L’Ape non parte e la Rita nepppure

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Dall’1 maggio 2017 fino al 31 dicembre 2018 sarebbe dovuto partire il nuovo strumento di  anticipo pensionistico istituito per far fronte alle pressioni dei dipendenti che non ce la fanno a resistere ai nuovi limiti di età imposti dalla Fornero, limiti, che se probabilmente giusti nel lungo periodo, quando la speranza di vita sarà sui 90 anni, attualmente è un nodo scorsoio specialmente per chi svolge lavori particolarmente gravosi, ma utili anche alle aziende che possono programmare, con l’ape aziendale, un minimo di turn over e prendere forze giovani.
Poichè i soldi non ci sono l’espediente inventato dai luminari di palazzo Chigi del governo precedente quello attuale, è stata quello di farseli prestare dalle banche per girarli, sempre sotto forma di prestito, ma maggiorati degli interessi, ai richiedenti. Ma a tutt’oggi l’Ape volontaria perchè così si chiama eufemisticamente il prestito, ancora non parte, forse per resistenza da parte delle banche e delle società di assicurazioni, scottati dall’operazione “anticipo del Tfr in busta paga”, il più grande flop previdenziale del secolo, mettendo in stand by anche lo strumento connesso, cioè la Rita, la Rendita integrative temporanea anticipata della pensione complementare.
Infatti per gli iscritti ai Fondi pensione o Pip, in possesso dei requisiti stabiliti dalla legge per ottenere l’ape volontaria,  oltre alle altre prestazioni come l’anticipo e la rendita complementare, si aggiunge anche la cosiddetta Rita che consiste di fatto nella liquidazione anticipata in rendita di tutto o parte del montante accumulato. E’ una prestazione che trova applicazione, in via sperimentale, per lo stesso periodo (fino al termine del 2018). Nel frattempo è intervenuta la legge 124/17 che ampia la possibilità di8 chiedere ed ottenere anticipatamente la rendita. .
L’erogazione della RITA avverrà dunque dal momento dell’accettazione della richiesta fino alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia, per una durata massima pari a 3 anni e 7 mesi e una durata minima di 6 mesi.
Per la richiesta, è necessario presentare al fondo pensione la certificazione Inps, utile alla richiesta dell’APE volontaria e l’ attestazione della cessazione del rapporto di lavoro anche se secondo me non è necessario, perché con l’Ape volontaria, diversamente da quella Sociale, si può continuare a rimanere in servizio.
L’importo richiesto è stabilito dall’iscritto sempre nell’ambito del montante accumulato. Il montante interessato dalla richiesta verrà investito – se derivante da investimenti in comparti finanziari – a decorrere dall’accettazione della richiesta e fino a esaurimento delle quote interessate, nel comparto più prudente del fondo, salvo diversa indicazione dell’aderente. Le rate da erogare verranno ricalcolate di volta in volta e terranno quindi conto delle variazioni apportate dai rendimenti. Il fondo stabilirà quindi la periodicità dell’erogazione e i costi addebitati per l’erogazione delle rate. A ogni modo, nel caso in cui non venga utilizzata l’intera posizione individuale a titolo di RITA, l’iscritto conserva il diritto di usufruire delle ordinarie prestazioni in capitale e rendita sulla rimanente porzione di montante individuale, che continua ad essere gestita come prima.
In caso di decesso dell’iscritto in corso di erogazione della RITA, il montante in fase di accumulo seguirà le usuali regole previste per il riscatto per premorienza.
La COVIP ha precisato che spetta ai fondi pensione il compito di predisporre un documento apposito per spiegare le caratteristiche della Rita, con evidenza delle condizioni, delle periodicità previste e delle modalità di erogazione. In particolare, nel documento informativo saranno chiaramente esplicitati gli importi – contenuti e limitati alle spese amministrative sostenute – che saranno addebitati per l’erogazione di ogni rata. Trattandosi di una misura sperimentale, la COVIP non ritiene necessario apportare integrazioni ai singoli statuti e regolamenti.

 

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