Riflessi delle elezioni Usa sui fondi pensione europei

Scritto il alle 08:36 da [email protected]

A due giorni dall’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti d’America, ancora non si placano i commenti, le polemiche e tutto il resto per quello che per i raffinati analisti non doveva succedere. Ora gli stessi soggetti si cospargono il capo di cenere e si affannano a spiegare perché è successo quello che è successo, utilizzando il classico senno del poi. Le reazioni, che oggi sono già abbastanza stemperate, specie dopo il primo discorso tranquillizzante del prossimo inquilino della Casa Bianca, si sono comunque estese in cerchi concentrici dappertutto, in ogni Stato ed in ogni settore.
E’ innegabile che la confrontation muscolare da guerra fredda con la Russia potrebbe cambiare, almeno un poco, perché chiunque siano i protagonisti, le politiche di fondo est ovest rimangono sostanzialmente inalterate. Potrebbero subire delle variazioni almeno per quanto riguarda le sanzioni economiche la cui eliminazione o attenuazione, gioverebbe anche all’Italia.
Il settore previdenziale, specie quello dei grandi Fondi pensione, non è rimasto immune dalla generale sorpresa.
La reazione di alcuni fondi pensione europei alla elezione di Trump è stata quella di prendere tempo affermando che è troppo presto per dare una valutazione definitiva del suo significato, non da ultimo vedere come la retorica trumpiana si tradurrà in politiche concrete.
Kasper Ahrndt Lorenzen, Cio, chief information officer.di ATP, il maggior fonde danese, ha espresso fiducia sulla capacità di ripresa degli investimenti di fondi pensione danesi.
Abbiamo un piano di emergenza predisposto per mitigare le reazioni del mercato,” ha detto. “Il rischio politico è una parte costante dei mercati, e sono fiducioso sulla robustezza del portafoglio in grado di sopportare un evento come questo.”
Henrik Henriksen, stratega capo del PFA Pension, sempre un fondo danese ha detto a sua volta che il risultato elettorale potrebbe indurre una reazione rischio-off da parte degli investitori.
I mercati e gli investitori sono in ansia per il prossimo futuro, perché la retorica del neo presidente e la proposta di introdurre dazi sulle merci straniere ha scatenato i timori di un rallentamento del commercio mondiale e, di conseguenza, la crescita economica globale sarà più bassa.
La maggiore incertezza farà dirottare gli investitori verso porti sicuri come le obbligazioni, oro, yen e franchi svizzeri.
Inoltre il controllo del partito repubblicano in entrambe le Camere del Congresso ha aumentato le probabilità di Trump di realizzare la sua promessa di politiche economiche espansive, che potrebbero essere positive per la crescita mentre si dovrà vedere in concreto come si realizzerà la sua avversione per i patti commerciali di libero scambio, che i mercati temono.
Timo Viherkenttä, amministratore delegato di fondo pensione statale della Finlandia, VER, mette in correlazione il referendum UE nel Regno Unito alla fine di giugno scorso con l’elezione presidenziale.
E’ ancora presto per conoscere la reazione finale dei mercati. Se il rimbalzo dopo il calo immediato sarà sostenuto, lo si può paragonare con la reazione alla Brexit, che si è stata immediata ma temporanea tranne che per la svalutazione della sterlina che permane.
Tuttavia, Viherkenttä ha osservato che la reazione alla Brexit è stata più graduale e non immediata come invece è successo come prima reazione elezione degli Stati Uniti, con borse in picchiata, anche se poi hanno recuperato. C’è ancora molta incertezza per quanto riguarda la politica economica della nuova amministrazione degli Stati Uniti e del Congresso anche se molti, come gli investitori dei fondi pensione dei Paesi Bassi, pensano che i mercati si stabilizzeranno presto.

In definitiva il risultato delle elezioni ha turbato solo  leggermente i fondi pensione. Forse per questo nessun commento è stato registrato da parte dei fondi pensione italiani, che prudentemente aspettano di vedere come andranno le cose ed anche perché il loro portafoglio contiene poco “azionario”.
Le perdite limitate sui mercati azionari europei e futures del Dow Jones, in combinazione con il tasso swap a 30 anni – principale criterio fondi pensione per scontare le passività – sono rimasti stabili al 1,05%.
Da qui a gennaio, quando Trump prenderà effettivamente le redini in mano, già dalla composizione del governo si capirà in che direzione andrà e i fondi potranno calibrare meglio i loro asset. Certo i fondi Cd ( contribuzione definita) al momento sono più tranquilli di quelli BD, a prestazioni definite.

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