I nodi da sciogliere su Rita – Anticipo della previdenza complementare

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Mercoledì 21 febbraio 2017 si è tenuta una riunione fra i sindacati ed il ministro del lavoro Poletti. L’incontro fa seguito agli impegni assunti nel verbale di sintesi dello scorso 28
settembre che si caratterizzavano per due distinte fasi di discussione: la prima che ha
trovato seguito nella legge di bilancio per il 2017, la seconda che dovrà svilupparsi nelle prossime settimane.
L’incontro ha avuto un carattere prettamente metodologico utile a definire
modalità e tempi delle prossime riunioni considerato che in questa fase l’urgenza è la
definizione dei decreti (DPCM) che dovranno regolare l’accesso all’APE Agevolata, al beneficio per il lavoro precoce, agli aspetti legati all’APE Volontaria, alla semplificazione della documentazione per la disciplina dei cosiddetti lavori usuranti. I sindacati hanno posto anche la questione dei dubbi applicativi della Rendita integrativa temporanea anticipata ( RITA) e richiesto l’abbreviazione dei termini di pagamento del tfr/tfs ai dipendenti pubblici che in caso di applicazione dell’Ape o della Rita vedono slittare il pagamento del Tfr fino a 4/5  anni!
A tal fine sono state individuati i seguenti appuntamenti:
• mercoledì 1 marzo ore 15.00 Approfondimento su Decreti;
• giovedì 23 marzo ore 9.00 Temi della seconda fase (Pensione contributiva di
garanzia, lavoro di cura, flessibilità uscita sistema contributivo, aspettativa di
vita, rivalutazione pensioni);
• si è fissato inoltre un incontro sul tema lavoro (Ammortizzatori e ANPAL) per il prossimo 9 marzo.
RITA
L’ Art 1 comma 188 e seguenti della legge di bilancio 2017, la legge 232/2016 istituisce e disciplina la famosa Rita. I lavoratori iscritti alla previdenza complementare, a decorrere dal 1° maggio 2017, in via sperimentale fino al 31 dicembre 2018, in possesso dei requisiti di età, contributivi e di maturazione del diritto a pensione di vecchiaia e in possesso della certificazione Inps, possono chiedere l’erogazione , in tutto o in parte, la « Rendita integrativa temporanea anticipata » (RITA), decorrente dal momento dell’accettazione della richiesta fino al conseguimento dei diritto a pensione nel regime obbligatorio. Consiste nell’erogazione frazionata, per il periodo considerato, del montante accumulato richiesto.
La parte imponibile della rendita, è tassata con l’aliquota del 15 per cento ridotta di una quota pari a 0,30 punti percentuali per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione a forme pensionistiche complementari con un limite massimo di riduzione di 6 punti. Cioè l’aliquota è del 9%.
Queste disposizioni si applicano anche ai dipendenti pubblici che hanno aderito alle forme pensionistiche complementari loro destinate.
Su questa disposizione i dubbi  che richiedono un chiarimento sono parecchi.
Per esempio va espressamente precisato (in sede di circolari Inps) che è possibile chiedere la certificazione per l’Ape volontario sia per consentire di ottenere quest’ultima con l’Ape sociale sia per accedere alla Rita.
Chiarire se servono modifiche statutarie e regolamentari per l’attivazione.
Chiarire se la gestione e l’erogazione della rendita temporanea possono essere curate direttamente dal fondo, mediante trasferimento del montante richiesto nella linea garantita, oppure se è richiesto in ogni caso il coinvolgimento di una compagnia assicurativa.
Modalità di erogazione del montante residuo. Occorre precisare come si tiene conto delle parte di montante già erogata in Rita ai fini della
determinazione delle quote del montante residuo liquidare in capitale e in rendita.
Occorre chiarire/confermare che, ai fini della tassazione della prestazione finale derivante
dalla liquidazione della quota residua di montante non utilizzato per la Rita, in coerenza con il criterio della distribuzione delle somme per la determinazione del pro rata, le somme
vanno collocate nei periodi successivi rispetto all’ultimo coperto per la determinazione
dell’imponibile della Rita.
DECORRENZA TERMINI PAGAMENTO TSF/TFR DIPENDENTI PUBBLICI
Le norme inerenti la pensione anticipata per i lavoratori precoci, l’ Ape volontario, l’ape
sociale ed il cumulo contributivo, dispongono una misura punitiva nei confronti dei
dipendenti pubblici che ne fanno ricorso.  I termini  di pagamento del Tfr/Tfs sono fatti decorrere non dalla data di cessazione del rapporto di lavoro ma dalla data di raggiungimento del diritto teorico alla pensione di vecchiaia.  Questo è inaccettabile. Già è inaccettabile che soldi dei lavoratori debbano essere pagati dopo due anni dalla cessazione e a rate, con l’Ape si rischia di aspettare fino a 5 anni. I termini del tfr non dovrebbero superare i 6 mesi dal collocamento a riposo anche se a questo risultato si può arrivare con gradualità.

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