L’Ape ancora in mezzo al guado

Scritto il alle 08:32 da [email protected]

Le leggi come si sa non sono immediatamente applicabili, ma necessitano una spiegazioneed una relativa traduzione nel linguaggio italiano corrente. Un pò come i foglietti illustrativi degli elettrodomestici. Nella maggioranza dei casi non ci si capisce niente. Lo scopo dei decreti in questione dovrebbe essere quello di sfrondare l legge dei riferimenti normativi, combinati disposti citazioni di decreti leggi e relative leggi di conversione e della cabalistica parola “smi” che sta per “successive modificazioni e integrazioni”. Quindi l’incomprensione aumenta, per cui dopo la legge ed i decreti applicativi, occorrono le circolari dei ministeri e dei vari enti preposti all’esecuzione, nel caso delle pensioni, l’Inps. Laonde sarà l’Inps a dire l’ultima parola che non di rado si discosta da quanto obbligano i decreti, le circolari ministeriali del Mef e del Lavoro e persino le norme medesime.
I decreti attuativi comunque per essere efficaci devono essere confortati dal parere del Consiglio di Stato in sede consultiva ed in ultimo dalla Corte dei Conti . Inoltre le stesse leggi per accelerare i processi impongonodi sovente  dei termini entro i quali tutto deve essere pronto. A parte il fatto che si è ancora in attesa di qualche decreto attuativo di provvedimenti del Governo Letta (Enrico) risalente al 2013, i termini fissati dalle leggi sono i canonici 30 gg o più spesso 60, rarissimamente  rispettati. La situazione si è ripetuta pari pari con le novità pensionistiche contenute nella legge di bilancio 2017.
Talchè il 4 maggio 2017 nell’ incontro fra Governo e Sindacati sulle pensioni,  la discussione si è concentrata esclusivamente sulle problematiche attinenti ai decreti attuativi su APE Agevolata e Precoci aggiornando la discussione sugli altri problemi relativi alla pensione di garanzia e alla previdenza complementare, al successivo 10 maggio.
Se da un lato era oggettiva l’esigenza di affrontare il punto relativo ai decreti, in particolare
alla luce dei pareri del Consiglio di Stato, dall’altro il fatto che sulla seconda fase si stenti a procedere, senza che sia emerso un qualche minimo orientamento del Governo, costituisce motivo di preoccupazione.
Rispetto ai decreti attuativi, i pareri del Consiglio di Stato (n. 960 e 961 del 28 aprile 2017)
contengono diverse osservazioni e richieste di modifica.

Innanzitutto il Consiglio di Stato ha fatto presente che il decreto contenente lo schema di regolamento è stato trasmesso oltre due mesi dopo il termine entro il quale esso avrebbe dovuto essere emanato (la norma, come è noto, prevedeva il termine di sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, cioè dal primo gennaio 2017 ed è stato trasmesso al Consiglio a ridosso della data del 1° maggio 2017, che è il termine a partire dal quale ai lavoratori in possesso dei requisiti spetta il diritto dell’Ape.
Come rilievo generale il CdS osserva che lo schema di regolamento tende talvolta a riprodurre integralmente il testo della legge, disattendendo la regola che vieta di ripetere quello che già è prescritto sul piano legislativo.” La clonazione di una norma primaria in una fonte di rango secondario – afferma il Consiglio di Stato –  è contraria ai canoni di semplificazione, riduzione dello stock normativo, certezza del diritto”.

