Il 2016 chiude positivo. Battuto di nuovo il Tfr

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Durante tutto il 2016 i mercati finanziari sono stati sull’otto volante da mettere i brividi al più coraggioso operatore finanziario a causa dell’andamento dei titoli azionari specie quelli bancari che hanno avuto perdite abbastanza consistenti. Né sono andati meglio i titoli di debito pubblico perché in conseguenza del QE della BCE i rendimenti sono stati tutti negativi. Le perdite dell’azionario erano state stimate del 2,1% mentre nell’ obbligazionario la remissione è stata contenuta nello 0,5%. L’indice mibtel di Milano a gennaio 2015 era sui 24.000 punti, il 2016 si è chiuso con circa 20.000 punti. Una perdita di 4.000 punti non è certamente indice di buona salute. E la discesa non accenna ad arrestarsi sempre a causa dei titoli bancari che stanno affondando anche il fondo Atlante che doveva salvarli. Oggi il mibtel naviga attorno ai diciottomila punti, mentre il mitico spread che ci aveva allietato con le sue puntate in alto per tutto il 2011 e 2012 e di cui avevamo dimenticato l’esistenza, è tornato prepotentemente alla ribalta. Era comprensibile  pertanto una forte preoccupazione per i rendimenti della previdenza complementare. 
Ora però si può tirare un sospiro di sollievo perché la Covip la settimana scorsa ha reso noto i principali dati statistici aggiornati a dicembre 2016, dai quali risulta che i rendimenti sono stati di segno positivo.

Vediamo un pò nel dettaglio.
adesioni
Alla fine del 2016, le adesioni alla previdenza complementare sono circa 7,8 milioni; al netto delle uscite, la crescita dall’inizio dell’anno è pari a 557.000 unità (7,7 per cento). Nei fondi negoziali, si è registrato un incremento di 177.000 iscrizioni (7,3 per cento), per un totale a fine anno di 2,597 milioni; in tutto il corso dell’anno, le adesioni sono state ancora trainate dal meccanismo di adesione contrattuale ai fondi rivolti ai lavoratori del settore edile. L’andamento delle iscrizioni è stato marginalmente più dinamico nelle forme pensionistiche di mercato offerte da intermediari finanziari. Le adesioni sono aumentate di 108.000 unità nei fondi aperti (9,5 per cento) e di 271.000 nei PIP “nuovi” (10,5 per cento), portando il totale complessivo a fine anno, rispettivamente, a circa 1,259 milioni e 2,867 milioni.

 risorse  gestite
Secondo stime preliminari che escludono la crescita dei fondi pensione preesistenti e dei PIP “vecchi”, a fine 2016 il patrimonio accumulato dalle forme pensionistiche complementari si è attestato a 149 miliardi di euro. Le risorse dei fondi negoziali ammontano a 45,9 miliardi, in crescita dell’8 per cento. I PIP “nuovi” dispongono di un patrimonio di 23,8 miliardi e i fondi aperti di 17 miliardi; l’incremento nell’anno è stato, rispettivamente, del 18,8 e del 10,8 per cento.

rendimenti
I rendimenti aggregati, al netto dei costi di gestione e della fiscalità, sono stati in media positivi per tutte le tipologie di forma pensionistica e per i rispettivi comparti. I fondi negoziali e i fondi aperti hanno reso in media, rispettivamente, il 2,7 e il 2,2 per cento; per i PIP “nuovi” di ramo III, il rendimento medio è stato del 3,6 per cento. Nel 2016 il TFR si è rivalutato, al netto dell’imposta sostitutiva, dell’1,5 per cento. All’interno di ciascuna delle diverse tipologie di forma pensionistica, i risultati più elevati si sono avuti nelle linee a maggior contenuto di titoli di capitale, sospinte dall’apprezzamento dei corsi azionari nell’ultimo trimestre dell’anno; nello stesso periodo, i rendimenti delle linee obbligazionarie e garantite hanno subito l’effetto della riduzione dei corsi dei titoli di debito, pur rimanendo  mediamente  in territorio positivo.

Camillo Linguella

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