Meglio la R.i.t.a o l’anticipo del montante accumulato?

Scritto il alle 09:14 da [email protected]

Il dibattito sulla riforma delle pensioni non subisce sosta, una soluzione veramente equa e sostenibile probabilmente è destinata a rimanere nel libro dei sogni. Comunque qualche passo in avanti è stato fatto. Però invece di ridurre il limite di età per andare in  pensione prima  come veniva chiesto da gran parte dei dipendenti, il governo si è inventato lo strumento dell’Ape e il conseguente prestito pensionistico. A fianco a alla possibilità di ricorrere  all’Ape volontaria o all’Ape  Agevolata, il disegno di legge di bilancio 2017 vi ha aggiunto un’altra possibilità riservata però solo  a coloro che sono iscritti ad una forma di previdenza complementare, la possibilità di chiedere una Rendita Integrativa Temporanea Anticipata (Rita).
Vedremo poi se questi strumenti raggiungeranno almeno la metà dei soggetti previsti o faranno la fine delle presedenti misure adottate in materia come il tfr in busta paga o il part- time prepensionistico. Cioè un flop totale. Nel primo caso è stato chiesto dallo 0.8% degli aventi diritto, nel secondo caso da circa 200 persone!
Lo strumento che si affianca ed integra l’Ape, è anche questa ormai divenuta famosa, Rita, che andrà in vigore sperimentalmente dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2018, consentirà ai lavoratori che hanno cessato l’attività lavorativa ed hanno almeno 63 anni di età, 20 anni di contributi e sono a non più di 3 anni e 7 mesi dal raggiungimento del limite di età previsto per la pensione del sistema  obbligatorio, la facoltà di chiedere la riscossione anticipata della rendita maturata in rate mensili dell’intero  capitale accumulato oppure solo in parte, fino al raggiungimento dell’età pensionabile nel regime pubblico. Una pensione complementare che integra la pensione imenottera  (l’ape appartiene alla famiglia degli imenotteri). Anche nel caso di ricorso alla rendita anticipata viene mantenuta la tassazione più favorevole prevista per le rendite complementari, cioè aliquota del 15 per cento ridotta del 2 per cento per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione a forme pensionistiche complementari, con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali. In sostanza per ogni anno di iscrizione ulteriore al 15° anno il lavoratore godrà di una riduzione ulteriore fino  al 9%. Bisognerà vedere se questa riduzione varrà anche per i dipendenti pubblici che fino ad oggi ne sono esclusi. Dalla lettura del testo sembra che non vi sia nessuna esclusione.
Questo è uno dei nuovi  modi per ottenere una prestazione anticipata prima del pensionamento vero e proprio e  va ad affiancarsi all’altra facoltà  che è quella dell’anticipazione già prevista dal Dlgs 252/2005.
L’ anticipazione della posizione individuale può essere chiesta dall’iscritto  per spese sanitarie, per terapie ed interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche senza dover avere un minimo di anni di  iscrizione e per l’inbtero ammontare del capitale accumulato, ovvero per l’acquisto della prima casa di abitazione, per sé o per i figli, documentato con atto notarile, o per la realizzazione di altri interventi relativamente alla prima casa di abitazione, documentati come previsto dalla normativa stabilita ai sensi dell’articolo 1, comma 3, della legge 449/1997, fino al un massimo del 75% della posizione accumulata e dopo 8 anni di adesione, con facoltà di reintegrare la propria posizione nel fondo secondo modalità stabilite dal fondo stesso.
Sempre dopo 8 anni di iscrizione può essere chiesta al fondo l’anticipazione “per altre esigenze”, cioè senza dover fornire alcuna giustificazione, fino al 30% del capitale accumulato. Una sorta di bancomat sociale, perchè si tatta di un prestito immediato senza interessi nè assicurazione.. Anche in questo caso l’anticipo può essere reintegrato. La facoltà  di chiedere un’anticipazione senza giustificazione è esclusa per i pubblici dipendenti. In alternativa questi possono però chiedere un “piccolo prestito” che consiste in un anticipo fino a quattro mensilità a tasso agevolato. Anche qui senza dover fornire giuistificazioni.
Le anticipazioni sono soggette a tassazione separata con l’aliquota media degli ultimi 5 anni d’imposta; tale aliquota media non può comunque essere inferiore all’aliquota minima applicata sui redditi delle persone fisiche (attualmente pari al 23%).

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