Le regioni virtuose con la previdenza

Scritto il alle 08:56 da [email protected]

Il 6° Rapporto sulla Regionalizzazione del bilancio pensionistico di Itinerari Previdenziali si è posto l’obiettivo di fornire una serie di dati indispensabili per la  comprensione del tema “pensioni e assistenza”, non solo a livello nazionale, ma scomposti per singola Regione. La scansione  territoriale (peraltro prevista dal regolamento comunitario noto come “Sec 95” che impone agli stati membri, dal 1995, l’elaborazione di statistiche regionali) che a parere del Prof Brambilla, coordinatore del Rapporto, consente di cogliere una serie di problematiche che, se risolte, possono portare benefici al sistema  pensionistico evitando la tentazione di continue riforme e il ripetersi di errori del passato.
L’analisi svolta è relativa ai bilanci Inps per il periodo 1980-2015
Nel 2015 il bilancio INPS ha registrato un aumento rispetto ai due anni precedenti sia dal lato delle entrate contributive sia da quello delle uscite per prestazioni; l’incremento è maggiore sulle entrate, con conseguente miglioramento del saldo complessivo che resta, tuttavia, negativo soprattutto nelle Regioni del Sud. Nel dettaglio e per macro aree:
• il totale delle entrate contributive ammonta a 134,823 miliardi, di cui il 63,54% (85,67 mld) proviene dalle 8 regioni del Nord, il 20% dalle 4 regioni del Centro (26,99 mld) e il 16,44% (22,16 mld) dalle 8 regioni del Sud;
• le uscite per prestazioni sono pari a 176,947 miliardi, con il Nord che assorbe il 55,86% del totale (98,83 mld) contro il 19,74% del Centro (34,93 mld) e il 24,40% del Sud che con 43,17 mld presenta uscite quasi doppie rispetto alle entrate;
• il saldo tra entrate e uscite per il 2015 presenta un disavanzo complessivo INPS pari a 42,124 miliardi. Il Sud assorbe il 49,89% del deficit (21 mld) contro il 18,86% del Centro (7,9 mld) e il 31,25% del Nord (13,16 mld). Il Trentino è l’unica regione con un attivo di bilancio (+ 200 milioni). Le regioni che presentano deficit pesanti sono Piemonte, Sicilia, Puglia, Campania, Toscana, Calabria e Liguria.
Il federalismo tuttava non ha mai ammainato completamente le sue bandiere, nonostante i guasti apportati dalla modifica del titolo V della Costituzione  avvenuta nel 2001, specialmente al sistema sanitario nazionale, causa non ultima dell’esplosione dei fondi sanitari ( più di 300) senza regole e senza controlli.
Oggi alcune regioni, la Lombardia ed il Veneto sono tornate alla carica con la indizione di referendum che chiedono  genericamente “più autonomia“, ma anche l’Emilia Romagna pur senza indire al momento alcun referendum consultivo, chiede al governo la stessa cosa, mentre parrebbe che la Romagna  agogni ad un suo referendum per separarsi dall’Emilia!. In realtà vogliono gli stessi poteri ( e soldi) delle Regioni a statuto speciale. Le Regioni a statuto speciale trattengono un’ampia percentuale di tasse, il 100% la Sicilia, il 90% la Valle d’Aosta ed il Trentino Alto Adige, il 70% la Sardegna ed infine il 60% il Friuli Venezia Giulia. Poi come vengono spese queste risorse varia da regione a regione. Ci sono regioni virtuose e quelle meno.
Poichè dopo la pausa estiva sono previsti degli incontri governo sidacati sulle pensioni, la cosiddetta “fase 2” segnalo delle misure adottate recentemente in campo previdenziale nel Trentino Alto Adige. In occasione dell’assestamento di bilancio regionale, sono state introdotte alcune modifiche migliorative che prevedono contributi a sostegno della previdenza obbligatoria e complementare per le persone che si dedicano alla cura dei figli o all’assistenza di familiari non autosufficienti, perchè l’art 117 della Costituzione dà dei poteri alle Regioni ordinaria in alcune materie, la cosiddetta legislazione concorrente, come per esempio la previdenza complementare ed integrativa.

Riguardo  alla copertura previdenziale dei periodi dedicati alla cura dei figli minori di 3 anni o di minori affidati, una delle modifiche principali adottate dalla Regione TAA consiste nel prevedere un contributo per i lavoratori autonomi e i liberi professionisti. Costoro non possono effettuare, infatti, i versamenti volontari se non cessano completamente l’attività e non chiudono la partita IVA. La misura approvata prevede invece che il contributo,  fino ad un massimo  4.000 euro all’anno, possa essere richiesto a sostegno dei versamenti previdenziali obbligatori. Non si richiederà quindi in questo caso la completa astensione dal lavoro, tuttavia poiché l’arrivo di un figlio implica sicuramente una riduzione dell’attività lavorativa e quindi una riduzione della contribuzione previdenziale, anche i lavoratori autonomi del TAA saranno sostenuti sotto il profilo contributivo durante i periodi di cura dei figli.
I contributi previdenziali della Regione possono essere concessi contemporaneamente sia per il sostegno dei versamenti volontari all’INPS che per il sostegno alla previdenza complementare.
Per la previdenza complementare l’importo massimo del contributo è pari a euro 4 mila all’anno. La possibilità di fruire dei contributi è stata estesa anche nel caso di minori in affidamento e spettano per tutta la durata dell’affidamento stesso e a prescindere dall’età del minore. Verrà aumentato da 7 mila a 9 mila euro anche il contributo previsto per coloro che si dedicano all’assistenza dei figli o affidati non autosufficienti minori di cinque anni.Per le persone che si dedicano all’assistenza di familiari non autosufficienti, la novità è l’estensione del contributo ai lavoratori del settore pubblico in aspettativa; finora l’intervento era destinato ai lavoratori del settore pubblico solo in caso di svolgimento dell’attività lavorativa a tempo parziale.
Infine, alla luce del fatto che i requisiti pensionistici per i dipendenti pubblici sono negli ultimi anni profondamente cambiati fino ad essere di fatto parificati a quelli dei dipendenti privati, è stato aperto agli ex dipendenti del settore pubblico l’intervento a sostegno della prosecuzione volontaria destinato a coloro che hanno figli minorenni, hanno compiuto i 55 anni di età o hanno 50 anni e hanno perso il lavoro.
La Regione, con la sua competenza per la previdenza integrativa e complemplementare, intende continuare a riconoscere concretamente il lavoro di cura familiare. Le donne che hanno mediamente una pensione che è  la metà rispetto agli uomini saranno così più tutelate ristorando concretamente le difficoltà di conciliazione tra lavoro e vita familiare o la scelta di ridurre il tempo del lavoro per dedicarsi alla cura di un figlio o una persona non autosufficiente  che  spesso creano periodi di vuoto contributivo  riducendo l’importo finale  della pensione.

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1 commento Commenta
tbtcot
Scritto il 30 agosto 2017 at 22:21

Insomma dove funziona è dove il pubblico finanzia… Cioè noi.. altrimenti niente.

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