Quale adeguatezza pensionistica per i lavori discontinui

Scritto il alle 08:44 da [email protected]

UmbertoD_Flaik_02[1]Stando agli ultimi dati Istat di inizio anno, siamo di fronte ad una società dove i giovani sono rari e ancora più rari sono diventati i neonati, 85.000 in meno rispetto all’anno precedente. Anche le regioni meridionali, in genere più prolifiche hanno registrato una battuta d’arresto. Le  cause fondamentali sono da ricercarsi nella precarietà o assenza lavorativa, non a causa individuate come elementi costituenti la cosiddetta “pillola economica”, attualmente il più potente anticoncezionale italiano.Ovviamente la mancanza di prospetive non spinge a procreare.  Ad una vita lavorativa grama, c’è la certezza di una vita pensionistica ancora peggiore, all’Umberto D, tanto per intenderci, personaggio da riscoprire, magari andando su Wikipedia.
Che ne facciamo di questi giovani?Le preoccupazioni non sono infondete. A parte il fallimento colossale del jobs act che ha avuto un’influenza marginale sul mercato del lavoro, sono i periodi vuoti dal punto di vista contributivo fra un lavoro e l’altro che incideranno pesantemente sul futuro ammontare dell’assegno pensionistico e l’antidoto che era stato ipotizzato, la cosiddette pensione minima di garanzia sembra che scomparirà dal tavolo delle trattative governo – sindacati, come hanno preannunciato alcuni quotidiani solitamente bene informati.
Si tornerebbe alla insana idea di riduzione del cuneo fiscale, che per i dipendenti è una perdita secca in termini di tutele sociali, mentre per le imprese un risparmio in assoluto.

Il sistema pensionistico nostrano come del resto nella maggior parte dei paesi europei non appare adeguato a fronteggiare situazioni di insufficienza pensionistica finchè l’importo della pensione sarà strettamente correlato al periodo lavorativo e al montante individuale accantonato, senza nessun intervento solidaristico.
L’Italia ha in comune con i paesi europei la caratteristica di sistema pensionistico di tipo “assicurativo” mentre i regimi di tipo “universalistico” invece forniscono pensioni flat rate, cioè un importo sociale indipendente sia da livelli retributivi sia con la durata del periodo lavorativo.
Lo schema pensionistico italiano come le altre parti del nostro sistema di sicurezza sociale è ancora costruito sul modello del lavoratore dipendente tipico a tempo indeterminato, mentre il mondo del lavoro risulta oggi profondamente modificato. La mancanza di un adeguata copertura delle carriere corte e discontinue non è un prodotto del sistema contributivo ma si sarebbe verificato anche nel sistema retributivo. In questo sistema infatti il rendimento è del 2% annuo e quanto più lungo è il periodo di contribuzione tanto maggiore sarà il rendimento e viceversa. Con 35 anni di anzianità contributiva il rendimento da applicare alla retribuzione pensionabile è del 70%, con 20, 25 anni di contributi il coefficiente scende rispettivamente al 50 e al 40%. Se si confronta il tasso di sostituzione previsto nel contributivo con l’aliquota di computo del 33% con quello del retributivo con un rendimento annuo del 2%, a parità di anzianità e di retribuzione, si scopre che il sistema retributivo non è affatto così generoso come si pensa, perchè i tassi di sostituzione tendono a pareggiare.
Nel sistema contributivo il lavoratore con 20 anni di contributi avrà un tasso di sostituzione del 49,2%, con il sistema retributivo il grado di copertura pensionistica sarà del 51,6%. Non è quindi un il ritorno al retributivo che può risolvere il problema della copertura pensionistica dei lavoratori atipici. Un fattore che renderà una maggiore presenza di pensioni non adeguate, cioè basse per intenderci, è l’attuale sistema di indicizzazione delle pensioni esse sono indicizzate al solo andamento inflattivo e questa forma resterà tale anche a prescindere dai vari blocchi perequativi attuati negli ultimi anni.
Per rendere le pensioni adeguate, due sono le strade, l’innalzamento dell’età pensionabile e l’integrazione della previdenza pubblica. Il primo obiettivo è stato perseguito con la riforma Fornero, parzialmente addolcito con l’Ape, che entrerà in funzione sperimentalmente dal 1° maggio 2017 . La seconda è la previdenza complementare.

Ad oggi lo strumento più idoneo ad integrare i tassi di sostituzione rimane ancora la previdenza complementare, anche se bisogna rimarcare come il ricorso a questa soluzione va bene per i lavoratori dipendenti regolari o gli autonomi con un reddito medio alto ma non alle tipologie di lavoro presenti oggi sul mercato perché presuppongono la capacità di una contribuzione media aggiuntiva a quella Inps del 33% pari circa al 9%. Per i lavoratori dipendenti le risorse sono state trovate nel trattamento di fine rapporto ( 6.91% + 1% datore di lavoro + 1% lavoratore) mentre per i lavoratori autonomi dipende dalle loro capacità di risparmio. I lavoratori atipici e gli autonomi a basso reddito non possono accedere a questo strumento o perché non hanno diritto al Tfr oppure perché non sono in grado di effettuare risparmio previdenziale, inoltre gli incentivi di natura fiscale avvantaggiano le retribuzioni medio alte.
Le prospettive sono quelle di un mercato del lavoro che continuerà ad essere caratterizzato da una presenza forte di lavoratori discontinui ( nonostante il jobs act appunto) per non parlare dei lavoratori pagati con i voucher ( al momento fortunatamente soppressi) che nati per i “lavoretti” sono subito diventati uno strumento diabolico di ulteriore e peggiore precarizzazione del lavoro. E’ necessario riflettere sulla necessità di passare da un sistema pensionistico di stampo unicamente assicurativo ad uno che disegna la pensione pubblica su un modello diverso, ed è su questa ipotesi che si dovrebbe sviluppare il confronto con le parti sociali previsto nella seconda fase dell’accordo sulla pensione stipulato il 28 settembre 2016, se mai poi questo ulteriore confronto ci sarà, perché come si diceva in premessa il governo starebbe per pensare ad una soluzione che tende a coprire tutti i vuoi contributivi mediante accrediti figurativi.

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1 commento Commenta
tbtcot
Scritto il 31 marzo 2017 at 19:40

Linguella ma lei l’ha capito perchè Umperto D si ritrova male? Guardi che è proprio lo stesso motivo per cui la complementare è inutile e costosa.. su si sforzi un pochino ci può arrivare anche da solo…
come fa a prendere l’esempio per spingere la complementare da quel film?….
Chi è iscritto rischia seriamente di ritrovarsi come il povero Umberto…

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