La Legge sulla concorrenza riforma anche la pensione complementare

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La legge che deve rilanciare il mercato e la concorrenza finalmente è stata trasformata in legge. Presentata alle Camere nell’aprile 2015 doveva essere approvata rapidamente, invece ci sono voluti circa un triennio e molti obiettivi che il governo si era prefisso sono stati cambiati, annullati o edulcorati. E se non fosse stata apposta la fiducia, probabilmente avrebbe subito un ulteriore rinvio.
La nuova legge riguarda le assicurazioni auto, il mercato dell’energia, nuove regole e possibilità per i liberi professionisti, Poste, banche, albergatori, farmacie ma anche la previdenza complementare che, inserita in questo provvedimento, viene declassata ad essere considerata un mero prodotto mercantile da sottoporre alle dinamiche del libero mercato, altro che strumento etico – sociale!. La legge è stata approvata al Senato nella seduta di mercoledì 2 agosto 2017, con 146 voti favorevoli e 113 voti contrari, con la fiducia, nel testo identico( AS n. 2085-B) a quello approvato dalla Camera. Gentiloni sta per diventare il recordman della “fiducia” in quanto quasi tutti i suoi provvedimenti sono passati con l’utilizzo di questo sistema che una volta si adoperava all’atto dell’insediamento dei governi ed in rarissime altre occasioni. Ora purtroppo il potere esecutivo e quello legislativo sostanzialmente tendono a fondersi e l’uso spropositato della fiducia è la logica conseguenza.
Comunque la legge appena approvata all’Articolo 1, commi 38 e 39, reca modifiche alla previdenza complementare e prevedono la convocazione di un tavolo di consultazione per avviarne un processo di riforma. Probabilmente questo tavolo sarà assorbito nelle discussioni della cosiddetta “fase 2” sulle pensioni che fra i vari punti prevedono lo stesso argomento

Il comma 38, modificando gli articoli 11 e 14 del D.Lgs. 252/2005, interviene sui seguenti profili:
• la destinazione totale o parziale del TFR alle forme pensionistiche complementari;
• l’ anticipo della rendita complementare nel caso di cessazione dell’attività lavorativa;
• il riscatto della posizione individuale maturata e del relativo regime tributario.

Gli accordi collettivi potranno stabilire una percentuale minima del TFR maturando da destinare ai fondi, fermo restando il principio generale che l’adesione rimane su base volontaria e che, in assenza di indicazione da parte degli accordi, la percentuale del conferimento del Tfr è pari al 100 per cento.
Nel caso di cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo superiore a 24 mesi si può chiedere la rendita pensionistica invece di aspettare i 48 mesi attualmente previsti. Inoltre, nel confermare che il diritto all’anticipo della pensione complementare è consentito fino a 5 anni prima del conseguimento della pensione con i requisiti previsti dalla Fornero, la nuova legge introduce la possibilità che i Fondi pensione possono aumentare questo limite fino a 10 anni prima.
I fondi pensione possono  prevedere altresì una limitazione al diritto all’anticipo ad una parte della prestazione.
L’aderente potrà richiedere la liquidazione in forma di rendita temporanea (anche in deroga ai limiti generali vigenti per la liquidazione integrale della rendita e a quelli specifici, dell’ordinamento interno del fondo), fino a quando sarà  conseguito il diritto alla pensione Inps .

La lettera c) interviene in materia di riscatti della posizione individuale:

Con riferimento alla richiesta di riscatto totale della posizione individuale maturata per   invalidità permanente, tale facoltà non può essere esercitata non solo nel quinquennio precedente la maturazione del diritto alla pensione complementare (come attualmente previsto), ma anche nel maggior periodo (fino ad un massimo di 10 anni) eventualmente fissato dal Fondo pensione. La norma stabilisce che il riscatto opra può essere fatto non solo per gli iscritti ai Fondi negoziali, ma anche agli aderenti dei Fondi Aperti ed i PIP , fermo restando che l’aliquota (a titolo di imposta) è pari al 23 per cento.
Si ricorda che il regime più favorevole è costituito da un’aliquota (sempre a titolo di imposta) del 15 per cento (ridotta di una quota pari a 0,30 punti percentuali per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione, con un limite massimo di riduzione di 6 punti).
Si ricorda altresì che la base imponibile è costituita dalle somme percepite in sede di riscatto, al netto della parte corrispondente ai redditi già assoggettati ad imposta, e che la summenzionata aliquota più favorevole si applica qualora la cessazione è dovuta a:
• cessazione di attività lavorativa (che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo non inferiore a 12 mesi);
• assoggettamento a procedura di mobilità o di cassa integrazione guadagni ordinaria o straordinaria;
• invalidità permanente che comporti la riduzione della capacità di lavoro a meno di un terzo;
• morte dell’iscritto (precedente la maturazione del diritto alla prestazione).

Il comma 39 riguarda l’assetto dei fondi, quelli negoziali in prevalenza. Esso prevede la convocazione di un tavolo di consultazione per avviare un processo di riforma della previdenza complementare – al fine di aumentarne l’efficienza, nonché di favorire l’educazione finanziaria e previdenziale – da convocarsi, entro trenta giorni dall’entrata in vigore del provvedimento in esame, a cui partecipano le organizzazioni sindacali e le rappresentanze datoriali maggiormente rappresentative in ambito nazionale, la COVIP, nonché esperti della materia previdenziale, secondo le seguenti linee guida:
revisione dei requisiti per l’esercizio dell’attività dei fondi pensione, fondata su criteri ispirati alle migliori pratiche nazionali ed internazionali, con particolare riferimento all’onorabilità e professionalità dei componenti degli organi collegiali, del responsabile della forma pensionistica complementare e dei responsabili delle principali funzioni);
determinazione di soglie patrimoniali di rilevanza minima in funzione delle caratteristiche dimensionali dei patrimoni gestiti, dei settori di appartenenza,
della natura delle imprese interessate, delle categorie dei lavoratori interessati e dei regimi gestionali);
individuazione di procedure di fusione dei fondi intese ad aumentare il livello medio delle consistenze patrimoniali e numero di iscritti e a ridurre i costi di gestione ed i rischi;
individuazione di forme di informazione mirata all’accrescimento dell’educazione finanziaria e previdenziale dei cittadini e sulle forme di gestione del risparmio finalizzato alla corresponsione delle prestazioni previdenziali complementari.

Sull’ultimo punto, tentativi del genere già sono stati fatti con la legge Fornero e in ultimo si ricorda, l’articolo 24-bis del decreto-legge n. 237 del 2016 che reca misure ed interventi intesi a sviluppare l’educazione finanziaria, previdenziale ed assicurativa, misure che non hanno sortito alcun effetto e l’attività praticamente è stata svolta dai sindacati, i patronati e le banche, Mefop e Itinerari previdenziali. Ora viene prevista l’adozione, da parte del Ministero dell’economia e delle finanze con il Ministero dell’istruzione, di un programma per una Strategia nazionale per l’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale. Per l’attuazione della predetta strategia sarà istituito presso il Ministero dell’economia e delle finanze, un  apposito Comitato nazionale , che operarà attraverso riunioni periodiche. In seno al Comitato potranno   essere costituiti specifici gruppi di ricerca cui potranno partecipare accademici e esperti della materia. Tuttavia, poichè come prescrive il successivo comma 40, il tutto deve essere fatto senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, i risultati saranno identici ai precedenti.

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