Cresce l’interesse per la pensione complementare

Scritto il alle 08:37 da [email protected]

Le innovazioni pensionistiche contenute nella prossima legge di stabilità sono molte e vanno tutte nella direzione di rasserenare un orizzonte che si era fatto oggettivamente cupo e senza speranze.
Dall’anticipo pensionistico con l’ape sociale all’aumento della platea dei pensionati aventi diritto alla 14^, al riconoscimento della gravosità di alcuni specifici lavori eccetera. Anzi molti già dicono che gli interventi assistenziali sono esageratamente sbilanciati sul versante pensionistico. Circa 1 miliardo e 700 milioni sulle pensioni e 600 milioni sulle famiglie e sulla lotta alla povertà. I maligni addirittura aggiungono : questo perchè i vecchi votano e i giovani no! Però, però…nonostante tutto questo scialo, le persone attente al futuro sano che le elargizioni di oggi, non chiamiamole mance, possono essere futuri tagli di domani e  per questo sono più tranquille
Secondo una indagine fatta da  Facile.it, un broker assicurativo e creditizio iscritto all’IVASS, l’Istituto di Vigilanza sulle Assicurazioni, gli italiani guardano con perplessità le modifiche pensionistiche in atto, specie l’invenzione, unica nel mondo, del prestito previdenziale. Volendo garantirsi una vecchiaia economicamente più tranquilla, cercano altre strade che non siano quelle che portano solo e unicamente all’Inps. Da quando è cominciato il balletto pensionistico ruotante attorno all’Ape, le richieste di informazioni legate alla previdenza complementare ed in particolare ai piani pensionistici individuali, i cosiddetti Pip, sono triplicate se confrontate col medesimo periodo del 2015.

Già nel corso del primo trimestre dell’anno l’adesione ai Piani Individuali Pensionistici di tipo assicurativo (o PIP) è cresciuta del 4,6% mentre le risorse destinate a questo genere di previdenza complementare sono aumentate del 7,6% – arrivando ad un numero complessivo di iscritti pari a 2,714 milioni, per un totale del patrimonio accumulato di 21,6 miliardi di euro (dati COVIP).

Sempre secondo quanto rilevato da Facile.it, a settembre 2016 i dipendenti privati sono stati quelli che hanno mostrato il maggiore interesse per i PIP che, con il 53% del totale rappresentano la  maggioranza dei lavoratori che hanno cominciato a raccogliere informazioni; alle loro spalle ma molto distanziati si trovano i liberi professionisti (23,5%), mentre al terzo posto spuntano inaspettatamente le casalinghe (14%). Assenti o quasi i pubblici dipendenti, cosa che può trovare una sua spiegazione se si va a guardare gli importi medi pensionistici in godimento. L’importo medio della pensione dei lavoratori privati nel 2015 è stato di 904,89 € mentre è 1.988,96 € per i dipendenti pubblici, più del doppio e in maniera miope perchè non mettono in conto che questo scenario favorevole è in via di estinzione anche per essi.

Il futuro pensionistico non è roseo per chi è già inserito nel mondo del lavoro, ma con buone probabilità sarà ancora peggiore per chi oggi va ancora a scuola; quasi il 10% delle richieste è legato a prodotti dedicati agli studenti, da parte dei genitori, perchè pensano che sia più conveniente una polizza privata che riscattare la laurea dei giovani che ancora non lavorano, come consente l’attuale normativa.

Se l’iniziativa governativa punta a migliorare le condizioni di chi in pensione ci è già o è prossimo ad andarci, chi pensa di sottoscrivere un fondo pensione ha ancora molti anni di lavoro davanti: analizzando i dati in base all’età di chi ha chiesto informazioni, i più interessati sono i lavoratori con un’età compresa fra i 25 ed i 34 (21% del campione), seguiti da quelli appena più grandi (età 35 – 44 anni, 18% del campione).

I piani pensionistici individuali non hanno costi unici e definiti, ma variano in base al prodotto scelto, alla propensione al rischio del singolo  e al suo profilo anagrafico.In genere rispetto ai Fondi negoziali di Catetoria ed ai Fondi Aperti gestiti questi ultimi comunque da banche ed assicurazioni, hanno in assoluto i costi più alti. Basta vedere l’ISC, l’indicatore sintetico dei costi, obbligatorio per tutte le forme di previdenza complementare per rendersene conto.

Per esempio,vediamo un lavoratore dipendente di 41 anni di età, 19 anni di anzianità lavorativa e un’età presunta di pensione pari a 67 anni – quindi un’ipotesi di contribuzione integrativa pari a 26 anni. Nel momento in cui questo lavoratore tipo uscirà dal mondo del lavoro attivo, il suo reddito sarà inferiore del 15% rispetto a prima; ipotizzando che nel corso dei 26 anni precedenti abbia versato ogni mese 100 euro, e a prescindere dal reddito abbia scelto un piano di investimento equamente diviso fra gestione separata e fondo azionario e non abbia destinato al fondo alcuna quota del TFR, dovrebbe ricevere ogni mese da circa 120 a 140 euro.
Viceversa se si tratta di un lavoratore che aderisce ad un fondo negoziale, lui avrà avuto diritto e quindi accumulato per ogni anno di iscrizione, la quota dell’1% della sua retribuzione a carico del datore di lavoro.
Un dettaglio non da poco perchè già solo questo elemento fa la differenza non da poco considerando i 26 di iscrizione. Oltre naturalmente all’incremento che dà la quota di tfr versata al fondo ed ai rendimenti finanziari.

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