Nel merito prioritariamente suggerisce di inserire una norma che chiarisca che, una volta accertata la sussistenza dei requisiti, l’anticipazione della pensione spetti,
comunque, dalla data di maturazione (o, se anteriore,  comunque dal 1° maggio 2017) e di assicurare la piena operatività della riforma (e la conseguenziale possibilità per i soggetti interessati di presentare le domande) contestualmente all’entrata in vigore del regolamento per non perdere altro tempo e poter stabilire le priorità di accoglimento.
Occorre una base istruttoria seria e ‘quantitativamente informata’ per favorire efficaci interventi integrativi e correttivi.
Nel caso di specie, la scheda di monitoraggio non sembra essere all’altezza dei propri compiti.
In primo luogo, la novità delle norme e i limiti di spesa che ad essa si
accompagnano consiglierebbero di prevedere un sistema di misurazione dei risultati raggiunti con essa, anche al fine di eventuali interventi correttivi e, comunque, in vista del suo possibile rifinanziamento per gli anni avvenire.
In quest’ottica risulta essenziale l’attività di monitoraggio svolta dall’INPS, che
dovrà essere in grado di fornire dati qualitativi e quantitativi, ripartiti anche
per le diverse categorie di soggetti interessati, in modo da offrire una completa
visione di insieme sull’incidenza, anche infracategoriale, dell’ammortizzatore
sociale ‘sperimentato’.
Il monitoraggio dell’INPS, in questa prospettiva, dovrebbe avere un esito
conoscitivo a beneficio di Governo e Parlamento, per consentire al decisore politico di valutarene l’impatto effettivo.
Ne consegue che l’indicatore utilizzato ai fini della V.I.R. (il numero dei soggetti che accederanno alla pensione anticipata) risulta di per sé insufficiente, dovendosi quanto meno tenere conto anche della distribuzione (delle domande di pensione presentate e accolte) fra le diverse categorie soggettive interessate.
In secondo luogo, secondo il Consiglio di Stato, risultano insufficienti le procedure di consultazione attivate, limitate a tre associazioni sindacali (CGIL, CISL e UIL), senza tenere conto della più vasta platea delle parti sociali interessate (per quanto riguarda sia le altre sigle sindacali, sia il mondo dell’associazionismo no-profit).

Rispetto alle osservazioni fatte, il Governo ha evidenziato le sue valutazioni.
In particolare:ha affermato che sarà accolto il punto relativo alla retroattività della prestazione dal momento del perfezionamento di tutti i requisiti richiesti (compresa l’interruzione del rapporto di lavoro), comunque non prima del 1° maggio 2017;
• rispetto alla finestra di presentazione delle domande il termine potrebbe essere
posticipato al 15 luglio; il Consiglio di Stato proponeva il 31 luglio ma il Ministero
ha reso evidente le difficoltà che si determinerebbero per la gestione delle fasi
successive;
• sarà possibile presentare contestualmente sia la domanda di riconoscimento delle
condizioni che quella di accesso alla prestazione, qualora siano già maturati tutti i
requisiti previsti;
Il Governo si riserva una ulteriore valutazione sul punto relativo ai criteri di priorità (età
anagrafica o data maturazione dell’insieme dei requisiti richiesti);
•l’ Esecutivo intende confermare la cumulabilità con i redditi da lavoro nei termini previsti
(non oltre gli 8000 euro) pena la perdita del diritto alla prestazione);
• sul punto relativo alla platea dei beneficiari, in particolare sugli aspetti relativi
all’esclusione di chi non ha maturato i requisiti per accedere alla Naspi e al posticipo
dell’accesso alla prestazione per i lavoratori agricoli, il governo è orientato ad accogliere i
rilievi contenuti nei pareri.
• sulla documentazione da richiedere al lavoratore a corredo della domanda (in
particolari le certificazioni relative allo stato di non autosufficienza o di invalidità)
l’orientamento è confermarne la richiesta per le difficoltà che potrebbe avere
l’Amministrazione nel reperirla direttamente.
La valutazione dei sindacati, specie la Cgil, si è incentrata su alcuni elementi:
la preoccupazione per lo slittamento nella pubblicazione dei decreti e l’invito a procedere
rapidamente con i prossimi adempimenti, considerando che gli schemi dei decreti dovranno essere corretti sulla base del parere del Consiglio di Stato, registrati dalla Corte dei conti e pubblicati sulla Gazzetta ufficiale e successivamente l’Inps dovrà emanare le circolari attuative; la condivisione sugli orientamenti relativi alla retroattività (era una richiesta sindacale), all’ampliamento di 15 giorni della finestra temporale e alla possibile contestualità nella presentazione delle domande; considerando infondate, oltre che ingiuste, le ragioni che dovrebbero portare al restringimento della platea.

I tempi sono veramente stretti e non si deve sottovalutare l ostato di semibelliggeranza dei Patronati con l’Inps. Se veramente si chiude il canale di collaborazione nel giro di poco tempo si potrebbe eseere una paralisi di tutte le prestazioni ed un decollo ancora più difficile per l’Ape.

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1 commento Commenta
stefm
Scritto il 8 maggio 2017 at 14:04

Ci voleva l’Ape Cross per passare il guado, ma costava troppo ;)

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