La complementare nel contesto europeo: rischi e opportunità con i Pepp

Scritto il alle 09:09 da [email protected]

Non molto tempo fa, sul finire del 2016 Mefop si è interessato alla situazione della previdenza complementare in sede europea. Partendo dalla famosa direttiva Iorp 2 ha esaminato le prospettive reali e potenziali esistenti al fine di individuare le opportunità che può offrire un ampiamento derivante da una facilitazione di sviluppo in tutta la Ue della pensione integrativa, senza sottovalutare i rischi che si possono incontrare in una operazione di così vasta portata, né enfatizzare le opportunità. Già in una situazione stabile, con una Unione rafforzata, sarebbe un’operazione titanica, sia detto senza esagerazione. Con le fibrillazioni attuali ed una Ue che sembra alle prese di un’inarrestabile cupio dissolvi, il problema si presenta ancora  più complesso.
Mentre fino a poco tempo fa i Paesi membri erano convinti nell’esigenza di procedere al rafforzamento dell’unificazione delle istituzioni, leggi, normative e regolamenti, oggi questo slancio si è molto affievolito se non addirittura volto nel suo contrario. Oltre al caso limite dell’Inghilterra che ha deciso addirittura di uscirne, ogni Stato membro, quando non è palesemente ostile adotta la classica politica del “muro di gomma”. Fra un po’ celebreremo a Roma la ricorrenza della fondazione della Ue, forse troppo frettolosamente allargata ad Est e sarà forse solo una cerimonia retorica come quella della scorsa estate a Ventotene con Renzi, Hollande e Merkel, il primo un leader attualmente in quarantena, il secondo prossimo alla pensione e la terza ancora non si sa con quale futuro, ma senza godere più lo charme carismatico di prima. La crisi economica prima che ha mandato in frantumi specialmente le economie dei paesi mediterranei della UE, Spagna, Italia, Portogallo, Grecia e Cipro, l’esplosione degli arrivi degli extracomunitari dopo hanno fatto risorgere nazionalismi esacerbati e voglia di erigere cortine dappertutto.
Però i problemi non scompaiono ignorandoli. Perciò pur fra mille difficoltà il lavoro di mettere assieme le cose continua, oltre che in campo economico e della sicurezza, anche  in campo sociale, fra cui un posto preminente occupa la previdenza integrativa visto l’accertata impossibilità dei sistemi pubblici di far fronte a pensioni adeguate e sostenibili.
Una previdenza complementare armonizzata nei paesi membri della Ue non solo tutela meglio gli aderenti, a cominciare dai transfrontalieri ma genera risvolti positivi per l’economia europea unitamente considerata. Ora invece di rafforzare questi diritti, legati alla libera circolazione delle persone, vengono messi addirittura in discussione perché non sostenibili o per altri motivi politici che non si possono dire apertamente. Un atto di miopia che arreca solo danni. La direzione giusta è quella di procedere al consolidamento dei diritti legati al welfare non più nazionale, ma comunitario. In questo quadro un ruolo principale lo possono svolgere i fondi professionali privati, aziendali e di categoria  ed i Pepp, una sorta di Pip europei.

