Sui costi dei Fondi vigila la Covip

Scritto il alle 08:21 da [email protected]

Sui Fondi pensione statunitensi graverebbero 4 miliardi di costi occulti. E’ quanto emerge da uno studio del gruppo no-profit statunitense The Pew Charitable Fund (Pew), dopo aver esaminato gli investimenti dei 73 maggiori fondi pensione pubblici Usa per un totale di 2.800 miliardi di dollari di patrimonio,  il 95% di tutto il mercato dei fondi previdenziali di Stato. Questi costi sarebbero riferibili principalmente agli investimenti in private equity. Il nuovo rapporto Pew ha esaminato gli investimenti dei 73 maggiori fondi pensione pubblici Usa per un totale di 2.800 miliardi di dollari di masse, ovvero il 95% di tutto il mercato dei fondi previdenziali di Stato. “I fondi pensione pubblici hanno via via affidato sempre più risorse ai strumenti di investimento alternativi nello sforzo di diversificare i portafogli e migliorare i rendimenti annuali, una scelta che può aumentare le performance ma anche far salire la volatilità e le chance di perdite“, afferma Greg Menniss, analista di Pew, ” con una maggiore attenzione dell’impatto delle commissioni sui risparmi previdenziali“.
In una fase di rendimenti zero che probabilmente si prolungherà ancora per un po’, anche se l’aumento dello Spread attorno ai 200 punti rende nuovamente appetibili i titoli di debito, pure in Italia i fondi pensione guardano con interesse agli investimenti alternativi come per avere maggiori % rendimenti attesi, con una sostanziale differenza che essi non possono superare il 5% del patrimonio, mentre negli Usa gli investimenti in questi asset sono pari al 20%. Nella realtà italiana gli investimento in private equity si o no sfiorano il 2%. Poi non dobbiamo mai dimenticare che sui costi dei fondi pensione, complessivamente considerati, includendo i Pip, vigila la Covip. La cartina di tornasole è l’indicatore “Isc”.
L’ISC esprime l’incidenza dei costi sostenuti dall’aderente sulla propria posizione individuale per ogni anno di iscrizione, ed è calcolato secondo una metodologia elaborata dalla COVIP uguale per tutte le forme complementari; in questo modo, l’aderente può fare facilmente raffronti tra le diverse offerte.
Il calcolo dell’ISC è effettuato con riferimento ad un aderente tipo su diversi orizzonti temporali di partecipazione (2, 5, 10 e 35 anni). Sono presi in considerazione tutti i costi applicati, con esclusione dei costi relativi a eventuali commissioni di incentivo e a commissioni di negoziazione nonché, più in generale, di quelli che presentano carattere di eccezionalità (ad esempio, le spese legali e giudiziarie su un contenzioso straordinario).
La metodologia di calcolo è stata recentemente rivista, escludendo dal computo  gli oneri fiscali sui rendimenti. Ora il calcolo dell’ISC si fa al lordo e non più al netto della tassazione per mantenere la comparabilità tra i costi applicati dalle diverse forme pensionistiche complementari.
L’Isc è riportato nelle note informative.

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Confrontando l’onerosità delle diverse forme pensionistiche, i fondi pensione negoziali si confermano particolarmente competitivi: l’ISC medio si attesta all’1,1 per cento su 2 anni di iscrizione per scendere allo 0,3 su 35 anni. Sui medesimi orizzonti temporali, l’ISC passa dal 2,3 all’1,2 per cento nei fondi aperti e dal 3,8 all’1,8 per cento nei PIP.
I costi possono avere un impatto rilevante sulla posizione accumulata dall’iscritto. Ad esempio, su un periodo di 35 anni la pensione complementare  ipotizzando che la rendita che si può ottenere aderendo a un fondo negoziale sia pari a 5.000 euro all’anno, i costi medi più elevati dei fondi aperti e dei PIP si traducono, a parità di altre condizioni, in una prestazione finale assai inferiore, rispettivamente, pari a circa 4.200 e 3.900 euro.
Anche osservando le tipologie di comparto, i fondi pensione negoziali restano più convenienti nel confronto con le altre forme pensionistiche complementari.
Dal rapporto Covip 2016 si evince che su tutte le linee di investimento, le più onerose fanno capo a PIP. Per le linee garantite e obbligazionarie, i differenziali sono dell’ordine di 2,6-2,2 punti percentuali rispetto ai fondi negoziali e di 1,5-1,4 punti sui fondi aperti per 2 anni di partecipazione; tendono a scendere, rispettivamente, all’incirca a 1,2 e 0,4 sui 35 anni. Per le linee bilanciate, i differenziali si attestano sostanzialmente sugli stessi valori riscontrati per i comparti obbligazionari per quanto riguarda i 2 anni di partecipazione; su 35 anni sono, rispettivamente, di 1,7 e 0,7 punti percentuali. La maggiorazione di costo è più alta per i comparti azionari: circa 2,8 punti rispetto ai fondi negoziali e 1,6 sui fondi aperti sul periodo più breve, mantenendosi elevata anche per orizzonti più lunghi (rispettivamente, 2 e 0,7 punti percentuali su 35 anni).
Se si confrontano i valori medi dell’ISC rilevati alla fine del 2015 con quelli di fine 2007, non si osservano variazioni significative. Sia i fondi aperti e chiusi sia i PIP registrano gli stessi valori medi con riferimento a periodi di partecipazione più lunghi (10 e 35 anni) e una modesta riduzione dell’onerosità nel breve termine.
Inoltre la COVIP esercita un articolato sistema di vigilanza, che si compone di tre fondamentali aree, tra loro complementari: la vigilanza cosiddetta documentale (ad esempio, statuti e regolamenti, note informative, comunicazioni periodiche annuali, documenti contenenti le stime della pensione attesa, bilanci e rendiconti, relazioni dei responsabili dei fondi ecc.). L’esame degli gli esposti, cioè le segnalazioni degli iscritti o altri soggetti, volte a richiamare l’attenzione su possibili malfunzionamenti del fondo (ad esempio, nel ruolo e nel funzionamento degli organi di governo, negli adempimenti conseguenti a richieste di prestazioni, nella correttezza e accessibilità delle informazioni diffuse, nelle modalità di raccolta delle adesioni, ecc.).infine gli accertamenti ispettivi, finalizzati ad acquisire conoscenze e operare verifiche su sistemi, situazioni e processi che non è possibile controllare a distanza o per i quali si rende comunque utile un accertamento in loco. Il rapporto tra vigilanza documentale e vigilanza ispettiva è dunque di complementarietà. A quanto sopra si aggiungono gli incontri con i soggetti vigilati, che costituiscono una sede importante di acquisizione e di verifica di informazioni nonché di confronto diretto rispetto a temi specifici.

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