Mefop: “Welfare privato e i cittadini”

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Il 26 ottobre 2016 Mefop, la società partecipata dal Mef per lo sviluppo dei fondi pensione, ha tenuto a Roma un interessante convegno sul welfare privato. Il welfare privato rappresenta una inversione ad U rispetto al progetto di Beveridge, il teorico dello stato del benessere ( welfare per i pochi non anglofili significa “stato del benessere, lo stare bene”) dovesse essere totalmente a carico della solidarietà collettiva e quindi dello Stato. Le recenti vicende economiche, i mutamenti demografici e il sopravanzare della finanza come una sorta di gigantesco gioco di monopoli rispetto a quello della produzione di beni e servizi, da una parte ha ridotto le risorse disponibili nei bilanci pubblici  e dall’altra ha affievolito il concetto di solidarietà a favore dell’individualismo. Inoltre  il riparto delle attuali  risorse destinate al welfare  comporta la diminuzione delle somme spendibili pro capite anche se in termini assoluti la spesa complessiva aumenta. Proprio per porvi freno e renderla sostenibile anche per gli anni futuri, i cittadini oggi sono spinti ad agire individualmente. Ecco in sintesi il perché del titolo del convegno che si è svolto sui problemi della previdenza complementare e dell’assistenza sanitaria integrativa.

Indagine campionaria – V Edizione
Punto centrale del Convegno  è stato la V^ edizione dell’indagine campionaria di Mefop.
Cosa pensano i lavoratori italiani del sistema pensionistico pubblico? Che percezione hanno del nostro sistema di welfare?
Quale livello di conoscenza e percezione hanno i lavoratori italiani del sistema di previdenza e assistenza sanitaria pubblico e privato? Che welfare avremo?

infogr

Sono solo alcuni degli interrogativi cui Mefop ha cercato di dare una risposta.
Dall’indagine risulta che sul livello di informazione del sistema pensionistico pubblico attualmente in vigore, c’è una leggera prevalenza di chi dichiara di conoscere molto/abbastanza le regole della previdenza pubblica (53% vs. 47%), tra gli aderenti alla previdenza complementare c’è una forte prevalenza di chi si dichiara molto/abbastanza informato (60% vs. 40%), mentre tra i non aderenti la situazione è più equilibrata, leggera prevalenza di chi si dichiara molto/abbastanza informato (51%) rispetto a chi si dichiara poco o per nulla informato (49%).
Rispetto al 2012 aumenta la percentuale di rispondenti che dichiarano di conoscere molto/abbastanza il funzionamento della previdenza pubblica (53% vs. 49%)
La conoscenza delle regole sulla pensione Inps è rilevante ai fini dell’adesione alla previdenza integrativa anche se persiste un basso livello di conoscenza sui Fondi pensione. Il 61% dichiara di conoscere poco o per nulla il funzionamento della previdenza integrativa, soprattutto da parte dei non aderenti.
Da non trascurare il fatto che il 42% degli aderenti poi dichiara di conoscere poco o per nulla il funzionamento dei Fondi pensione.
Tra gli argomenti di più stretta attualità affrontati dall’indagine, il tema della pensione anticipata.e non poteva essere altrimenti.
In primis c’è la scarsa conoscenza dell’effettiva modalità di calcolo da parte di tutti gli attivi, solo il 42% indica la risposta corretta, il 20% indica come sistema di calcolo il misto prevalentemente retributivo o totalmente retributivo!
La busta arancione ( mia pensione inps)
Il 76% degli intervistati ha dichiarato di non aver mai usato la simulazione messa a disposizione dall’Inps e non vi ha nemmeno provato. Tuttavia  rimane una forte aspettativa nei confronti dell’INPS come collettore di informazioni sullo stato dell’accumulazione previdenziale. Coloro che hanno dato un giudiziose positivo sulla busta arancione sono una netta minoranza (17%).
Le principali critiche si possono così riassumere:
Risultati poco chiari, andrebbero spiegati meglio (33%)
–Risultati considerati poco attendibili (30%).
Gran parte del campione stima la propria futura pensione tra 600-800 euro, mentre gli aderenti hanno una aspettativa migliore rispetto ai non aderenti. C’è comunque la percezione che le pensioni pubbliche siano più sicure rispetto a quelle del settore privato anche se il 20% pensa che nessuno dei due sistemi è sicuro

Nelle attuali condizioni del mercato del lavoro non è più  considerato valido l’assunto che a una carriera più lunga corrisponderà una pensione più elevata.

