Come chiedere la Rendita integrativa temporanea anticipata

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Con circolare del 22 marzo 2017 la Covip ha comunicato ai fondi pensione chiuisi e aperti e alle società che gestiscono Pip, i piani individuali di previdenza, le disposizioni per applicare la cosiddetta Rita, la Rendita integrativa temporanea  anticipata che troverà applicazione in via sperimentale  dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2018. Essa riguarda i soli iscritti alle forme pensionistiche complementari in regime di contribuzione definita. La Legge 232/2016 esclude espressamente i fondi complementari in regime di prestazione definita.
Si ricorda che i sistemi a contribuzione definita (DC, defined contribution) sono quelli nei quali è determinata la contribuzione da versare ma non il risultato finale. Sono tali in genere la quasi totalità delle forme pensionistiche italiane. Quelle a prestazioni definita (DB, defined benefit), sono quelle che al maturare di certi eventi, età, anni di iscrizione ecc, viene predeterminata la prestazione. In genere riguardano i lavoratori autonomi.
Possono chiedere l’applicazione della Rita sia i lavoratori privati che quelli pubblici.
La finalità perseguita è quella di offrire, tramite le forme pensionistiche complementari a contribuzione definita, un sostegno finanziario che sono vicini al raggiungimento del diritto alla pensione di vecchiaia e che hanno i requisiti per ottenere l’APE (Anticipo finanziario a garanzia pensionistica).

Gli iscritti alla previdenza complementare che si trovino in possesso di determinati requisiti e che cessano dal rapporto di lavoro, possono su base volontaria anticipare il momento del pensionamento, avvalendosi, in tutto o in parte, della posizione individuale accumulata presso la forma stessa, per fruire di un anticipo pensionistico della durata massima di 3 anni e 7 mesi. A costoro è infatti consentito chiedere l’erogazione frazionata di tutto o parte del montante accumulato fino al conseguimento del diritto alla pensione nel sistema pensionistico obbligatorio.

Per ottenere la “Rita” occorre possedere tutti i requisiti per l’APE, e cioè: età anagrafica minima di 63 anni; maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia entro tre anni e 7 mesi; anzianità contributiva minima di 20 anni; maturazione dell’importo minimo di  pensione, al netto delle rate dell’APE  pari o superiore a 1,4 volte il trattamento minimo previsto ((700€ circa) e non essere già titolari di una pensione diretta.

L’esistenza di questi requisiti sarà attestata dall’INPS. I soggetti interessati a fruire della “rendita integrativa temporanea anticipata” dovranno poi produrla alle forme pensionistiche complementari .
Oltre al possesso dei requisiti per l’APE, la norma richiede la cessazione del rapporto di lavoro. Le forme pensionistiche complementari dovranno accertare la sussistenza anche di detta situazione. Non sono, invece, previsti requisiti minimi di contribuzione alla previdenza complementare.

Non è neppure richiesto che il soggetto abbia fruito dell’APE. E’ infatti rimessa alla scelta dei lavoratori la possibilità di avvalersi dell’APE e della RITA in modo congiunto ovvero alternativo.

La “rendita integrativa temporanea anticipata” è un istituto innovativo, che va ad aggiungersi alle prestazioni pensionistiche già erogabili, trattandosi di una opzione aggiuntiva e consiste nell’erogazione frazionata per il periodo considerato del montante accumulato richiesto.

Spetterà pertanto all’iscritto valutare quanta parte del montante accumulato chiedere a titolo di “rendita integrativa temporanea anticipata”, potendo la stessa gravare sull’intero importo della posizione individuale o su una sua porzione. Le forme dovranno così consentire all’iscritto di esprimere la scelta ritenuta più opportuna in merito alla percentuale di smobilizzo della posizione accumulata.
Considerate le caratteristiche di tale prestazione, consistenti nell’erogazione di un capitale, seppur frazionato, in un arco temporale predefinito che al massimo potrà risultare di 3 anni e 7 mesi, si ritiene che rientri nella competenza della forma pensionistica complementare procedere direttamente alla sua erogazione.

In merito poi alla periodicità del frazionamento, si ritiene rimessa alla forma pensionistica la relativa definizione, anche attraverso l’eventuale indicazione di più opzioni alternative che possano rispondere alle diverse esigenze degli iscritti.

Nel caso, poi, in cui non venga utilizzata l’intera posizione, l’iscritto conserverà il diritto di usufruire delle ordinarie prestazioni in capitale e rendita a valere sulla porzione residua che continuerà ad essere gestita dal fondo pensione.

Le forme pensionistiche complementari dovranno predisporre: i) un documento ad hoc che spiegale caratteristiche della “Rita”, e un Modulo per la richiesta della prestazione.
Nell’ottica di favorire la gestione attiva della posizione individuale accumulata anche nel corso di erogazione della “rendita integrativa temporanea anticipata”, si ritiene opportuno che la porzione di montante di cui si chiede il frazionamento continui ad essere mantenuta in gestione, così da poter beneficiare anche dei relativi rendimenti. Salvo diversa volontà dell’iscritto, da esprimersi al momento della richiesta, tale montante dovrà essere riversato nel Comparto più prudente della forma pensionistica complementare. Le rate da erogare verranno ricalcolate di volta in volta e terranno quindi conto dell’incremento o della diminuzione del montante derivante dalla gestione dello stesso.

Quanto ai costi, il documento sulla “rendita integrativa temporanea anticipata” dovrà esplicitare chiaramente gli importi che saranno addebitati per l’erogazione di ogni rata, ovvero “una tantum”. Tali importi dovranno essere comunque contenuti e strettamente limitati alle spese amministrative effettivamente sostenute.

In caso di decesso dell’iscritto in corso di percezione della “rendita integrativa temporanea anticipata”, il residuo montante corrispondente alle rate non erogate, ancora in fase di accumulo, sarà riscattato secondo le regole esistenti.
Infine sulle rate della “rendita integrativa temporanea anticipata” si applicano i limiti di cedibilità, sequestrabilità e pignorabilità previsti per le prestazioni pensionistiche.

c.l.

 

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