Una previdenza al palo e la sanità anche

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sanità e pensioni integrative

sanità e pensioni integrative

Il welfare italiano non è più in grado di sostenersi con le sole risorse pubbliche. L’escamotage dell’Ape con l’invenzione del prestito previdenziale, al di là di ogni politica considerazione, è la prova più concreta ed evidente della ristrettezza delle risorse pubbliche. Poi certo il governo indora la pillola con l’aumento della 14 ai percettori delle pensioni basse, qualche altra mancia in  altri settori e poi ci sarà il solito mascherato  drastico taglio alla sanità. Ma ciò non basta a ridurre il deficit che si riproduce come i  batteri anaerobiotici, quelli cioè che crescono anche senza ossigeno.
La Ue ce ne fa una continua colpa e noi alla fine ce ne siamo convinti. Negli ultimi anni, fra i primi in Europa, abbiamo ridotto continuamente l’ammontare delle pensioni, aumentando nel contempo i limiti di età. Ma questo non salverà la previdenza pubblica. Secondo il presidente dell’Inps Boeri il sistema pubblico andrà sempre peggio, ma non farà bancarotta perché ci penserà lo Stato ( cioè tutti noi).Quindi nvece di pensare al bilancio pubblico ( la cosiddetta sostenibilità), bisogna preoccuparsi dell’adeguatezza delle pensioni, senza dimenticare che lo spendere ciò che non si possiede, continuando ad indebitarsi, si scaricano i maggiori oneri attuali sulle future generazioni.
Eppure proprio per evitare la bancarotta, la spesa pensionistica è stata strutturata su di un modello “ duale” che vede la presenza di Enti pubblici come l’Inps e fondi pensione privati nell’erogazione delle pensioni. Finora con scarsi risultati: pensione pubblica e pensione complementare assieme non daranno mai la pensione piena che si aveva diritto con il sistema retributivo. Se vogliamo pensioni adeguate bisogna ripensare al retributivo, oggi criminalizzato come sentina di tutti i mali. Certo con qualche regolamentazione attuale, un ammodernamento insomma.
Stessa cosa succede per la sanità. Sono molti gli italiani che a causa degli altri costi dei tickets rinunciano a curarsi e dalla altra parte per ridurre i costi i luoghi di cura sono sempre più fatiscenti, i medici di famiglia che dovevano operare 24 ore al giorno festivi inclusi, alleggerendo i pronti soccorso, un pio desiderio. Col risultato paradossale che più si restringe l’intervento su ogni singolo cittadino, più aumenta la spesa nel suo complesso.Un esempio fra tutti: le liste di attesa sono un fattore di incremento dela spesa sanitaria. Perché una visita tempestiva  evita future spese, dovute ad accertamenti, ricoveri, interventi operatori, che una visita tempestiva avrebbe potuto evitare ecc…

