Partita l’APE sociale e lavoratori precoci, si passa alla pensione minima

Scritto il alle 08:43 da [email protected]

Chiusa la finestra del 15 luglio, l’Inps può sciorinare le prime cifre relative alle domande di ape sopciale e lavoratori precoci. Questa volta le previsioni governative sono state sostanzialmente “azzeccate”, perchè facendo la conta di quelle che saranno respinte, il numero presumibilmente si attesterà attorno alle 60.000 preventivate. Infatti sono state 66.409 le domande di certificazione delle condizioni di accesso all’APE sociale e al pensionamento anticipato per i lavoratori precoci presentate entro la scadenza del 15 luglio, presentate da coloro che maturano i requisiti entro il 31 dicembre 2017.

Le domande sono così distribuite:
39.777 domande di certificazione delle condizioni di accesso all’Ape sociale;
26.632 domande di certificazione delle condizioni di accesso al pensionamento anticipato per lavoratori precoci.

Il maggior numero di domande è stato presentato in Lombardia (11.048), seguita dal Veneto (6.701), dalla Sicilia (5.608), dal Piemonte (5.568), dall’Emilia Romagna (4.865), dal Lazio (4.594) e dalla Toscana (4.566). La tipologia di aventi diritto più rappresentata è quella dei lavoratori disoccupati con 34.530 domande, seguiti dagli addetti alle mansioni difficoltose (15.030).

Per quanto riguarda la distribuzione per genere, le donne che hanno presentato la domanda per la certificazione per l’APE sociale sono state 11.668, contro le 28.109 degli uomini. Le domande per la certificazione per lavoro precoce, invece, sono state presentate da 22.900 uomini e da 3.732 donne.

Le pensioni liquidate dall’Inps nel 2016 sono state 443.477 con un calo del 22,19% rispetto al 2015 (570.002). Il calo più consistente  è stato per i flussi di pensionamento di vecchiaia con un -30,28% (da 162.815 nuovi assegni nel 2015 a 113.500 nel 2016) e di uscita anticipata con un -28,56% (da 157.522 a 112.529). Cali meno consistenti si sono registrati per le nuove pensioni di invalidità (-15,98% a 43.423) e per quelle ai superstiti (-12,1% a 174.025). Mentre un calo significativo è stato registrato anche dai nuovi assegni sociali passati da 48.297 a 34.411 (-28,7%). Ora con l’ape e precoci si dovrebbe assestare per il corrente anno a circa 500.000, con una riduzione stimata in 70.000 pensioni.
La pensione media nel 2016 è stata di circa 900 euro mensili, ma si tratta della classica media dei polli di Trilussa, media pensionistica che le attuali giovani generazioni non vedranno certamente più.
Partita finalmente la procedura dell’ape e il problema dell’innalzamento dell’età pensionabile viene rinviato a dopo l’estate, ora  in primo piano c’è la proposta dell’istituzione di una pensione di garanzia, una sorta di ripristino della vecchia pensione minima abolita dalla legge Dini perchè troppo costosa. Quantificando anche l’importo di questa nuova misura che dovrebbe essere di 650 euro mensili a moneta corrente.
Come sarà realizzata non si sa ancora, ma è una proposta che fa da pendant all’altra ipotesi in cantiere, quella del del reddito minimo per tutti.
Queste misure necessariamente dovranno essere finanziate con le tasse che tutti voglino ridurre o con l’aumento del debito pubblico ( stessa solfa).

L’idea di una pensione minima non è nuova.
Nella scorsa legislatura fu depositato più di un disegno di legge per l’istituzione di una pensione di base uguale per tutti. Il più importante fu il disegno di legge del Senato n. 1958 del 2010 firmato fra gli altri da Morando, attuale viceministro del Mef, Inchino, Treu Tonini e compagnia cantando. Questi argomentarono la loro proposta affermando che “La “.fuga dal lavoro subordinato” da parte dei  lavoratori piu` giovani rischia  di accentuare il conflitto intergenerazionale nell’accesso al sistema standard di tutele; o addirittura, piu` in generale,  la ridotta contribuzione, per carriere intermittenti, per bassi salari o per una combinazione di tali fattori, raggiungerebbero secondo l’attuale disciplina prestazioni inferiori o analoghe a quelle garantite dagli importi degli assegni e delle pensioni sociali. Il futuro sistema pensionistico pubblico dovrebbe basato su 3 componenti o «pilastri», due a carattere obbligatorio: una pensione di base finanziata dalla fiscalita` generale, su base universalistica, destinata a garantire, mediante la presenza e la maturazione di alcuni requisiti, a tutti i cittadini anziani prestazioni minime adeguate alle loro esigenze di vita; una pensione di secondo livello, calcolata secondo il vigente sistema contributivo, volta a garantire prestazioni aggiuntive correlate aicontributi versati dai singoli soggetti nel corso della loro vita. Il terzo pilastro è costituito dalla pensione complementare. Diversa è la richiesta della pensione contributiva di garanzia per i giovani, perchè rimane all’interno del sistema pensionistico e mira al riconoscimento pensionistico dei “vuoti contributivo con accredito figurativo dei contributi, il riconoscimento della diversità dei lavori, come si sta sperimentando proprio con l’Ape sociale e in ultimo il ricon oscimento gratuito della laurea. La legge di bilancio 2018 è prossima e staremo a vedere cosa sarà recepito.

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