C’è troppa ignoranza finanziaria in giro

Scritto il alle 09:08 da [email protected]

Facendo seguito alle difficoltà di alcune banche a partire dalla scorsa estate, i mass media ed in special modo le televisioni hanno riportato le proteste, le denunce  e le lamentele di molti cittadini che fidandosi delle promesse degli “esperti” hanno perso tutti i loro risparmi. Ci fu perfino un suicidio. Ultima in ordine di tempo è la crisi del Monte dei Paschi di Siena, lungi dall’essere risolta. Conseguenze di una innegabile ignoranza dei prodotti e dei meccanismi che regolano i mercati finanziari.
Il gap riguarda anche le scelte di adesione alla previdenza complementare e nell’ambito di queste, l’ulteriore scelta del comparto dove far investire il proprio risparmio previdenziale affinchè il capitale investito venga restituito accresciuto al pensionamento.
Banca d’Italia, Ivass, Consob, Covip, Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio e il Museo del Risparmio hanno presentato il 18 gennaio 2017a Roma, i risultati del primo censimento delle iniziative di educazione finanziaria sul territorio italiano.

Le iniziative, nel triennio 2012-2014, sono state oltre 200 e il numero di giovani e adulti coinvolti è cresciuto in modo significativo durante questo periodo. Le iniziative, tuttavia, sono risultate eterogenee e frammentate, con una quota rilevante di programmi a dimensione contenuta. Uno dei maggiori punti di attenzione, riscontrato anche a livello internazionale, è la difficoltà di capire se queste iniziative  poi incidono realmente sulle scelte individuali. Brutalmente se si tratta o meno di tempo e denari persi!

L’obiettivo della rilevazione effettuata, è quello di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sull’importanza di accrescere il livello di cultura finanziaria nel nostro paese, di rafforzare il coordinamento delle iniziative e di tracciare insieme un concreto percorso che conduca di fatto a una Strategia Nazionale di Educazione Finanziaria.
L’alfabetizzazione finanziaria è fondamentale per mettere i cittadini nelle condizioni di compiere scelte economiche e finanziarie consapevoli. Si tratta di una abilità di carattere personale, distinta da quella economica che ricomprende concetti quali la teoria della domanda e dell’offerta e le strutture del mercato.

Secondo l’OCSE l’educazione finanziaria è:
[…] quel processo mediante il quale i consumatori/investitori migliorano le proprie cognizioni riguardo a prodotti, concetti e rischi in campo finanziario e, grazie a informazioni, istruzione e/o consigli imparziali, sviluppano le abilità e la fiducia nei propri mezzi necessarie ad acquisire maggiore consapevolezza delle opportunità e dei rischi finanziari, a fare scelte informate, a sapere dove rivolgersi per assistenza e a prendere altre iniziative efficaci per migliorare il loro benessere finanziario.
Ad oggi i livelli di alfabetizzazione finanziaria sono spesso insufficienti rispetto alla complessità delle decisioni e ai rischi da affrontare. Ma conoscere di più può evitare molte scelte sbagliate ea volte tante tragedie.
In relazione alla previdenza complementare, secondo l’indagine campionaria “Promuovere la previdenza complementare” come strumento efficace per una longevità serena, condotta dal CENSIS per la COVIP nel 2012, i lavoratori italiani dispongono di una limitata conoscenza delle caratteristiche e del funzionamento del sistema pensionistico, in generale, e della previdenza complementare, in particolare.
Pur percependo la necessità di dover integrare la pensione pubblica, gli italiani ricorrono poco alla previdenza complementare poiché ne ignorano anche gli aspetti di funzionamento basilari (ad esempio, i benefici fiscali riconosciuti ovvero il fatto che la rivalutazione dei contributi versati dipende dall’andamento dei mercati finanziari); le carenze sono diffuse in tutte le fasce di popolazione.
La Standard & Poor’s Ratings Services Global Financial Literacy Survey, condotta nel 2014 e diffusa nel 2015, ha mostrato che nel confronto internazionale gli italiani sono tra gli adulti meno preparati: solo il 37 per cento conosce almeno tre concetti di base tra inflazione, tasso di interesse, capitalizzazione composta e diversificazione del rischio; la percentuale è inferiore alla media dell’Unione Europea, pari al 52 per cento, e al dato rilevato in tutte le altre economie avanzate.
Anche per i giovani italiani le conoscenze economico-finanziarie sono inferiori a quelle dei coetanei stranieri. Nell’indagine OCSE-PISA 2012, che ha introdotto per la prima volta una valutazione del livello di alfabetizzazione finanziaria dei quindicenni, l’Italia occupa il penultimo posto.
Circa il 22 per cento degli studenti italiani non ha raggiunto il livello considerato di base – è risultato capace, tuttalpiù, di riconoscere la differenza tra bisogni e desideri, di prendere decisioni semplici sulle spese quotidiane e di comprendere lo scopo dei documenti finanziari elementari – mentre solo il 2 per cento si è posizionato al livello più elevato. L’Italia è anche l’unico paese dove, già a quindici anni, i maschi hanno mostrato in media competenze superiori alle femmine. L’alfabetizzazione finanziaria è fortemente correlata con le competenze in matematica e lettura; tuttavia per gli italiani il legame è più debole che altrove.
Fra il 2012/2014, l’offerta di educazione finanziaria si è caratterizzata per un numero elevato di programmi di piccola dimensione: quasi due iniziative su tre hanno coinvolto nel triennio meno di 1.000 persone, a fronte di circa un decimo con più di 10.000 partecipanti. La contenuta dimensione riflette una progettualità parcellizzata, promossa da organizzazioni eterogenee che spesso destinano risorse limitate a questa attività.
Nel periodo considerato sono emerse anche iniziative a carattere locale, soprattutto di sensibilizzazione, concentrate prevalentemente nelle regioni settentrionali, dove è più forte l’associazionismo e la presenza di intermediari locali. Il mondo finanziario, che comprende gli intermediari finanziari e le imprese di assicurazione include le associazioni di intermediari, le fondazioni bancarie, le fondazioni assicurative e le altre fondazioni connesse agli intermediari, ha concorso direttamente o indirettamente a quasi tre iniziative su quattro. Un ruolo rilevante per lo sviluppo dell’educazione finanziaria è stato rivestito anche dal settore scolastico e dalle associazioni di categoria e dei fondi pensione che stanno assumendo in proprio anche quest’onere perché hanno capito l’importanza che riveste una buona conoscenza finanziaria nello sviluppo del secondo pilastro. Delle 200 iniziative bel 21 sono state fatte dai Fondi Pensione.  Sotto questo aspetto Mefop, la società per lo sviluppo del mercato della previdenza complementare, lodevole di moltissime iniziative, ha un ruolo ancora molto defilato. Speriamo che rimedi presto.

Camillo Linguella

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1 commento Commenta
tbtcot
Scritto il 28 gennaio 2017 at 19:37

Guarda che se la gente impara.. ne sta alla larga…

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