Così si occulta il debito pensionistico

Scritto il alle 08:59 da [email protected]

Lo scorso 16 gennaio 2017 nel palazzo Wedekind, ex sede di un giornale della destra romana, oggi sede di rappresentanza della presidenza Inps, si è tenuto un convegno organizzato dall’Inps naturalmente “Esplicitare il debito implicito”. Palazzo Wedekind si affaccia direttamente su Palazzo Chigi e a pochi passi dal Parlamento. Il titolo generico si indirizzava alla spesa pensionistica italiana. Secondo Boeri non tutta la spesa pensionistica è riportata nel bilancio statale, ma è come se fosse occultata, lamentandosi inoltre che le regole fiscali europee sono troppo miopi nel valutare l’impatto delle riforme volte a introdurre flessibilità sostenibile in uscita in Italia. Voglio rammentare che per Implicito si intende qualcosa che c’è o è deducibile anche se non materialmente riportato.
Intervenendo successivamente  il giorno 23 a Milano al Convegno Tuttopensioni organizzato dal Sole 24 Ore ha rincarato la dose.
Per il presidente Inps della manovra «aumenta la spesa pensionistica aumentando la generosità di trattamenti su categorie che hanno già fruito di trattamenti più vantaggiosi di chi ne fruirà in futuro». Ha poi puntato l’indice sull’estensione della quattordicesima.«Nell’ambito del sistema pensionistico permangono forti iniquità, differenze di trattamento macroscopiche anche alla stessa generazione, e su questo fin qui non si è intervenuti» ha aggiunto. Per questo bisogna sempre guardare al debito implicito, su cui ha spiegato, «ho visto tanto scetticismo». Il debito implicito, ha invece concluso, «è l’insieme delle impegni presi dallo Stato nei confronti degli attuali contribuenti, pensionati e contribuenti futuri. E se si dice che il debito implicito è qualcosa che non ha valore si sta implicitamente dicendo che in futuro si taglieranno le pensioni».

