Le tutele: La banca depositaria

Scritto il alle 08:47 da [email protected]

Quest’anno la pausa estiva è stata più breve del solito e sulle pensioni praticamente non c’è mai stata. Ha fatto molto caldo, ma ciò non è valso a smorzare gli animi. Fortunatamente c’è stata la buona notizia della previsione di un leggero aumento del Pil, ed anche se qualcuna ha attribuito l’aumento proprio all’eccessivo caldo, per il governo è una boccata d’aria fresca. Ma questa buona notizia ha rinfocolato le richieste proprio in termini previdenziali. I motivi del contendere sono essenzialmente due, uno: come garantire una pensione adeguata, nel termine che il linguaggio giuridico attribuisce a quest’aggettivo, cioè sufficiente a vivere dignitosamente senza troppi patemi d’animo sia per gli attuali pensionati che per quelli futuri, Due: dove trovare i soldi per realizzarlo, aumento del Pil a parte, visto che il sistema contributivo, nato per assicurare un sistema pensionistico che si mantiene da solo, sta sostanzialmente fallendo per lo squilibrio fra nuovi occupati ( pochi e con carriere frammentarie) e vecchi pensionati (molti e con una speranza di vita alta). Questo squilibrio pone lo Stato nella necessità di intervenire continuamente e non avendo risorse sufficienti, lo fa con briciole. Per l’Ape sociale quest’anno sono impegnati  solo 300 milioni di euro ( per il salvataggio delle banche 4 miliardi) che raddoppieranno l’anno prossimo.
Dunque sul fronte della previdenza pubblica non è il caso di fare eccessivo affidamento. Bisogna pensarci da soli, perché difficilmente, in mancanza di un intervento risolutivo della Previdenza Sociale, ci potrà essere un aiuto familiare. Si sa che un padre riesce a dar da mangiare a 5 figli, ma 5 figli non riescono a sostenere un padre. Ma anche perché sono in costante aumento i single che da vecchi, diventeranno, se fosse possibile, ancora più single!
La previdenza complementare è una delle possibilità, quella più diffusa e pertinente per assicurarsi una vecchiaia tranquilla. Poi certo ve ne sono altre, ma rimangono poche in verità. Dei Bot non ne parliamo proprio, i titoli postali attualmente danno un rendimento meno del tfr, il mattone come bene rifugio ha perso il suo charme. Però la previdenza complementare non convince ancora tutti. Esistono delle diffidenze, delle paure. Una delle quali è dove finiscono materialmente i propri soldi.
L’Inps si sa è l’Inps, un ente previdenziale statale. Parastatale per l’esattezza, un cosiddetto Ente pubblico non economico, nonostante gestisca risorse per circa 828 miliardi di flussi finanziari complessivi. Sta lì e nonostante le turbolenze dei suoi vertici, non è un ente che fallisce, non c’è paura che gli amministratori se ne scappino con la cassaforte.
I fondi pensione e i Pip invece sono soggetti privati, governati dai sindacati, dai datori di lavoro, dalle banche, dalle assicurazioni e qui ingiustificatamente le preoccupazioni aumentano.
La prima considerazione è che finora le forme di previdenza complementare hanno svolto egregiamente il loro lavoro nonostante la crisi del 2007 e la successiva rarefazione dei rendimenti di titoli di debito in cui era ovvio investire, perché questii rendimenti com’è noto, sono a tasso zero, prevalentemente diretta conseguenza del QE della BCE. Poi ci sta la vigilanza occhiuta della Covip, ma c’è dell’altro per rassicurare un po’ tutti.
Pochi sanno che i contributi versati, compresi le quote del proprio Tfr non stanno nella disponibilità degli amministratori dei Fondi. Sono versati in una banca che svolge una funzione di super garanzia per gli aderenti ed è la banca depositaria.
La banca depositaria è l’istituto dove vengono versati i contributi e che vigila sull’operatività del fondo e garantisce la separatezza del patrimonio del fondo da quello della società di gestione.
In ottemperanza alla normativa comunitaria, che prevede la presenza di un soggetto depositario del patrimonio degli OICR, il D.Lgs. 124/1993 e il successivo Dlgs 252/05, stabilisce che le risorse dei fondi pensione affidate in gestione siano depositate presso un istituto di credito distinto dal gestore, in maniera del tutto analoga a quanto già previsto per i fondi comuni di investimento.
Il Testo Unico della Finanza (D.Lgs 58/1998), all’art.38, stabilisce che la Banca depositaria:
– accerta la legittimità delle operazioni di emissione e rimborso delle quote del fondo, il calcolo del loro valore e la destinazione dei redditi del fondo;
– accerta che nelle operazioni relative al fondo la controprestazione sia ad essa rimessa nei termini d’uso;
– esegue le istruzioni della società di gestione del risparmio se non sono contrarie alla legge, al regolamento o alle prescrizioni degli organi di vigilanza.
I sindaci e gli amministratori sono tenuti a riferire alle autorità di vigilanza competenti sulle eventuali irregolarità riscontrate nella gestione dei fondi. Data la delicatezza della funzione svolta dalla banca depositaria, la Banca d’Italia, sentita la CONSOB, determina le condizioni per l’assunzione dell’incarico.
Per i dipendenti pubblici affluiscono al fondo pensione i contributi dell’1% del datore di lavoro e quello del dipendente, mentre il tfr viene contabilizzato e rivalutato con i rendimenti finanziari figurativamente presso l’Inps che lo versa ai fondi pensione di riferimento, in questo caso Espero o Perseo Sirio, al momento della liquidazione della prestazione.

 

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