I nodi da sciogliere dell’ape sociale

 Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha convocato le Organizzazioni Sindacali per domani giorno 21 febbraio per discutere sui temi previdenziali e  fare il punto sui  provvedimenti in materia avviati con l’ultima legge di Bilancio. E’ facile prevedere che l’attenzione prioritaria sarà concentrata sulla novità derivante dall’istituzione di una categoria nuova di zecca quale è l’Ape  che entrerà in vigore dal 1 maggio 2017.
Il governo sta approntando alacremente  i decreti attuativi per consentire l’applicazione  concreta dell’anticipo pensionistico nelle sue tre versioni, Ape volontariaApe social(e) e Ape  aziendale alla data stabilita. Probabilmente staranno intercorrendo anche incontri con l’Associazione bancaria ( ABI) e l’Istituto di vigilanza sulle assicurazioni (Ivass) per quanto riguarda l’accesso al prestito pensionistico e all’assicurazione per premorienza. Si presume che la convocazione dei sindacati abbia come scopo principale sentire il parere delle Confederazioni prima di renderli pubblici. Sarebbe il caso che sentisse anche Tito Boeri, così si risparmiano delle critiche a posteriori, anche se, ne sono certo,  arriverebbero comunque.
Delle “3 Api” che ronzano nell’alveare, naturalmente da parte dei diretti interessanti, cioè gli aspiranti pensionati e delle Organizzazioni sindacali, l’interesse maggiore si concentra sulla disciplina dell’ape sociale o ape social per gli inguaribili anglofili che ancora esistono nonostante la brexit.

L’ applicazione  dell’Ape sociale presenta molti importanti nodi da sciogliere ed è quella che incide di più sulla spesa pubblica. Perché l’ape volontaria se la pagano i richiedenti mentre i costi dell’ape aziendale sono a carico delle imprese. Indubbiamente ci sarà un braccio di ferro fra la volontà di un’applicazione restrittiva da parte del ministro del lavoro ed una opposta dei sindacati.
Non a caso le Confederazioni prima ancora della convocazione di Poletti avevano chiesto la riattivazione del tavolo di confronto sulla seconda fase dell’accordo delle pensioni, perché con la manovra aggiuntiva che gravita nell’aria, le prese di posizioni di una parte dei senatori che non vogliono l’aumento delle accise, la preoccupazione è quella che i criteri di accesso potrebbero essere ancora più riduttivi di quelli ipotizzati.
Non dimentichiamo che la legge di bilancio 2017 è stata approvata, in fretta e furia senza nessuna possibilità di emendarla  o di scrivere semplicemente un testo più chiaro e definito.
In via sperimentale, la legge dà la possibilità, dal 1° maggio 2017 e fino al 31 dicembre 2018, ai lavoratori che si trovano in determinate condizioni, a partire dal compimento del requisito  dei 63 anni, di ottenere un’indennità mensile per una durata dal periodo intercorrente  tra la data di  concessione del beneficio, poniamo  a 63 anni, e il raggiungimento dell’età prevista dalla legge Fornero, oggi pari a 66 anni e 7 mesi (Art. 24 del decreto-legge 201/2011), per complessivi 3 anni  e 7 mesi, dopo di che scatta la pensione Inps..