Per cui chi vuole vivere una esistenza dignitosa deve acquisire una visione diversa del Welfare disegnato nel dopoguerra e rassegnarsi ad un modello pubblico integrato da quello privato.
La riduzione e il controllo della spesa sanitaria e di assistenza agli anziani subirà ulteriori ncrementi, tranne momentanee sospensioni in vicinanza con appuntamenti elettorali.. Questo comporta dei limiti oggettivi sulla capacità dello Stato e degli altri operatori pubblici di coprire i rischi connessi all’invecchiamento della popolazione e alle condizioni di salute. Bisogna ricorrere a soggetti privati; così i fondi pensione e fondi sanitari integrativi dovranno concorrere alla realizzazione di questa nuova tipologia di welfare che non è più il classico Welfare State ( lo Stato del benessere), ma un welfare a spese nostre.
Oggi esistono diversi soggetti di assistenza sanitaria integrativa che hanno assetti giuridici, strutturali e gestionali diversi tra loro. Il primo step da compiere è  mettere mano e regolamentare nell’ambito di una cornice unica questo settore emergente.  In tali ambiti si possono effettuarsi forme di sinergia e integrazione con la previdenza complementare anche sotto il profilo della necessaria funzione di controllo.
In Italia l’attività economica resta debole. Nel 2014 il PIL è calato per il terzo anno consecutivo (-0,4 per cento), nel 2015 si era portato a + 0,8%, oggi siamo forse a + 0,7, Padoan insiste nel vederlo crescere all’1% nel 2017; negli ultimi sette anni, è diminuito di circa il 9 per cento in termini reali. Le incertezze sulle prospettive della domanda e gli ampi margini di capacità produttiva inutilizzata hanno pesato sugli investimenti. Dal 2007 gli investimenti sono diminuiti del 30 per cento, in misura superiore alla media dell’area dell’euro (-15 per cento).
L’adesione alla previdenza complementare coinvolge poco più di un quarto dei lavoratori (26%) e il numero delle adesioni diminuisce come dal Nord si scende al Sud è del 40-45 per cento in Valle d’Aosta e in Trentino Alto Adige; valori intorno al 30-32 per cento si osservano in Lombardia, in Friuli Venezia Giulia e in Veneto; nelle altre regioni settentrionali il tasso di partecipazione è comunque non inferiore al 27 per cento.
Nelle regioni centrali i tassi di adesione sono in media del 25 per cento, più elevati in Toscana dove superano il 28.
Nel mezzogiorno, solo il 18 per cento delle forze di lavoro aderisce a forme di previdenza complementare. In tutte le regioni la partecipazione è al di sotto della media nazionale, con i livelli più bassi in Calabria e in Sardegna (intorno al 16 per cento in entrambe). Lo stesso trend si disegnerebbe per la sanità integrativa ed avremo un Paese sempre più frammentato e diversamente tutelato.
Il TFR versato alle forme pensionistiche complementari si è attestato a 5,3 miliardi di euro. il 55 per cento resta accantonato in azienda.
Secondo Marco Vecchietti amministratore delegato di RBM Assicurazione Salute, le prospettive della sanità integrative sarebbero migliori.

“Costruendo un sistema di Sanità Integrativa aperto a tutti, ha detto,  si stima possibile garantire un risparmio a ciascun cittadino di almeno il 30% dei costi che già sostiene di tasca propria per curarsi privatamente garantendo al contempo al sistema sanitario 15 miliardi di risorse aggiuntive, ovvero quasi il 50% dell’attuale spesa sanitaria privata (pari a 34,5 miliardi di euro nel 2015). Proprio queste risorse potrebbero essere investite anzitutto nel garantire maggiore accessibilità alle cure tagliando le liste di attesa, nel promuovere programmi di prevenzione diffusa per la popolazione, nel sostenere i costi crescenti dei nuovi farmaci innovativi e, in generale, nel ridurre il costo delle cure private”
Del resto un’evoluzione multipillar del sistema sanitario è già realtà in molti Paesi Europei (si pensi alla Gran Bretagna, alla Francia e all’Olanda) ed a coivolto, in ambito OCSE, mentre stenta a farsi strada negli Stati con sistemi di Welfare di tipo Beverige incentrati sul principio fondante dell’universalismo, quali la Gran Bretagna, il Canada e l’Australia e l’Italia dove il diritto alla salute, essendo costituzionalizzato, dovrebbe essere garantito a prescindere..

Sulle pensioni la questione è più complicata dal punto di vista dei costi. Banalmente non tutti si ammalano. Per cui i contributi delle persone sane servono per le prestazioni ai malati.

Nel campo previdenziale, al contrario, ogni assicurato matura una prestazione.
Per le pensioni ognuno accumula il proprio montante ed alla maturazione di certe condizioni lo rivuole indietro. Sta nei patti istitutivi e tutti i discorsi che si fanno interno, crisi del mercato, curva demografica, più vecchi e meno giovane, sono fatti reali, di cui si deve tener conto, ma la pensione pattuita non si tocca. Invece è quello che si vuol fare.

Camillo Linguella

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