Le Casse pensioni dei professionisti temono il restyling

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La Commissione Bicamerale di vigilanza sugli enti di previdenza nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla gestione del risparmio previdenziale da parte dei Fondi Pensione e Casse Professionali , lo scorso 8 febbraio 2017 ha ascoltato il presidente di Adepp (Associazione degli Enti Previdenziali Privati), Alberto Oliveti. La Commissione che  ha esaminato  gli investimenti mobiliari ed immobiliari e tipologia delle prestazioni anche nel settore assistenziale, ha preannunciato una riforma delle Casse mettendo il presidente dell’Adepp in comprensibile allarme.
La privatizzazione degli Enti di Previdenza ed Assistenza dei Liberi Professionisti ebbe origine in alcune norme di delega contenute nella legge finanziaria del 1994 (L. n. 537 del 29 dicembre 1993) , con le quali il Governo Ciampi si proponese di attuare un riordino degli istituti e dei regimi previdenziali liberando lo Stato da alcune incombenze.
Con il d.lgs. n. 509 del 30 giugno 1994 fu riconosciuta la possibilità di trasformazione in soggetti giuridici di diritto privato, ferma restando l’obbligatorietà del prelievo contributivo e delle prestazioni , a quegli Enti che avevano i conti in attivo, privi di contributi statali e con una riserva legale corrispondente alla copertura di almeno cinque annualità di rate di prestazioni. In questi anni le casse hanno funzionato complessivamente bene, tranne l’Inpgi che non sta tanto bene ed ha varato l’ennesima riforma per mantenersi a galla e qualche investimento immobiliare discutibile. Ma la motivazione forse reale di queste casse colpite fiscalmente in misura maggiore che l’Inps e i Fondi pensione complementari, risiede nella querelle della spending review. Il governo le ha obbligate a concorrere alla riduzione della spesa pubblica e le Casse si sono opposte in quanto soggetti privati. Poi c’è stato il caso del Fondo Atlante2 per il salvataggio delle banche: il governo aveva chiesto all’Adepp di partecipare al Fondo che si era impegnata a partecipare con 500 milioni e poi ha fatto retromarcia. Non è che fra queste cose e la ventilata riforma c’è una causa-effetto, però qualcuno potrebbe essere indotto a pensarlo.
Comunque la Bicamerale di vigilanza sugli enti di previdenza pensa che sia arrivato il momento, a vent’anni dalle privatizzazioni, in base alle criticità emerse di procedere ad un aggiornamento normativo del decreto legislativo 509/94 mediante l’emanazione di un Testo unico. Il pericolo che nasconde questa operazione può essere costituito dal la “ripubblicizzazione” delle Casse.
Le Casse sono casse di previdenza del primo pilastro, che incassano contribuzione obbligatoria per pagare prestazioni di tipo pensionistico e assistenziale. I contributi incassati servono per questo mediante un accantonamento a riserva patrimoniale, che deve essere sempre e comunque costituita in una certa misura minima che è la riserva legale.
C’è anche un riferimento a delle proiezioni attuariali, che vengono definite in un determinato lasso di tempo sulla base di specifiche basi demografiche ed economiche. I patrimoni quindi altro non sono che contributi non usati al pagamento diretto delle prestazioni, ma accantonati come una riserva di garanzia per la tenuta del patto generazionale, che è l’asse portante di ogni Cassa.
Anche l’investimento di questi patrimoni, che è reddito differito obbligatoriamente alla previdenza obbligatoria, sono contributi patrimonializzati.
IL presidente Oliveti nel corso dell’audizione precisa: Per questo come Casse e Adepp – un’associazione libera, volontaria, che coordina l’attività delle Casse – abbiamo come obiettivo quello di definire la nostra autonomia e cercare un coordinamento che ci faccia essere a livello istituzionale e a livello di rapporti con le nostre basi abbastanza omogenei nell’attività, ferme restando le specifiche peculiarità delle varie categorie.
Si investe con le logiche di mercato, ma soggiacendo alle logiche del rispetto del debito previdenziale assunto, quindi devono collegarsi anche al lavoro che caratterizza poi il reddito da lavoro differito, che è la contribuzione.  Nell’attività di coordinamento delle Casse sono stati assunti dei codici di comportamento: un codice etico, un codice di trasparenza e recentemente un codice di autoregolamentazione degli investimenti. Sono strumenti per poter al meglio rappresentare quel mandato istituzionale dato dalle categorie.
Da questo punto di vista anche l’esigenza di comunicare è sicuramente importante, l’Adepp cerca di coordinare in maniera efficace, ma che tutto sommato non necessiti di chissà quale particolare modifica o cambiamento.  Parlado di trattamento fiscale e della fase di accantonamento affermare che  «rimane la deducibilità dal reddito complessivo per un importo non superiore ad euro 5.164», si dimentica che le Casse fanno previdenza obbligatoria, e allora o si vuole introdurre un tetto alla previdenza obbligatoria oppure si tratta di un anomalo riferimento alla previdenza complementare.
Il fatto che negli investimenti dell’economia reale la redditività sia tassata al 15 per cento, quando oggi sappiamo che la legge di stabilità ha fissato un azzeramento, si vuole sapere se questa è una proposta che alla fine torna indietro su un percorso, già riconosciuto come iniquo, di tassazione del patrimonio. Qui si tassano i contributi destinati a riserva.

