Cerca nel Blog

Quali investimenti tradizionali e alternativi nell’era del “tasso zero”

E. Morando e A. BrambillaIl Convegno di Primavera promosso da Itinerari Previdenziali coordinato da Alberto Brambilla si è tenuto a Roma lo scorso 15 marzo 2017.  Il Convegno ha avuto per oggetto il tema della ricerca di investimenti che diano un qualche rendimento in considerazione che quelli ordinari storicamente presenti negli asset dei fondi pensione, i titoli di Stato non ne danno più nessuno. Anzi, per avere titoli tedeschi si deve pagarli sempre a causa dei rendimenti negativi.Fra gli altri ha partecipato il vice ministro dell’Economia Enrico Morando.
La gestione dei patrimoni nell’era del tasso zero si fa sempre più complicata né si prevede quanto durerà questo periodo. Alcuni sperano in pochi anni altri temono un periodo lungo come nel caso “limite” del Giappone. Nel prossimo futuro sarà difficile mantenere le buone performance degli anni scorsi e quindi i fondi pensione si stanno scervellando su come garantire una redditività in linea con gli obiettivi di legge e con le esigenze delle singole gestioni e degli iscritti.
Il 2016 si è chiuso con una media quinquennale del Pil pari a 0,50% e un TFR pari a 1,80%, il fondi negoziali 2,7%; nel 2017, di contro, tali indici dovrebbero attestarsi rispettivamente a circa 0,30% (entrano in media i Pil negativi del 2012 e 2013), 1,50% per l’inflazione (valore rilevato a febbraio 2017 su febbraio 2016); il valore annuo potrebbe attestarsi sull’1,30%) e 2,60% per il TFR. Benchmark certamente non facili da battere.
Quali strategie utilizzare allora. Occorrerà certamente una revisione delle gestioni tradizionali a benchmark (i classici mandati obbligazionari, misti o bilanciati) e una maggiore apertura ai costi in linea con le complessità di questi nuovi mandati. Poiché non è praticabile un utilizzo di investimenti alternativi oltre una certa soglia che comunque è aumentata nel tempo, occorrerà innovare nelle strategie tradizionali e selezionare al meglio quelle alternative.
In tutto ciò cercando di beneficiare da un lato delle possibilità di investimento introdotti dal Decreto n. 166 del 2 settembre 2014, e che, con poche varianti e con più flessibilità temporale, è esteso anche alle Casse privatizzate dei Liberi Professionisti, e dall’altro delle possibili agevolazioni fiscali introdotte dalla legge di bilancio per il 2017.
Probabilmente una politica economica che metta a fattor comune una parte delle attività finanziarie dell’EU, magari attraverso gli “Eurobond”, avrebbe rafforzato l’immagine stessa dell’Europa Unita, ridotto le tensioni degli euroscettici e attenuato questioni cruciali quali Grecia, Brexit e migliorato gli investimenti europei, oggi al palo. Fortunatamente due recenti elementi rasserenano, almeno momentaneamente l’orizzonte che sembrava offuscato in permanenza: il primo è l’esito delle elezioni in Olanda, il secondo è che l’indice Mibtel ha superato di poco e non si sa per quanto per quanto tempo, i 20.000 punti.
Questo scenario generale rappresenta bene la situazione operativa dei Fondi e Casse in termini di vincoli, controlli e tempi di attuazione ed è evidente che la normativa sugli investimenti è poco compatibile con i la velocità delle decisioni da assumere per stare dietro ai mercati finanziari. Le nuove proposte contenute nella proposta di legge “Testo Unico per le Casse Privatizzate”non sembrano essere sufficientemente in grado di dare risposte alle problematiche gestionali di questi Enti che a differenza del settore pubblico, amministrano ingenti patrimoni.
Enrico Morando, viceministro dell’Economia e delle Finanze, è entrato  nel merito delle questioni, elogiando la politica del precedente governo, senza se e senza ma. Secondo lui “ci sono segnali importanti nell’area dell’euro che fanno pensare che la politica monetaria ultra espansiva della BCE comincerà a ridurre la propria intensità: da un lato, la lieve ripresa dei prezzi – seppure l’inflazione sia ancora lontana dal livello di stabilità del 2 per cento – e dall’altro il ritmo di crescita che è diventato significativo, avendo raggiunto e di poco superato gli Stati Uniti( la Ue non l’Italia ovviamente). È quindi prevedibile che questo periodo di tassi d’interesse molto bassi durerà ancora per un certo lasso di tempo, ma ci sarà una via di uscita
