il DPCM sull’Ape volontaria accelera la Rita

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Come è ormai più che noto, il 4 settembre 2017 il Presidente del Consiglio ha finalmente firmato il DPCM sull’Ape Volontaria che doveva essere pronto già dallo scorso aprile, perchè la norma sarebbe dovuta entrare in vigore il successivo mese di maggio. Ma il rimpallo fra Palazzo Chigi ed il Ministero del Lavro sulla stesura del testo, ha allungato i tempi. Meglio tardi che mai, come si dice. Vedremo quali saranno i tempi effettivi perché la firma non esaurisce l’iter del provvedimento che sarà lungo. Mancano ancora la registrazione da parte della Corte dei Conti, la pubblicazione in G.U., le circolari interpretative Inps e i successivi messaggi di precisazione dello stesso istituto. Quello che manca ancora è il core business dell’affaire, cioè le convenzioni con le banche ed assicurazioni. Si ha l’impressione che nicchiano, scottati dall pregressa esperienza negativa del tfr in busta paga. Ottimisticamente il governo stima il numero dei ( potenziali)  richiedenti in 300.000, ma saranno assolutamente di meno. Il numero complessivo delle pensioni liquidate nel 2016 è stato di 440.000.
Il provvedimento è comunque retroattivo. Coloro che hanno maturato i requisiti dal primo maggio 2017 e la data di entrata in vigore del decreto possono richiederla, entro 6 mesi dall’entrata in vigore del decreto stesso.
Al momento della domanda occorre aver maturato almeno 63 anni di età e 20 anni di contributi.
Non è necessario smettere di lavorare
Chi vorrà usufruire dell’anticipo pensionistico volontario dovrà pagare una rata sulla pensione netta futura da un minimo del 2% fino al 5-5,5% medio annuo, ma il
valore netto sarà inferiore grazie al credito d’imposta previsto in legge di bilancio che può arrivare fino al 50% dell’interesse sul finanziamento e sul premio. Costo effettivo Taeg pari al 3,2 per cento.
L’importo mensile minimo dell’ape volontaria non può essere inferiore a 702 euro netti mensili e la rata insieme altri prestiti non può superare 30%pensione
tenendo conto degli altri debiti pluriennali contratti, come ad esempio il mutuo per l’acquisto della casa.
La piena operatività del prestito pensionistico che va sotto il nome improprio di Ape volontaria, dove ape starebbe appunto per “anticipo pensionistico” cosa che non è, comporta la possibilità, per chi è iscritto ad una forma di previdenza complementare, di poter chiedere l’anticipo della rendita maturata, la famosa Rita. Anche in questo caso si tratta di una misura che avrà scarsa applicazione, perchè scarsi sono oltretutto gli iscritti alla previdenza integrativa. L’anno scorso le rendite liquidate sono state 1765 e quelle complessive vigenti al 2016 circa 200.000 ( TAV. a 18 Rel Covip 2016)
La legge non stabilisce né un minimo né un massimo ottenibile, dipende essenzialmente dal capitale accumulato, dalle regole che si daranno i fondi e dalla volontà dell’interessato. Ma per poter accedere alla Rita occorre aver maturato gli stessi requisiti di età anagrafica e contributiva prevista per l’Ape, che saranno certificati dall’Inps. Ma l’Inps potrà procedere alla certificazione solo dopo che tutti gli adempimenti ( pubblicazione in GU, circolari ecc) sopra riportati saranno stati fatti. Per cui è prevedibile pensare che tutta l’operazione bene che vada potrà partire presumibilmente con l’anno prossimo.

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