Il recesso dalla complementare: il riscatto della posizione

Scritto il alle 08:48 da [email protected]

La decisone volontaria di aderire ad una forma di previdenza complementare è irrevocabile. Molti che hanno maturato il convincimento di iscriversi e stanno già con la penna in mano, quando sentono questo vincolo, fanno marcia indietro. Pensano di imprigionarsi gettando via la chiave perchè di fronte hanno la visione riduttiva di non avere via di scampo in caso non maturino i requisiti per ottenere la rendita previdenziale, perdendo tutto. Fortunatamente non è così. In questo caso c’è il riscatto della posizione accumulata, cioè la restituzione di quanto versato maggiorato dei rendimenti finanziari.
I casi in cui opera il riscatto sono tre: il decesso, l’invalidità e la perdita del posto di lavoro.
In caso di riscatto a seguito decesso non vi è differenza tra le diverse tipologie di Fondi. In assenza di eredi  la posizione può essere devoluta ad un beneficiario predesignato e in mancanza, rimane acquisita al Fondo se negoziale, ovvero viene devoluta a finalità sociali se si tratta di forme pensionistiche individuali.
La recente legge per il mercato e la concorrenza, la legge 4 agosto 2017, n. 124, al comma 38 dell’articolo 1, contiene alcune disposizioni, in materia di riscatto per gli iscritti aifondi pensione. Si tratta di novità introdotte modificando il d.l.gs. 252/2005. La tecnica legislativa usata, intervenendo su una normatica che non si applica per il settore del lavoro pubblico, determina l’esclusione dei relativi dipendenti  tra i destinatari delle nuove disposizioni.
Al comma 38 si prevede che in caso di cessazione dell’attività lavorativa che comporti la disoccupazione per un periodo superiore a 24 mesi (la metà di quanto previsto originariamente dal decreto 252, cioè 48 mesi), le prestazioni possono essere erogate con un anticipo di 5 anni rispetto all’età prevista  per ottenere la pensione obbligatoria secondo la legge Fornero; anticipo che può essere portato a 10 anni se previsto dalle singole forme di previdenza complementare. In particolare  il lavoratore può chiedere la liquidazione in forma di rendita temporanea anche su una parte del montante accumulato e ottenere successivamente la prestazione sulla differenza del proprio montante  al conseguimento del diritto a pensione nel regime obbligatorio.
Questa misura è una specie di doppione della Rita e andrebbe coordinata e armonizzata con essa, tenendo conto degli esiti della sperimentazione.
Secondo il Servizio Politiche Previdenziali UIL l’attuale formulazione della norma lascia aperti dubbi e questioni sulla struttura della prestazione, sulle modalità di erogazione e sulla tassazione che dovrebbe essere applicata. Servirà in tempi brevi un chiarimento da parte di Covip e dell’agenzia delle entrate se non un intervento legislativo di precisazione per definire nel dettaglio le modalità di questa prestazione.
Il comma 38 prevede, inoltre, che nel caso di perdita dei requisiti di partecipazione il lavoratore può procedere al riscatto della posizione maturata sia se iscritto alle forme pensionistiche complementari collettive sia in quelle individuali mentre fino a ieri  non era  possibile.
Anche questa modifica necessiterà di chiarimenti al fine di esplicitare quali siano i requisiti di partecipazione a forme individuali e come si possa indentificarne la sussistenza o la cessazione. Si suppone che il legislatore intendesse la perdita del lavoro.
Il riscatto per invalidità permanente spetta ogni qualvolta si verifica  una situazione di minorazione fisica o mentale tale da ridurre la capacità di lavoro a meno di un terzo, a prescindere dal fatto che il soggetto cessi o meno dallo svolgimento dell’attività lavorativa. Poiché il riscatto comporta l’uscita dal sistema di previdenza complementare, in caso di successiva adesione, il rapporto partecipativo comincia nuovamente a decorrere dalla data di ultima iscrizione, con particolare effetto sulle prerogative legate all’anzianità di iscrizione.
Riscatto individuale in caso di cessione di un ramo d’azienda
Quando avviene la cessione di un ramo d’azienda  che ha i suoi dipendenti iscritti ad un Fondo pensione, ci può essere la  sottoscrizione di un accordo collettivo che stabilisce la  continuità di iscrizione al fondo  pensione  originario, sempre che questi vogliono consentire  al mantenimento dell’iscrizione anche se il  nuovo datore di lavoro non è compreso nella categoria generale del Fondo Pensione. In questo caso  la Covip è del parere che la posizione individuale non può essere riscattata perché non ritiene realizzata una “perdita dei requisiti di partecipazione” e non possono attivarsi quelle clausole statutarie che, a fronte di detta perdita, consentono, tra l’altro, il trasferimento e il riscatto. Per stabilire che c’è stata la perdita dei requisiti di partecipazione vanno esaminati non soltanto i profili formali (coincidenza o meno del fondo originario con quello di riferimento della nuova azienda per tutti i suoi lavoratori) ma specialmente quelli  di carattere sostanziale (mantenimento o meno delle condizioni di partecipazione dell’iscritto, anche e soprattutto sotto il profilo dei flussi contributivi, al fondo di originario). Da un punto di vista sostanziale poi, non cambia nulla per i soggetti iscritti che possono proseguire senza soluzione di continuità la propria partecipazione al Fondo di appartenenza.
Aspetti fiscali
Per riscatti per morte la ritenuta è pari al 15% con riduzione di 0,30 punti per ogni anno successivo al 15°di partecipazione alla forma complementare; per riscatti per cause diverse l’aliquota è del 23%.
Per i pubblici dipendenti se il riscatto non è dipendente dalla volontà del lavoratore e del datore è utilizzato il criterio della tassazione separata. Diversamente si applica la tassazione ordinaria,  ma al netto di quanto già tassato.

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