Le condizioni per ottenere l’Ape sociale sono:
a) essere in stato di disoccupazione da almeno tre mesi e  in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni;
b) assistere, al momento della richiesta e da almeno sei mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap ai sensi della legge 104/1992, ed essere  in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni;
c) avere una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile, superiore o uguale al 74 per cento ed essere  in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni;
d) essere lavoratori dipendenti che  al momento della decorrenza dell’indennità svolgono una delle seguenti professioni da almeno sei anni in via continuativa e in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 36 anni:
•    operai dell’industria estrattiva ed edilizia e manutenzione degli edifici
•    conduttori di gru o macchinari mobili per le costruzioni
•    conciatori di pelli e di pellicce,
•    conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante
•    conduttori di mezzi pesanti e camion
•    personale delle professioni sanitarie infermieristiche e ostretiche ospedalieri con lavoro   organizzato in turno
•    addetti all’assistenza di persone  in condizioni di non autosufficienza
•    insegnanti della scuola d’infanzia ed educatori di asili nido
•    facchini, addetti allo spostamento merci e assimilati
•    personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia
•    operatori ecologici ed altri raccoglitori e separatori di rifiuti.
La concessione dell’indennità è subordinata alla cessazione dell’attività lavorativa e, non può superare 1500 euro mensile e  non spetta a coloro che sono già titolari di un trattamento pensionistico diretto.
L’indennità è compatibile con la percezione dei redditi da lavoro dipendente o parasubordinato nel limite di 8.000 euro annui e dei redditi derivanti da attività di lavoro autonomo nel limite di 4.800 euro annui.
Per i lavoratori pubblici, e per il personale degli enti pubblici di ricerca, che cessano l’attività lavorativa con l’ape sociale, i termini di pagamento delle indennità di fine servizio comunque denominate  iniziano a decorrere al compimento dell’età di 66 anni e 7 mesi  e sulla base della disciplina vigente sul tfr/tfs corresponsione del trattamento di fine servizio comunque denominato.
Il decreto attuativo  del Ministro del lavoro, di concerto con il Mef, dovrebbe essere pronto  ai primi di marzo 2017 e deve riguardare in  particolare:
a) la determinazione delle caratteristiche specifiche delle attività lavorative;
b) le procedure per l’accertamento delle condizioni per l’accesso al beneficio e la relativa documentazione da presentare;
c) l’attività di monitoraggio;
d) le comunicazioni che l’Inps deve  fornire all’interessato in esito alla domanda;
e) la predisposizione dei criteri dell’attività di verifica ispettiva ministeriale;
f) le modalità di utilizzo da parte dell’Inps delle informazioni relative alla dimensione, all’assetto organizzativo dell’azienda e alle tipologie di lavorazioni aziendali;
g) l’individuazione dei criteri di priorità;
h) le forme e modalità di collaborazione tra enti pensionistici con particolare riferimento allo agli elementi in ordine alle tipologie di lavoratori interessati.
Mentre per l’accesso per chi ha 30 anni di contributi, il campo sembra sufficientemente definito, per i lavori gravosi ci sono parecchi nodi da sciogliere.
Innanzitutto il criterio dei 6 anni continuativi si riferiscono l’ultimo periodo di lavoro, nell’ultimo decennio o in uno dei qualsiasi periodi della vita lavorativa

La prima qiuestione è definire cosa si intende per gli anni contributivi di 30/36, se riguarda tutti i periodi accreditati, compresi quelli riscattati, ricongiunti, figurativi, disoccupazione, maternità o solo il lavoro effettivamente reso
Ci sarà battaglia anche sulle professioni. Le macroprofessioni sono state individuate in base alla classificazione Ateco. che costituisce la versione nazionale della nomenclatura europea Nace Rev. 2, pubblicata sull’Official Journal il 20 dicembre 2006 (Regolamento (CE) n.1893/2006 del PE e del Consiglio del 20/12/2006).
L’Ateco 2007 è stata definita ed approvata da un Comitato di gestione appositamente costituito. Il Comitato ha visto la partecipazione, oltre all’Istat, di numerose altre figure istituzionali come i Ministeri, l’Agenzia delle Entrate, le Camere di Commercio  e l’Inps che individuarono  un’unica classificazione. Oggi sia per la redazione delle  statistica ufficiali, l’attività fiscale e quella previdenziale si adotta quest’unica classificazione delle attività economiche. Tale risultato ha costituito un significativo passo in avanti nel processo di integrazione e semplificazione delle informazioni acquisite e gestite dalla Pubblica Amministrazione.
Tuttavia per ritornare all’Ape, fra le “professioni Ateco” e quelle  individuate dai sindacati non sempre c’è perfetto allineamento. Si dovrà incidere su queste senza aprire il cosiddetto assalto alla diligenza aumentando  a dismisura le attività gravose individuate dalla legge. La preoccupazione che aleggia nell’aria è dovuta alla richiesta di manovra aggiuntiva della Ue ed il rifiuto di aumentare le accise sulla benzina. In questo caso dovendo il governo tagliare da qualche parte, si attaccherà a tutto, come dicono a Roma e quindi la sua interpretazione sarà molto restrittiva.
Platea degli aventi diritto è stimata fra 50mila, 150mila, non molti in verità. Ma questi numeri poi alla verifica reale potrebbero essere suscettibili di aumento come di riduzione.
Il altro punto è il monitoraggio rispetto alle risorse stanziate e l’individuazione dei criteri di attribuzione in caso di splafonamento.
Infine come stabilire come si cerfiticano i lavori i lavori gravosi laddove non è possibile desumerli automaticamente o in base alla professione Ateco o disposizioni, ordini di servizi e simili o laddove non sempre è sufficiente l’elemento oggettivo. Occorrera una certificazione dell’azienda o un’autocertificazione suffragata da elementi probatori.
Come si vede ci sarà molto da lavorare.

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