Il taglio ai vitalizi: un cavallo di Troia per tutti i pensionati?

Scritto il alle 09:04 da [email protected]

Alla Camera è stata votata la legge che prevede il ricalcolo delle pensioni in essere agli ex parlamentari ( i famosi vitalizi) fra un tripudio di osanna da parte di una variegata e numerosa rappresentanza sociale. Pochi sanno  nonostante che i vitalizi già fossero stati assoggettati  alle regole della Fornero. Fra gli osannanti in primo luogo gli ispiratori e proponenti della legge, i 5stelle, e poi il PD, gli inseguitori, gli opinions maker dei giornali illuminati della borghesia, unitamente a quelli degli scontenti sociali, dal Corriere al Fatto, per intenderci, da G.A Stella a Travaglio. Stavolta non c’ è Francesco Merlo, ma non disperiamo di leggerlo a breve  sull’argomento. Non si conosce l’indice di gradimento del popolo italiano, immagino la grande maggioranza è a favore, mentre i più avveduti hanno di che temere perché sanno bene che il più contento di tutti sarà il nemico dei pensionati per antonomasia, ostilità estesa ai soggetti sociali che stanno loro a fianco, come i sindacati ed i patronati, cioè l’attuale presidente dell’inps, T. Boeri che vede a portata di mano la concretizzazione del suo sogno di taglio di tutte le pensioni in essere con il ricalcolo dal retributivo al contributivo.
Il vice presidente della Camera Di Maio ha tripudiato per l’eliminazione di quello che ha definito “un privilegio medioevale”, mentre il tripudio di Roberto Perotti su Repubblica del 27 luglio 2017, è stato riservato all’abbattimento dei “privilegi acquisiti”. Il termine adoperato da entrambi è quello “privilegio” un modo istantaneo di acquisizione di un immediato e facile consenso: niente è più gratificante che togliere qualcosa a qualcun altro, sia esso un reale privilegio o un diritto (acquisito).
La legge per come è stata fatta e votata pur affermando una cosa giusta, contiene l’affermazione di alcuni principi molto pericolosi, giustamente fatti notare da Cesare Damiano, presidente della Commissione del Lavoro che non può essere certamente arruolato nella schiera dei più retrivi conservatori.
Così, giusto  per informazione storica, lo stipendio ed il vitalizio ai parlamentari di cui si sta discutendo sono istituti nati nell’ottocento specialmente ad opera dei socialisti. Allora   i Parlamenti erano composti da nobili o ricchi notabili che non avevano bisogno di alcuno stipendio perché costituivano l’azionariato del capitale il cui governo, secondo una vecchia definizione, era il relativo Consiglio d’amministrazione. Il vitalizio serviva a garantire la libera azione dei parlamentari durante il mandato, contro i futuri  rischi  di rivalsa, una volta che lasciati il Parlamento, potevano incorrere in rappresaglie economiche, non escludendo aggiunta  quella fisica. Poi c’era un’altra funzione, mai messa in discussione, universalmente accettata finché i partiti sono stati percepiti come utili e non come congreghe di affaristi, come in parte effettivamente erano diventati alcuni, e che cioè i partiti avrebbero potuto disporre gratis di funzionari competenti in specifiche materie invece degli improvvisati tuttologi attuali versati prevalentemente nell’arte dei talk show..
I principi violati a lume di naso sono almeno due:
1 – irretroattività della legge
2 – immutabilità dei diritti acquisiti

Non è con disinvoltura che si può demolire il principio generale che le nuove leggi dispongono per il futuro. Perché se basta una campagna mediatica a tappeto per convincere l’opinione pubblica che una tale cosa è sbagliata e che è giusto correggerla, non da oggi in poi ma da ieri in poi, non avremo più certezze giuridiche di nessun tipo. Tutto può essere cambiato mettendo addirittura a rischio le fondamenta dello stato di diritto. Non è che facendo facile ironia sui “privilegi acquisiti“, si può cancellare quello legittimamente concesso in base alle leggi vigenti al momento del verificarsi degli elementi richiesti. Secondo questo criterio, tutto potrà diventare privilegio acquisito da restituire con tanto di interessi.

A prescindere dai numerosi ricorsi che certamente verranno fatti, sull’onda di questa votazione, c’è chi spingerà per l’emanazione di un provvedimento analogico per ricalcolare tutte le pensioni in essere con il sistema retributivo, che da legittimo che era  ora è diventato un abuso da perseguire a tutti i costi anche se non risolutiva per le disastrate finanze dell’Inps, dovute a tutte altre cause che non al metodo retributivo.
La legge sulla ulteriore riduzione dei vitalizi andava fatta mettendo un tetto agli importi erogabili unitamente ad un contributo di solidarietà a carico dei parlamentari. Un importo equo da far valere progressivamente a tutte le altre categorie castali privilegiate, come quella degli avvocati, giornalisti, magistrati, professori universitari eccetera, di circa 5000 euro netti mensili, nonché un contributo di solidarietà sulla parte residua per finanziare il fondo di garanzia delle pensioni ai giovani. Sarebbe una cosa equa che dispone per il futuro e che lascia intatte le pensioni di coloro che sono al di sotto di quest’importo Ma considerando che l’abolizione dei vitalizi fa risparmiare solo una 70 milioni di euro,  chi ha in mente il ricalcolo, per costruire una massa monetaria consistente deve puntare sulle pensioni dai 2500/3000 euro.
A rendere più fosco il quadro sopradescritto bisogna sapere che nonostante la bocciatura della riforma costituzionale del 4 dicembre 2016, in parlamento ci sono due proposte di modifica dell’art.38 della Costituzione identiche, una a firma del presidente della Commissione affari costituzionali Andrea Mazziotti (Civici e innovatori) e altri parlamentari, l’altra a firma del deputato Preziosi (Pd) e altri . Oggetto della richiesta di modifica è l’art.38, che come ognuno dovrebbe sapere, stabilisce il principio che ogni cittadino ha diritto alla assistenza e alla previdenza che deve essere adeguata.

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