamo a spenderle male, basta sussidi alla complementare che campa grazie agli aiuti di stato!!!

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