Le criticità esistenti non nascono dalla privatizzazione delle Casse. Qualcuno pensa legittimamente che se le Casse fossero pubbliche, facendo queste previdenza obbligatoria, si risolverebbero i problemi. Invece ancora oggi ci sono tutte le ragioni che ne hanno determinato la privatizzazione. Quello che non va bene è continuare in questa ambiguità tra ente pubblico0/ente privato, quindi nel Testo unico bisognarà i distinguere in modo netto la natura privata di una  funzione pubblica costituzionale.
Occorre chiarire che l’ inclusione nelle liste Istat deve servire solo per fini statistici, e non per fini di finanza pubblica, quindi che non è applicabile la spending review come è stato del resto chiarito..
La seconda criticità è costituita dai controlli: tanti controlli. Questo è un problema comune a molti uffici pubblici che appesantiscono gli iter burocratici, cui nessuno si vuole sottrarre per non essere accusato di alcunché, anche perché si è dimostrato che l’attuale struttura dei controlli non controlla, i problemi ci sono comunque, quindi è evidente che più controlli che si sovrappongono sono inefficaci.
Con il Testo unico si dovrà distinguere l’azione di vigilanza da azione di controllo, vigilanza Covip, tipizzando le funzioni, e controllo, semplificando e riducendo anche il numero dei Ministeri che agiscono.
Terza questione. Per le ragioni che sono di natura politica generale l’iscrizione alle Casse dovrà essere aperta anche alle nuove professioni. Il mondo delle professioni è molto cambiato. C’è un’ostilità culturale, perché a volte sotto la professione si nasconde il finto lavoro dipendente, e questo ha creato un’ostilità che naturalmente non ha ragione d’essere, ma va regolato in termini normativi.
Quarta e ultima cosa, oltre a una postilla: fisco. Si deve essere chiari sull’intenzione, si deve fare un’imposizione fiscale che elimini la differenza, tra tassazione che riguarda i fondi pensione e le Casse. Si deve agire sul piano europeo, cioè passare da ETT a EET ( Esenzione, Tassazione, Tassazione a Esenzione, Esenzione, Tassazione). Non lo si fa per evidenti ragioni di finanza pubblica, ma è l’obiettivo a cui tendere.

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1 commento Commenta
sepp
Scritto il 27 febbraio 2017 at 11:46

Ormai e’ inutile mettere le sbarre, sono scappati con la cassa.

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