Avvio della fusione dei Fondi della Cooperazione

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Il problema della fusione dei fondi pensione italiani è uno dei grandi temi ineludibili. Nell’attuale contesto della politica finanziaria, che rimarrà comunque globale, a prescindere da istanze isolazionistiche emergenti, se si vuole avere un minmimo di competitività e assicurare rendimenti adeguati ai propri aderenti, non rimane altra strada che fare massa critica più forte. Già la legge sulla concorrenza e sul mercato aveva indicato questa strada ma, in attesa che si sblocchi, i fondi cominciano a pensarci da sé. Quelli della cooperazione per esempio già dall’inizio dell’anno hanno avviato un processo che ha come meta finale l’unificazione. Già allora gli amministratori dei fondi Previcooper e Cooperlavoro hanno posto alle rispettive fonti istitutive il tema del’unificazione dei fondi della cooperazione in un’ottica di riduzione dei costi e di miglioramento dei rendimenti delle risorse investite. Bassi costi di gestione e rendimenti congrui con la finalità del risparmio previdenziale, infatti, sono elementi sui quali si basa la qualità della futura pensione complementare. Consapevoli che la variabile dimensionale è elemento sul quale si basa la tutela degli aderenti ai fondi pensione e che vada rilanciata, con il concorso di tutti i soggetti che interagiscono sulla previdenza negoziale, il tema della promozione delle adesioni a garanzia del reddito dei futuri pensionati, non solo gli ambienti governativi ma anche le organizzazioni sindacali ritengono che siano maturi i tempi per muoversi in questo senso. I sindacati, in particolare la Confederazione guidata dalla Camusso puntanto a realizzare il fondo unico della cooperazione, superando le attuali ripartizioni (Grande distribuzione, Produzione lavoro e Cooperazione agroalimentare). Dal punto di vista gestionale l’aggregazione in un fondo unico delle tre forme oggi esistenti, trova il suo punto di forza nella disponibilità di risorse da destinare al potenziamento delle funzioni strategiche quali la promozione delle adesioni e il rafforzamento della funzione finanza. Ciò renderà possibile quelle allocazioni delle risorse patrimoniali, attraverso investimenti nell’economia reale, che possono portare vantaggi per la crescita, e perfino del sostegno all’occupazione con la tutela del patrimonio previdenziale. Naturalmente tutto deve avvenire con percorsi individuati dalle parti istitutive dei fondi, datori di lavoro e rappresentanti dei lavoratori. La strada maestra non può che essere quella della contrattazione collettiva anche seguendo i dettami della nuova legge sulla concorrenza.

Camillo Linguella

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