Sulla solidità dei sistemi pensionistici, la percezione comune è quella di una forte diminuzione della sicurezza di entrambi, sia pubblico sia privato, ma la principale motivazione  all’adesione è la possibilità di integrare la pensione pubblica (35%), mentre la possibilità di usufruire del contributo datoriale è un altro motivo che spinge all’adesione (20%).
Rispetto alle precedenti indagini sono aumentati  coloro che hanno deciso di aderire ai Fondi pensione spinti dalla certezza che l’investimento previdenziale sia tendenzialmente più sicuro rispetto alle altre forme di investimento. I vantaggi fiscali continuano a non essere particolarmente apprezzati (7%).

In merito alla politica di investimento, la maggior parte degli aderenti (53%) è dell’avviso  che il fondo pensione debba attestarsi su un livello di rischio medio, congiunto a un rendimento medio, il 20% degli aderenti si aspetta dal fondo pensione il conseguimento di un rendimento basso congiunto a un livello di rischio basso, mentre il 15% degli aderenti ritiene che l’obiettivo del fondo pensione debba essere comunque quello di garantire la restituzione del capitale .
Rispetto all’accordo sindacale sulle pensioni, i lavoratori prossimi al pensionamento si dicono maggiormente contrari. Si considerano la categoria che più di altre è stata toccata dalla riforma Monti-Fornero del 2011 e sono quindi poco inclini a quelli che considerano come ulteriori sacrifici.

Il futuro che preoccupa
Il futuro che preoccupa maggiormente gli italiani sono la paura di ammalarsi o di diventare non autosufficienti, seguita dalla perdita del lavoro e dalla inadeguatezza delle pensioni. In una società che invecchia sempre di più e che fa fatica a rinnovarsi, sia dal punto di vista demografico sia da quello economico, il rischio pensione e il rischio salute vanno di pari passo. Scoraggiati dal sistema di welfare pubblico, che non considerano più sufficiente per far fronte ai bisogni pensionistici e assistenziali futuri, i lavoratori italiani hanno pensato, o stanno pensando, a  qualche sorta di paracadute.

Opinioni e aspettative sul sistema sanitario pubblico e privato
Per la prima volta dal 2006, l’indagine campionaria Mefop ha esteso il suo ambito di analisi al sistema sanitario pubblico e privato. Solo il 4 % ammette di conoscere molto bene i fondi sanitari, mentre il 40% ne ignora l’esistenza. Il 53% ritiene che la sanità integrativa sia uno strumento utile ma molto costoso.
I risultati della V indagine mostrano come i lavoratori, e i cittadini in generale, abbiano una corretta percezione dei vuoti di sostenibilità finanziaria del sistema pubblico e della difficoltà dello Stato ad assicurare, nel lungo periodo, un livello di welfare paragonabile a quello di qualche anno fa.
A ciò non corrisponde, però, una altrettanto corretta conoscenza di quelli che sono gli strumenti e le opportunità messi a loro disposizione dagli attori privati per il raggiungimento di prestazioni previdenziali adeguate (sia pensionistiche che assistenziali) che prima erano assicurate dallo Stato.
Emerge quindi chiaramente la necessità di accrescere il livello di informazione e il grado di consapevolezza dei cittadini. In un simile contesto è necessario fare cultura previdenziale.
Queste  considerazioni hanno motivato Mefop a realizzare  il portale sul welfare privato www.sonoprevidente.it interamente dedicato al cittadino. Sono previdente.it vuole essere il luogo dove il cittadino può informarsi e formarsi, trovare risposte alle domande che si pone in materia di previdenza e assistenza sanitaria privata (il welfare integrativo, come spesso viene anche definito) e, soprattutto, fugare i dubbi legati alle scelte future.

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