Il life cycle non sempre ti salva la pensione.

Scritto il alle 08:18 da [email protected]

Quando un lavoratore matura la convinzione che è necessario iscriversi alla previdenza complementare si accorge subito che deve fare una serie di ulteriori scelte a cascata sulle quali non sempre è adeguatamente preparato.
Come paradossalmente ha fatto notare Mefop, a nessuno, dovendo fare un viaggio aereo sarà chiesto di scegliere la rotta, scegliere dove e quando atterrare perchè è già tutto stabilito e durante la navigazione ci pensano le torri di controllo.
Ma nella previdenza complementare non è così.

Quasi tutte le scelte sono a carico del lavoratore ed i “piloti automatici” messi in piedi convincono poco.

La prima scelta riguarda l’adesione: E’ opportuno aderire alla previdenza complementare o accontentarsi del “poco ma sicuro” garantito dalla pensione Inps e tenersi il Tfr che ha rendimenti garantiti? E se si decide ad iscriversi, basta il proprio contributo e quello del datore di lavoro, più il Tfr maturato dal giorno dell’adesione per avere una integrazione sufficiente oppure è il caso di fare un versamento aggiuntivo?
Una volta stabilito tutto questo, si entra nel campo della “Alta finanza”. Le forme di previdenza complementare, si sa, investono le somme versate dai lavoratori sui mercati finanziari I fondi investono in vari “comparti” che corrispondono a diverse linee di investimento: bisogna decidere a quale comparto di investimento iscriversi, cioè come investire i propri soldi, se scegliere un investimento garantito oppure rischiare in prodotti con più alti rendimenti, optare per il monetario o il bilanciato.

E’normale che un lavoratore qualsiasi di fronte a queste domande non sappia cosa fare, ci vogliono competenze specifiche.
Servirebbe un consulente, possibilmente terzo, che non vende prodotti o quantomeno non ha finalità di lucro. Oppure conoscere i meccanismi automatici di tutela dell’iscritto nella sua vita lavorativa fino alla pensione, come il cosiddetto «lifecycle», letteralmente “ciclo della vita”: consiste nell’adeguamento periodico degli investimenti dalle forme più rischiose a quelle più tranquille man mano che si avvicina l’età della pensione.

In sostanza, un giovane neoassunto trentenne versa le sue quote periodiche in un comparto di investimento a maggior componente azionaria, a maggior rischio e maggiore potenzialità nel lungo termine; che corrisponde al suo orizzonte temporale.

La componente azionaria si ridurrà a tappe prestabilite per lasciar sempre più spazio a titoli obbligazionari o garantiti, che diventeranno prima maggioritari poi esclusivi negli ultimi anni di lavoro.

L’automaticità di questo meccanismo ha il pregio di standardizzare le scelte correlandole all’anzianità contributiva e anagrafica. E ci si risparmia dall’onere di decisioni che nella gran parte dei casi risultano difficili anche per i professionisti della finanza.

 

In Italia il lifecycle è stato adottato da tempo dalla gran parte dei numerosi fondi aperti e Pip,e fra i fondi negoziali da Previmoda.
Il lifecycle serve soprattutto a ottimizzare la volatilità dei mercati e la gestione del rischio, insito in qualsiasi scelta finanziaria. Un alternativa concorrenziale è utilizzare per il portafoglio titoli affidabili, dalla volatilità estremamente contenuta, come quelli indicizzati all’inflazione. Attenzione, però: questo automatismo non garantisce risultati e non protegge totalmente da rischi ed eccessiva volatilità di Borsa ne nella sua ripresa. Tuttavia la teoria che le azioni nel lungo termine rendono più delle obbligazioni non è stata smentita. Così se mancano decenni alla conclusione del proprio piano previdenziale ci si può fidare delle azioni. Infatti in linea generale, coloro che nel 2009 sono passati all’obbligazionario per recuperare tutto quello che avevano investito poi si sono trovati di fronte a rendimenti a tasso zero.

Camillo Linguella

 

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1 commento Commenta
Scritto il 11 ottobre 2017 at 11:33

La teoria che le azioni nel lungo termine rendono più delle obbligazioni torna in auge quando le borse sono sui massimi storici (come accade ora per le borse usa)
quando le borse crollano la teoria sparisce dalla circolazione fino a quando tornano i massimi
in ogni caso dipende da quanto di entra: se vogliamo parlare di borsa italiana SPmib nel 2000 quotava sopra 46mila mentre ora quota 22,5 mila

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