La quasi  ripresa dell’inflazione e una crescita economica sempre in bilico, vedi il crollo della produzione registrato a gennaio, non sono sufficienti a garantire alcunchè e  quasi tutti i Paesi, dopo aver adottato politiche fiscali espansive, potrebbero adesso invertire la tendenza con esiti ancora peggiori. Nel caso dell’Italia a partire dal DEF che sarà presentato tra qualche settimana, si intende mantenere un orientamento espansivo della politica fiscale – pur continuando a ridurre il livello di indebitamento per mantenere l’obiettivo del pareggio strutturale – così da evitare risvolti negativi sull’andamento complessivo dell’economia del Paese”. E’ ovvio che per il governo i rendimenti zero sono utilissimi a risparmiare e a non incrementare il disavanzo pubblico. Però i fondi pensione dovrebbero essere altrettanti liberi di investire più liberamente senza farsi dettare i compiti.
Per il viceministro invece saremmo usciti dal periodo dello ‘zero virgola in quanto c’è stata una crescita dell’1% invece che lo 0,9%!. Ammettendo che “I consumi si sono ridotti (tra lo 0,7 e lo 0,8%), ma gli investimenti sia pubblici che privati nel periodo 2007-2014 sono crollati del 30%. La Legge di bilancio è leggibile alla luce di questa priorità, far ripartire gli investimenti”.
Il riferimento è alla possibilità per le Casse di Previdenza e i Fondi Pensione di investire in economia reale fino al 5% del loro attivo patrimoniale senza essere soggetti a tassazione sui rendimenti dopo aver abbandonato la strada del credito imposta che per le sue difficoltà applicative non era stato possibile utilizzare.
Quanto poi generalmente si fa  riferimento agli investimenti nell’economia reale, si intende nell’economia italiana dimenticando per un attimo che compito dei fondi pensione prioritariamente è quello di assicurare una prestazione pensionistica aggiuntiva ai propri aderenti anche se non vogliono sfuggire a questa richiesta. Solo se venissero fornite quelle garanzie “di contesto”, più volte richieste,  i Fondi pensione non si sottrarrebbero anche a questa esigenza del Paese. Si parla molto di energia verde, la green economy, di sanità integrativa, la white economy. Sicuramente sono settori interessanti, come anche le infrastrutture da cui si avrebbe avuto titolo al credito di imposta difeso da Morando. Mica il vice ministro può pretendere che i Fondi Pensione possano colmare il 30% in meno degli investimenti registrati durante la crisi. Per quanto cospicuo il patrimonio dei Fondi Negoziali è di circa 40 miliardi di euro. Una goccia nel mare della macroeconomia! Vi immaginate i fondi pensione che investono sul Ponte dello Stretto?

VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.20_1166]
Rating: +1 (from 1 vote)
Nessun commento Commenta

Articoli dal Network
E' stato tra i temi di discussione sul tavolo del G7 che si è tenuto a maggio a  Taormina. E di r
Apertura di seduta intorno alla linea di parità per il Ftse Mib. L'indice rimane nelle vicinanze
luglio 21, 2017 Dopo il Bund prenderei la seconda variabile indicata questa mattina c
In considerazione del discorso molto distensivo del numero uno della BCE di Mario Draghi tenuto ieri
Si è appena spenta l’eco dell’ultima dichiarazione  del presidente dell’Inps alla Commission
Il filo logico ovviamente mi porta a dover riprendere da dove avevo lasciato ieri, non tanto sui
Setup e Angoli di Gann FTSE MIB INDEX Setup Annuale: ultimi: 2016 (range 15017/21194 ) ) [ us
Ieri a Piazza Affari è stata presentata l’ultima versione dell’Osservatorio AIM Italia elabor
In attesa che oggi il nulla con un banchiere intorno, Mario Draghi illumini i mercati su cosa i
Il mercato però è strano. E’ vero che siamo in un periodo estivo e quindi spesso si vivono c