Se metà della popolazione non paga tasse, non si finanzia il welfare

Scritto il alle 09:01 da [email protected]

Recentemente nel corso del convegno “Equità fiscale.”, del 27 giugno scorso, organizzato da CIDA Lombardia, è stato presentato l’Approfondimento sulle dichiarazioni dei redditi ai fini Irpef 2015 curato da Itinerari Previdenziali: l’11,97% dei contribuenti paga il 53,7% di tutta l’Irpef

Secondo il Rapporto, nel 2015, poco meno della metà degli italiani – 27,59 milioni di abitanti (il 45,48% dei cittadini italiani) – ha pagato, anche per via delle detrazioni fiscali e del bonus da 80 euro, solo 185 euro di Irpef a testa. In pratica, solo il 4,87% dell’Irpef totale e, si suppone di conseguenza, pochissimi contributi sociali, con gravi ripercussioni sull’attuale sistema pensionistico e sul welfare sociale del Paese.

Il documento è stato elaborato consultando il vasto database reso disponibile dal Dipartimento delle Finanze del Mef, nonché dei dati ISTAT relativi alla popolazione residente. I redditi 2015 dichiarati ai fini Irpef tramite i modelli 770, Unico e 730 , ammontano a un totale di 832,970 miliardi, di cui ben 455 erogati direttamente dallo Stato (325 circa per pensioni, prestazioni assistenziali, sostegno del reddito e rendite Inail e altri 130 circa per gli stipendi della pubblica amministrazione). Su tali redditi hanno beneficiato dell’effetto del bonus da 80 euro, 11.155.355 contribuenti con redditi fino a 29 mila euro, per uno sgravio complessivo di 8,964 miliardi di euro. Rapportando la percentuale di crescita dei redditi (+1,7%) con quella dell’Irpef prima e dopo il bonus, si evidenzia dunque un aumento del carico fiscale per i redditi sopra i 29 mila euro di oltre il 3,6% e una pari riduzione in quelli sotto il livello del bonus, il che di fatto implica una traslazione mascherata del carico fiscale dai secondi ai primi.
Le dichiarazioni sono state 40,77 milioni, tuttavia, solo 30,9 milioni hanno presentato una dichiarazione dei redditi positiva: se si tiene conto del fatto che gli italiani sono 60,655 milioni, ciò vuol dire che oltre la metà dei cittadini italiani (il 50,9%) è a carico di qualcuno.
Situazione che difficilmente sembra rispecchiare la realtà, come sottolineato dal Professor Alberto Brambilla, Presidente di Itinerari Previdenziali e autore della ricerca insieme al Dott. Paolo Novati, nel corso del convegno dedicato all’equità fiscale organizzato da CIDA Lombardia.
Sono in particolare 680.422 i connazionali che dichiarano reddito nullo o negativo (l’1,67%), mentre a dichiarare redditi fino a 7.500 euro lordi l’anno (una media di 312 euro lordi al mese) sono 9.378.279 cittadini italiani, il 23%. Considerando l’effetto bonus, ogni contribuente paga quindi 44 euro di Irpef l’anno . Un sistema così strutturato,  può davvero considerarsi equo?
Più della metà dell’Irpef è versata dal 12% dei contribuenti – Premessa indispensabile a farsi è che, nel 2015 lo Stato ha speso per il welfare ( pensioni, sanità e assistenza) 447,36 miliardi: di questi, circa 172,2 sono stati coperti da contributi sociali versati dalla produzione, mentre la quota restante – in assenza di “tasse di scopo” – è necessariamente finanziata tramite la fiscalità.
Ed ecco allora che, per il finanziamento del welfare, diventa inevitabile rivolgere l’attenzione ai dati riguardanti gli scaglioni di reddito più elevati. I contribuenti che si collocano sopra i 300 mila euro sono lo 0,08%, mentre il corpo grosso riguarda i redditi sui 35 mila euro lordi, ( l’11,97%) paga il 53,7%  di tutta l’Irpef con conseguente impoverimento della classe media. Ne discende una sempre maggiore difficoltà a finanziare il sistema del welfare italiano. I contribuenti con redditi oltre i 20 mila euro, QUELLI in mezzo fra le due aree degli esenti e dei super ricchi, avranno sempre più difficoltà a beneficiare del welfare perché non sono né carne né pesce. Una volta preso atto dell’incidenza della spesa per il welfare sul totale delle entrate, come prima via c’è la necessità di una effice lotta all’evasione, controlli fiscali e “prove dei mezzi”. Altri pensando a soluzioni  più radicali come l’introduzione di aliquote flat e prestazioni non più strettamente correlate ai redditi. E’ allettante, ma non è la soluzione. L’aliquota flat, voglio ricordare, è un’aliquota fiscale proporzionale in luogo di quella progressiva attualmente in vigore. Se si seguisse questa soluzione sarebbe una follia demagogica che finirebbe di distruggere4 definitivamente il sistema di welfare così come lo abbiamo concepito. Infatti prima ancora dello scoppio della crisi economica del 2007 le prestazioni sociali avevano già imboccato un tred di riduzione e di irrigibimento delle condizioni per averne titolo. La coesione sociale si fonda su un sistema efficace di tutele sociali che bisogna essere inclusivo ed universale, per cui sulle prestazioni dove il discrimine è il reddito, è giusto pensare ai redditi netti olte che perfezionare l’attuale strumento dell’ISEE.

c.l.

VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 0 (from 0 votes)
Nessun commento Commenta

Articoli dal Network
FTSE Mib: Apre in lieve ribasso il listino italiano dopo aver evidenziato ieri una seduta interloc
Come già detto negli ultimi giorni continuiamo ad ignorare i dati provenienti dall'economia ame
Setup e Angoli di Gann FTSE MIB INDEX Setup Annuale: ultimi: 2016 (range 15017/21194 ) ) [ us
Per informazioni e prenotazione del corso: Ing. Francesco Filippi [email protected]
Oggi rinnoviamo la previsione del FTSEMIB nel medio lungo periodo. Come possiamo vedere dall’im
Lo abbiamo scritto più volte, le banche centrali, sono le principali responsabili di questa cri
FTSE Mib: il listino italiano oggi in apertura conferma il rimbalzo delle due sedute precedenti anda
A conclusione del confronto svolto con le Organizzazioni sindacali sugli interventi di natura social
Non ci sono particolari novità, anche se lo SP500 ha dato qualche segnale di debolezza. La situaz
Setup e Angoli di Gann FTSE MIB INDEX Setup Annuale: ultimi: 2016 (range 15017/21194 ) ) [ us