L’ecatombe dell’Ape sociale

Scritto il alle 08:54 da [email protected]

A momenti dovrebbero essere resi noti i dati Inps sull’accoglimento delle domande relative alla’Ape sociale.

C’è una grande attesa specie dopo i boatos dei giorni scorsi.
In piena crisi economica del 2011, il decreto Monti “Salva Italia” che conteneva anche l’innalzamento traumatico ed immediato dei limiti di età in maniera indifferenziata per tutti i lavoratori, prescindendo dall’attività svolta, fu votato a grandissima maggioranza. Il decreto non salvò l’Italia, ma sicuramente la mise in condizione di essere salvata, in primis diminuendo lo spread dai 500 punti cui era arrivato ai 150 medi di oggi.
Ma già appena le cose si misero un po’ meglio divenne forte la pressione degli interessati per allentare le rigidità previste dalla riforma Fornero, chiedendo di poter andare in pensione prima dei 70 anni ( limite tendenziale a regime) senza avere falcidie abnormi sull’assegno pensionistico.
Esigenza  teoricamente  accolta mettendo in campo principalmente tre strumenti:
1. Istituzione dell’ape volontaria con i corollari dell’ape aziendale e della “rita” per gli iscritti alla previdenza complementare,
2. L’ape sociale per coloro che si trovavano in particolare situazione o svolgenti lavori gravosi
3. Riconoscimento dei lavoratori precoci.
Dell’ape volontaria, che non è un istituto previdenziale, richiedibile da tutti coloro che ne hanno i requisiti, si sono perse le tracce. Partenza prevista per lo scorso maggio, si parla di uno slittamento a gennaio 2018. Probabilmente ci sono difficoltà con le banche e le compagnie di assicurazioni. Potenziali richiedenti 300.000, cioè coloro che secondo l’Inps hanno 20 anni di contributi e 63 di età. Ma possono essere anche 500.000 o un milione, per lo Stato è indifferente perché si tratta di un prestito bancario che non grava sul suo bilancio.
Diversa è la questione dell’ape sociale, perché si tratta di una “indennità” assistenziale a carico dello Stato (ma non dell’Inps).
Possono chiederla coloro che hanno un’età anagrafica di almeno 63 anni ed una contribuzione di 30/36 anni e che si trovano in una delle seguenti condizioni:
1.Disoccupati senza ammortizzatori con 30 anni di contributi
2.Lavoratori con 30 anni di contributi che assistono familiari di 1°grado con disabilità grave
3.Lavoratori con 30 anni di contributi che presentano un grado di invalidità superiore o uguale al 74%
4.Lavoratori con 36 anni di contributi che svolgono un lavoro ritenuto particolarmente pesante (e lo hanno svolto in via continuativa per almeno 6 anni negli ultimi 7) e cioè:
1. Operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici
2. Conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni
3. Conciatori di pelli e di pellicce
4. Conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante
5. Conduttori di mezzi pesanti e camion
6. Professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni
7. Addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza
8. Professori di scuola pre-primaria
9. Facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati
10.Personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia
11. Operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti
Entro il 15 ottobre l’Inps dovrà comunicare agli interessati accoglimento o il rigetto delle domande.
La platea prevista è di 40.000, le domande oltre 60.000 ed era opinione comune che con una correzione della legge di bilancio potessero essere accolte tutte le istanze presentate, considerando un rigetto medio statistico del 10%.
Invece non sembra che le cose stiano andando in questo modo.. In attesa di notizie ufficiali, dai dati raccolti dai patronati, principalmente l’Inca, sembra che ci si trovi di fronte ad una vera ecatombe delle domande di Ape sociale. Una docciatura addirittura del 70%

Fra le cause di rigetto, la prima in classifica riguarda il riconoscimento dello stato di disoccupazione.

Per l’Inps: anche un giorno di lavoro occasionale, retribuito con voucher, successivo a tale periodo, fa perdere il diritto all’Ape sociale. Nel respingere le domande dimentica che si tratta di un reddito che non incide sullo stato di disoccupazione.
Una contraddizione palese “irrazionale e contraddittoria”, secondo l’Inca, considerando che l’indennità Ape sociale, per espressa previsione di legge, è compatibile redditi da lavoro dipendente o parasubordinato nel limite di 8.000 euro annui e dei redditi di lavoro autonomo nel limite di 4.800 euro annui.
A queste evidenti contraddizioni ci sono anche casi di richieste respinte addirittura “senza o con motivazioni generiche”, comunque tali “ da non consentire al lavoratore di difendersi in modo adeguato, nonostante il diritto del lavoratore di conoscere con precisione le motivazioni
. La situazione si complica ancora di più per le categorie dei lavoratori addetti ad attività gravose e rischiose, le cui richieste di Ape sociale devono ricevere il nulla osta sia del ministero del lavoro sia dell’Inail. Di tutto questo, nelle risposte dell’Inps non c’è traccia. Le motivazioni indicate dall’Istituto sono talmente generiche da costringere gli operatori dei Patronati a cercare di risalire ragioni del rigetto per poter contro dedurre correttamente entro 30 giorni.
Analogamente sono state bocciate le richieste di Ape sociale da parte di chi ha contribuzione versata in paesi esteri.
L’Inps si è limitato a replicare con una nota di poche righe del 12 ottobre scorso, nella quale ha  precisato  di non aver fatto altro che applicare la norma e che le sue circolari applicative, compresa la n.100/2017, quella sui criteri applicativi dell’ape sociale, ha avuto il benestare dei ministeri vigilanti ( cioè Poletti era d’accordo). Controreplica di Poletti, che tradotta significa grosso modo, “visto che  il numero di richieste corrispondono a quelle preventivate, non stare tanto a cercare il pelo nell’uovo e riesamina le domande”. L’Inps sembra aver risposto come Garibaldi, obbedisco. Se così fosse potrebbero essere recuperati i disoccupati che hanno svolto lavori temporanei, alcuni lavoratori impegnati in attività gravose in fase di accertamento INAIL, lavoratori che abbiamo fatto domanda per una salvaguardia-esodati e resi validi i versamenti contributivi effettuati in Paesi UE

E si eviterebbe l’ecatombe, appunto.

 

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