Il profondo rosso dell’Inps e il Civ non approva il bilancio

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Ormai è guerra aperta fra gli organi dell’Inps. Il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’Inps non ha approvato il bilancio preventivo dell’Istituto per il corrente anno “non rinvenendo nello stesso l’attuazione degli indirizzi a suo tempo dati. Pur restando garantite dallo Stato le prestazioni poste a carico dell’istituto,”è evidente che una gestione del bilancio che presenti un andamento negativo del patrimonio deve essere oggetto di adeguata ed immediata attenzione”.
. La cosa in sé non ha effetti pratici perché non determina le dimissioni di nessuno, ma dimostra il livello di guardia raggiunto nell’istituto di previdenza sociale dopo la riorganizzazione unilaterale del presidente.
Contemporaneamente i patronati, gli organismi sindacali svolgono una parte significativa dei compiti di front office che dovrebbe essere di spettanza dell’Inps, minacciano una sorta di sciopero a decorrere dal prossimo mese di  marzo se non arriveranno risorse adeguate a sostegno della loro attività..
La bocciatura del bilancio segue di poco i rilievi critici mossi dalla  Corte   dei Conti. I nodi dell’Inps sono venuti al pettine, ma c’è poco da sperare in quei provvedimenti immediati per rimettere la baracca in sesto eliminando la conflittualità fra organi ormai palese, provvedimenti che sono stati riconosciuti indispensabili ed urgenti fin dall’indomani della infelice soppressione dell’Inpdap, cioè dal 2012. Ora la magistratura contabile che già negli anni scorsi aveva manifestato non poche riserve e perplessità ci riprova anche quest’anno, pur senza nutrire un’ eccessiva speranza in tal senso. II quadro politico, fra legge elettorali, scissioni, governi col contratto a termine, come un co.co.pro qualsiasi, ha altro cui pensare.
Meno male che gli organi istituzionali tengono la barra al centro e continuano il loro lavoro. La Corte dei Conti, sezione di controllo degli Enti, dopo aver esaminato il conto consuntivo dell’esercizio finanziario 2015 dell’Inps, le relazioni del Presidente e del Collegio dei sindaci, nell’adunanza del 9 febbraio 2017, al di là delle cifre, stima che ormai sia necessario un intervento del legislatore sulle norme che disciplinano l’attività dell’Inps, coordinando e razionalizzando le varie disposizioni esistenti, stratificate nel tempo, che hanno impedito la creazione di un grande polo della previdenza pubblica stabile, sicuro economicamente ed efficiente..
Proprio alla luce della bocciatura del bilancio di previsione 2017 la Corteha visto bene a ritenere che la riforma della governance debba partire dalla revisione delle funzioni e dei compiti dei tre principali organi – di indirizzo e vigilanza, di rappresentanza legale dell’ente, di indirizzo politico-amministrativo – che, insieme al direttore generale, compongono il modello duale e che secondo me andrebbe eliminato, come stanno cominciando a fare altri enti, ad esempio l’azienda pubblica dei servizi A2A di Milano. E’ il modello duale che non funziona. Giusto in astratto contiene di germi della paralisi dell’azione di qualsiasi società. Eppure tutti, sindacati, confindustria e forze politiche insistono su questo modello aggiustando un pò qua e un pò là, come dimostrano i numerosi disegni di legge e progetti di legge giacenti alle Camere.
D’altro canto, l’accentramento nella figura del presidente dei compiti prima spettanti al consiglio di amministrazione, sottolinea sempre la Corte dei Conti, alla prova dei fatti, non ha risolto i problemi che si prefiggeva, anzi, questo modello, secondo chi scrive, può dare magari adito se non ad un vero e proprio abuso di potere, sicuramente ad un eccesso di potere.
Il presidente dell’Inps, nominato nel febbraio del 2015, ha adottato nel corso del 2016 il nuovo regolamento di organizzazione che, oltre a dettare le linee fondamentali di
funzionamento dell’Istituto, stabilisce le competenze del presidente – anche in quanto titolare di quelle già affidate al Consiglio di amministrazione – e quelle del direttore generale. Dopo il regolamento di organizzazione è seguita l’emanazione di altri importanti provvedimenti, come le determinazioni relative all’Ordinamento delle funzioni centrali e territoriali dell’Inps e ai criteri e modalità per il conferimento degli incarichi dirigenziali.
Provvedimenti intesi alla razionalizzazione dell’organizzazione, attraverso una riduzione delle direzioni centrali ed il rafforzamento delle strutture territoriali. Un disegno volto, almeno nelle intenzioni, ad “avvicinare” l’Inps alle istituzioni locali e ai cittadini.
Questo per il futuro, nell’immediato, guardando i numeri c’è da mettersi le mani nei capelli. Le entrate contributive sono state pari a 214,79 md e segnano un incremento di 3,32 md sul precedente esercizio. L’importo più rilevante è costituito dalla gestione lavoratori del settore privato – comprensiva anche di autonomi, parasubordinati e lavoratori iscritti all’ex Enpals – pari a 159,44 md, in aumento rispetto ai 155,88 md del 2014 (+2,3per cento). Le entrate contributive della Gestione lavoratori del settore pubblico risultano pari a 55,35 md, con una diminuzione di 227 ml rispetto al 2014.
La spesa per prestazioni istituzionali ammonta a 307,83 md, con un incremento di 4,43 md ascrivibile principalmente all’aumento della spesa per pensioni (+4,26 md), pari a 273,07 md. Nel corso del 2015 sono state liquidate 671.934 nuove prestazioni previdenziali e 571.386 nuove prestazioni assistenziali, con un incremento rispettivamente dell’8,5 per cento e del 6,2 per cento rispetto al 2014. Le misure a sostegno del reddito ammontano a 34,76 md, con un incremento di 173 ml rispetto al 2014 a causa dell’aumento della disoccupazione.
L’aumento delle contribuzioni non sono sufficienti a compensare l’incremento delle prestazioni che incidono negativamente sugli equilibri della quasi totalità delle gestioni. I due maggiori fondi, Fondo pensioni lavoratori dipendenti (Fpld) ed ex Inpdap, contribuiscono, rispettivamente, per –8,8 md e per -4,4 md al risultato economico generale, rimanendo, invece, inalterato l’apporto positivo di contenimento del disavanzo dei parasubordinati (7,56 md) e delle prestazioni temporanee (2,69 md);
La gestione finanziaria di competenza dell’Istituto si chiude con un avanzo di 1,43 md (-7,01 md nel 2014) determinato dalla somma algebrica di un risultato di parte corrente negativo per 3,43 md e di parte capitale positivo per 4,86 md. Al risultato contribuisce l’apporto dello Stato a titolo di trasferimenti pari a 103,77 md, in aumento sul precedente esercizio di circa 5,33 md, che compensa ampiamente il margine negativo tra l’aumento delle entrate per contributi e spese per prestazioni, pari a 1,1 md.
Sul versante economico patrimoniale si assiste a una situazione in peggioramento rispetto al precedente esercizio. Lo scostamento tra i saldi finanziari e quelli economici è dovuto
principalmente all’andamento dei residui attivi. Il conto economico, infatti, espone – al netto dell’accantonamento a riserva legale per 2,952 md – un risultato economico di esercizio negativo per 16,3 md (-12,48 md nel 2014).

Camillo Linguella

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