.Ma le pensioni basse dei giovani di oggi non saranno ancora più basse a causa degli assegni da nababbo in godimento dai pensionati di oggi ( la pensione media è di 987 euro). Se ciò avverrà e ci sono tutte le premesse che ciò avvenga, forse dipende dall’andamento del mercato del lavoro, dai lavori flessibili, dalle carriere discontinue, dall’andamento del PIL. Probabilmente se si fa ripartire l’economia reale potremmo lasciar stare in pace i pensionati in essere e avere fiducia in pensione adeguate per quelli futuri; avendo un lavoro stabile potranno/potrebbero perfino aderire alla previdenza complementare. Sulla quale previdenza complementare, Boeri non si è mai pronunciato, né per affermarne la negatività, né la positività.
A supporto delle sue tesi, Boeri ha fatto intervenire Laurence Kotlikoff, professore universitario di Boston, già facente parte del Consiglio dei consulenti economici del presidente Ronald Reagan. Il professore ha chiarito meglio il concetto.
Secondo Kotlicoff la teoria economica non fa alcuna distinzione tra il debito esplicito e quello implicito di uno Stato. La ragione per cui parte del debito è esplicito (iscritto in Bilancio) e parte implicito (fuori Bilancio) è semplicemente dovuta ad una scelta lessicale(?). Ed ha fatto degli esempi.
il Governo quest’anno prende €1.000 da un lavoratore e si obbliga a ripagarlo con €5.000 fra 30 anni. In questo stesso anno spende anche €1.000. Ipotizziamo un tasso di interesse annuo del 5% per 30 anni. Il Governo può dire di aver preso in prestito €1.000 dal lavoratore con l’impegno di versargli, fra 30 anni, un capitale di €4.300 comprensivo di interessi più un trasferimento di €700?
In questo caso il deficit annuale ammonta a €1.000. Oppure il Governo può dire di aver tassato il lavoratore per un importo di €1.000 con l’impegno di pagarlo fra 30 anni con un trasferimento di €4.300?
In questo caso il deficit annuale è pari a € 0. O ancora, il Governo può dire di aver tassato il lavoratore per un importo di €10.000, di avergli prestato quest’anno €9.000 che dovrà restituire in 30 anni. Riceverà, quindi, dal lavoratore un capitale di €38.700 più interessi in 30 anni, ma fra 30 anni gli farà un trasferimento di €43.700.
In questo caso il surplus annuale è di €9.000. Allora, il deficit di un determinato anno può essere di 1.000, 0, -9.000 euro? Domanda senza risposta. Per il bostoniano si tratta dei principi fondamentali e il debito esplicito non è un principio fondante in economia. Il debito esplicito non è ben definito! E’ lo stesso concetto della relatività in fisica dove distanza e tempo non sono concetti univocamente definiti.
La loro misurazione è mera funzione di come vengono espressi in maniera soggettiva, nel caso di specie, il quadro di riferimento di colui che li misura (velocità e direzione nello spazio). Il fiscal gap ( = valore attuale della spesa – valore attuale delle tasse + debito netto esplicito) è sempre ben definito. Tutte le sue voci sono riportate in bilancio
Nell’ esempio, il fiscal gap è sempre di €1.000.
Quindi per rimanere in campo pensionistico, le riforme che introducono flessibilità in uscita, generano costi immediati (più pensioni oggi) e risparmi futuri (pensioni più basse domani) che non sono immediatamente evidenziabili ma impliciti.
Il Ragioniere Generale dello Stato Dr Daniele Franco ,intervenuto in conclusione del convegno, ha messo un po’ le cose a posto precisando che nel bilancio e nelle previsioni della spesa italiana non c’è niente di implicito, ma è tutto esplicito. Nella UE già si calcola il debito implicito tramite proiezioni a lungo termine perché l’analisi della sostenibilità è di natura previsionale
Egli, parlando della proiezione nel lungo periodo del debito pensionistico, ha ricordato che il gap fiscale è uno strumento potente, ma il suo uso non è privo di problemi in un contesto multi-Stati eterogenei come l’UE..
Pur rappresentando la soluzione migliore, il Fiscal Gap, non è facilmente praticabile per 27 paesi perché la valutazione di alcune attività è difficile, (la liquidità per esempio, come pure i dati sulla passività finanziarie non maturate e non sempre disponibili
Le tendenze future nel campo della salute e LTC dipende da molti fattori, tuttavia, si può integrare il deficit delle partite correnti e gli indicatori del debito lordo con informazioni sulla maggior parte delle attività liquide (ad esempio depositi, crediti – le principali attività non finanziarie (ad esempio crediti d’imposta) , previsioni di lungo periodo degli sviluppi di bilancio.
La CE calcola le sue proiezioni su tre indicatori per valutare la sostenibilità delle finanze pubbliche di ogni paese dell’UE: sostenibilità a breve termine, la sostenibilità a medio termine, e la sostenibilità a lungo termine. Gli indicatori a medio e lungo termine rappresentano l’aggiustamento di bilancio permanente (in termini di costante riduzione delle spese non legate all’età o costante incremento dei ricavi) necessario per raggiungere gli obiettivi di medio e lungo termine.
Per raggiungere un obiettivo di debito pari al 60% del PIL nel 2030 occorre tener presenti 3 componenti: gap di debito stabilizzazione e saldo primario. Gli Indicatori combinano analisi delle tendenze demografiche, la produttività, l’evoluzione del mercato del lavoro e la politica fiscale. Ma le interazioni tra questi fattori sono a volte solo meccaniche.
Inoltre gli Indicatori di sostenibilità si basano su proiezioni di spesa e le ipotesi coerenti con la legislazione vigente ma non dicono molto circa la distribuzione della spesa e delle entrate attraverso le generazioni e all’interno di generazioni.

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2 commenti Commenta
bano
Scritto il 25 gennaio 2017 at 11:05

buongiorno a lei Camillo….

le dovrei chiedere un parere su degli aspetti giuridici di un fondo previdenza, come posso contattarla se possibile…..
grazie
Ivano

    clinguella
    Scritto il 27 gennaio 2017 at 17:29

    Puoi inviarmi una e mail a [email protected] oppure inviami un contatto telefonico che ti contatterò quanto prima
    Camillo Linguella

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