Partendo  dalla realizzazione di un accettabile livello di armonizzazione delle regole in tema di trasparenza, mantenendo secondo le indicazioni IORP il rispetto delle normative degli altri Stati membri specie in materia di informativa, la strada sarà lunga e difficoltosa, ma gli obiettivi chiari e definiti.Se i movimenti delle persone rimarranno o diventeranno sempre più frequenti e dinamici la dimensione del fenomeno aumenta di conseguenza.Da una parte ci sono le persone che si muovono, dall’altra i fondi pensioni che operano non solo nel paese di origine ma in tutti gli Stati membri.
Nel caso di trasferimenti tra paesi dei fondi pensione, ci deve essere un ruolo sempre più attivo di entrambe le Autorità di vigilanza, quella del paese del fondo ricevente e del fondo trasferente.
Per i fondi che effettuano attività cross-border è evidente l’obbligo di essere pienamente patrimonializzati, prevedendo un pronto intervento dell’Autorità di Vigilanza laddove il fondo venisse a trovarsi in una situazione di sotto-patrimonializzazione. Mario Padula presidente Covip è convinto che i fondi devono dotarsi delle seguenti funzioni chiave, il risk-management ed un internal audit..
Secondo l’esponente della Covip, i fondi pensione devono fare periodicamente la valutazione dei rischi. Per quanto riguarda invece la fase di adesione e di accumulo la normativa vigente è allineata con gli indirizzi presi a livello Europeo. Nella fase di accumulo, il ruolo primario è svolto dal Pension Benefit Statement, cioè la previsione della prestazione pensionistica.
Alcuni profili di novità riguarderanno la fase antecedente e quella successiva all’erogazione ma dovranno essere recepiti nei singoli ordinamenti mentre l’attività normativa e di regolamentazione a livello Europeo si dibatte tra necessità di uniformare e quella di tener conto delle ineliminabili specificità dei sistemi pensionistici di ogni paese.
Le Autorità di Vigilanza nazionali possono perciò svolgere un ruolo cruciale nella formazione della normativa e della regolamentazione comunitari.
I fondi professionali/aziendali/negoziali di categoria, ma anche i prodotti pensionistici individuali, sono destinati a svolgere un ruolo variabile in funzione dell’assetto complessivo del sistema pensionistico di riferimento, che presentano differenze enormi tra i vari paesi dell’Unione.
La Comunità deve innescare quei processi di cambiamento non più rinviabili. A fianco dei fondi professionali aziendali c’è il mercato unico dei prodotti pensionistici. Secondo Gian Paolo Ruggiero, dirigente del Ministero dell’Economia – Dipartimento del Tesoro, le adesione a piani pensionistici individuali a livello europeo rappresentano rischi ma anche opportunità, proprio per superare i rischi legati allo sviluppo della previdenza complementare in Europa a macchia di leopardo. Noi abbiamo di fronte una previdenza di secondo pilastro rafforzata con la Iorp2, ma attualmente molto sviluppata in pochi stati membri (es Olanda, Danimarca e prima che se ne uscisse, il Regno Unito, mediamente sviluppata in altri stati membri (es. Italia), scarsamente sviluppata in molti stati membri (stati piccoli o Est-Europa)
La situazione in Italia è grosso modo la seguente:
–Secondo pilastro preponderante se consideriamo sia i Fondi negoziali che quelli preesistenti
–Terzo pilastro comunque significativo grazie alla diffusione dei fondi pensione aperti e ai PIP.
–Fondi aperti e PIP pesano grosso modo come i fondi negoziali (che hanno meno iscritti ma più patrimonio). In generale il tasso di adesione è da migliorare. Molto lavoro già fatto, sia dalla Commissione sia da EIOPA con l’obiettivo dichiarato di coniugare lo sviluppo del risparmio previdenziale privato con quello del mercato comune dei capitali, perché possono essere uno strumento per ridurre la frammentazione, conseguire economie di scala e assicurare maggiore tutela del risparmiatore previdenziale.
L’Eiopa già nel 2015 lanciò una pubblica consultazione per promuovere i Pepp (Pan-European Personal Pension). A tutt’oggi molto rimane di indefinito. Come accennato, vogliono essere gli equivalenti dei nostri Pip, piani  pensionistici individuali di matrice assicurativa, così da poter offrire a tutti i lavoratori comunitari la possibilità di una copertura pensionistica integrativa. Ma mentre i nostri Pip sono ben strutturati i Pepp ad oggi rimangono una nebulosa indefinita.
Ma cosa sono i Pepp? Di preciso non lo sappiamo ancora! Lo sapremo solo dopo la proposta della Commissione da negoziare da parte dei co-legislatori. Da quel poco che si sa tramite l’Eiopa gli obiettivi di policy dei PEPP sono fra gli altri quello di ridurre le barriere all’entrata e gli ostacoli all’attività transfrontaliera delle società di assicurazioni, sviluppare la previdenza complementare in quei stati membri in cui è assente o quasi, ridurre la frammentazione dei regimi fiscali e dell’eccessiva segmentazione delle regole di investimento, regole che comunque devono essere basate sul principio della prudent person, unitamente ad efficaci assetti di vigilanza in tutti i paesi e  una  limitazione dei costi (di adesione, di switching, di gestione), soprattutto attraverso una efficace politica di standardizzazione, trasparenza e monitoraggio continuo.

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