Il fondo Atlante affonda: le Casse Pensioni fatto bene a non fidarsi

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Notizie non buone arrivano dal Fondo Atlante, fondo  costituito con il nobile intento di salvare il sistema bancario italiano. Hanno partecipato all’implementazione di Atlante 1 e 2 quasi tutte le maggiori banche, le fondazioni, la Cassa depositi e prestiti nonché Poste Vita. Unicredit, nel 2016 ha chiuso con forti perdite anche a causa delle svalutazioni connesse al fondo Atlante.
Quaestio sgr, la società di risparmio gestito che controlla il Fondo Atlante, alle prime avvisaglie di notizie negative, ha emesso un comunicato lo scorso 31 gennaio 2017 con il quale smentisce le perdite dichiarando il valore del fondo. La Sgr non ritiene sussistano adeguati elementi per concludere che Atlante va male, quindi tutto va bene. Di diverso avviso è invece la società indipendente di revisone dei conti, la Deloitte. Questa società, sempre il giorno 31 gennaio  ha reso noto la sua stima e fra le due valutazioni c’è una notevole differenza. Quaestio non dice che la stima è falsa, ma si prefigge di verificarla quanto prima non appena si renderanno disponibili nuove informazioni ufficiali e dati oggettivi.
Quaestio calcola il valore netto del Fondo al 31 dicembre in 3,48 miliardi di euro. E spiega: ai fini della valutazione delle partecipazioni che «non avendo direzione e coordinamento delle banche partecipate deve basarsi necessariamente su dati oggettivi e di pubblico dominio, deve tener conto delle prospettive di lungo periodo (avendo il Fondo durata quinquennale) e non può fare riferimento a prezzi di mercato in quanto le partecipazioni non sono quotate».
Di conseguenza, l’azionista al 98% di Veneto Banca e BancapopolareVicenza per calcolare il valore delle sue quote nei due istituti si rifà agli ultimi bilanci pubblici, cioè quelli al 30 giugno 2016. A quella data, viene precisato nella nota, «il patrimonio netto delle banche era significativamente superiore al valore dell’investimento complessivo effettuato, anche considerando l’ultimo versamento in conto futuro aumento di capitale del dicembre 2016 (pari a circa 900 milioni) e la breve durata trascorsa dall’effettuazione dell’investimento, la Sgr ritiene che non sussistano adeguati elementi per discostarsi da una valutazione al costo storico degli investimenti».
La società di revisione Deloitte, invece, ha valutato il capitale netto in  2,63 miliardi di euro, e cioè circa 850 milioni di euro in meno. Un giudizio che comporterebbe una svalutazione del 24% rispetto al valore iniziale.
Ciò vorrebbe dire che ogni quattro euro gli investitori ne hanno perso uno. Unicredit, Intesa , Cassa depositi e prestiti , Poste Vita avrebbero perso dai 200 ad una sessantina milioni di euro ciascuno. Un bell’affare.
Intanto possiamo dire che le Casse pensioni dei professionisti hanno visto giusto a sfilarsi dal Fondo Atlante e possono tirare un sospiro di sollievo, perché se era per Adepp, l’Associazione delle Casse pensioni privatizzate, oggi starebbero a piangere sulle perdite anzicchè sui profitti promessi. Il 25 luglio 2016 l’Adepp deliberò di “sostenere l’iniziativa Atlante 2″ per il salvataggio bancario, dopo la richiesta del governo di immettere 500 milioni di euro. L’Assemblea dellAassociazione, sottolinea il documento approvato ” riconosce l’importanza di investire a sostegno del sistema paese, nel quale i professionisti operano. La decisione dell’associazione delle casse pensionistiche di investire nel fondo Atlante 2 scaturì nel pomeriggio dello stesso giorno, al termine dell’Assemblea straordinaria dei vertici degli enti, convocata subito dopo l’incontro fra una delegazione dell’Adepp guidata dal presidente, con il premier Matteo Renzi e il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan, a Palazzo Chigi.
Molte casse non furono d’accordo subodorando i rischi e Adepp allora chiese più chiarimenti sull’investimento nel fondo, senza tuttavia ottenerne. Un mix di fattori che causarono lo stallo e il successivo congelamento dell’operazione. Il numero uno dell’Adepp  nonché presidente dell’Enpam Alberto Oliveti, giustificò questa decisione di segno opposto a quella presa in assemblea,  affermando che “in quella delibera abbiamo anche ribadito che le decisioni spettano ai cda delle Casse che devono fare tutte le necessarie valutazioni sui rischi e sul rendimento, nel rispetto delle asset allocation, delle procedure e delle proprie politiche di investimento. Noi siamo chiamati ad investire non soldi che ci sono stati dati volontariamente e fiduciariamente ma risparmi previdenziali che ci sono stati versati obbligatoriamente. La cautela quindi deve essere doppia”.
Questo ripensamento, se le stime della Deloitte fossero suffragate da convalide successive, avrebbe evitato alle Casse dei professionisti una perdita stimata in circa 125 milioni di euro!

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